ECONOMIA DOMESTICA

Asa, il conto finale. Urso firma l'accordo: 9 milioni per chiudere una grana lunga quindici anni

Dopo la sequela di tribunali, trattative e colpi di scena, arriva il via libera ministeriale alla soluzione che evita pesanti ricadute sui bilanci di 52 Comuni canavesani. I municipi verseranno 8 milioni, la Regione aggiungerà un contributo da un milione

Ci sono voluti più di dieci anni di carte bollate, sentenze, illusioni, docce fredde e tavoli di trattativa. Ma alla fine il conto è arrivato e ora tocca mettere mano al portafoglio. Otto milioni i Comuni del Canavese, uno la Regione Piemonte. In cambio, la possibilità di mettere la parola fine a una delle vicende più tormentate e potenzialmente devastanti per le casse pubbliche del territorio.

Ieri il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha firmato l’autorizzazione alla transazione tra l’amministrazione straordinaria del Consorzio Asa e i 52 Comuni coinvolti nella procedura. È l’ultimo passaggio ministeriale necessario per rendere operativo un accordo che evita uno scenario che per anni ha fatto tremare sindaci e ragionieri comunali: il rischio di una soccombenza giudiziaria capace di trascinare verso il dissesto una fetta non irrilevante del Canavese.

La firma del Mimit rappresenta il tassello conclusivo di una trattativa che sembrava destinata a non finire mai. Del resto, la storia di Asa accompagna ormai diverse generazioni di amministratori locali. Un macigno che ha pesato sui bilanci comunali, condizionando programmazioni finanziarie e investimenti e lasciando per anni sospeso il timore di un conto finale ben più salato di quello concordato oggi.

La Cassazione e il ritorno al tavolo

A guidare l'amministrazione straordinaria è dal 2010 il professor Stefano Ambrosini, nominato ai tempi del governo Berlusconi dall’allora ministro Claudio Scajola. Fu proprio Ambrosini a mettere sul tavolo l’ipotesi transattiva già diversi anni fa. Ma la vittoria ottenuta dai Comuni in appello aveva convinto molti amministratori che la partita fosse ormai vinta. L’idea di trattare finì così nel congelatore.

Poi arrivò la Cassazione. E con essa la brusca fine delle illusioni. La sentenza favorevole al Consorzio costrinse i sindaci a riaprire il dossier e a tornare al tavolo con il commissario per cercare una via d’uscita che limitasse i danni.

La regia canavesana

Una data, nel lungo percorso che ha portato all’accordo, merita di essere cerchiata in rosso: il 16 dicembre 2024. Alla Reggia di Venaria, durante l’evento “Il Piemonte e i suoi Comuni”, l’europarlamentare Giovanni Crosetto e l’assessora di Rivarolo Alessia Cuffia riuniscono attorno allo stesso tavolo il governatore Alberto Cirio, i suoi più stretti collaboratori e i sindaci dei Comuni coinvolti. È lì che il fronte canavesano espone alla Regione Piemonte il percorso individuato e ottiene il sostegno politico necessario per arrivare al traguardo.

Da quel momento la macchina si mette definitivamente in moto. Sul versante degli enti locali, il ruolo di Cuffia e del sindaco di Rivarolo Martino Zucco Chinà si rivela decisivo. Non soltanto per la funzione di raccordo tra i Comuni, ma anche per la capacità di tenere compatto un fronte tutt’altro che omogeneo. Rivarolo, non a caso, è stata individuata come Comune capofila dell’operazione: sarà Palazzo Lomellini a raccogliere le quote dei 52 enti e a trasferire unitariamente le risorse previste dall’accordo.

Ambrosini convince Roma

Sul fronte opposto Ambrosini ha dovuto spendere tutta la propria autorevolezza per convincere prima il comitato di sorveglianza e poi gli uffici ministeriali che la transazione rappresentasse la soluzione migliore anche per i creditori. Un passaggio tutt’altro che scontato. Eppure il consenso è arrivato non solo dai Comuni e dalla struttura commissariale, ma anche dagli organismi incaricati di rappresentare le ragioni creditorie, segno che i rischi di una prosecuzione della guerra giudiziaria erano ormai evidenti a tutti.

Il fuoco amico

Naturalmente non poteva mancare il tradizionale capitolo dedicato al fuoco amico. Perché se convincere Roma non è stato semplice, talvolta si è rivelato persino più complicato convincere gli alleati. Giovanni Crosetto e Alessia Cuffia, esponenti di Fratelli d’Italia, hanno dovuto attraversare una vera e propria corsa a ostacoli interna al centrodestra. Prima l’interrogazione parlamentare di Augusta Montaruli, vicecapogruppo FdI alla Camera. Poi il question time presentato in Consiglio regionale da Paola Antonetto. Quindi le perplessità espresse dal leghista Fabrizio Ricca, favorevole a una legge speciale anziché all’intervento inserito nella manovra regionale.

Fino all’episodio più gustoso: il tentativo dell’assessore meloniano Maurizio Marrone di frenare in giunta sul milione aggiuntivo che la Regione avrebbe dovuto mettere sul tavolo. Fu allora che Cirio, con quel sarcasmo che ogni tanto gli sfugge, si lasciò andare a una domanda destinata a rimanere negli annali dei retroscena regionali: «Non sarà mica che l’assessore Marrone è contrario perché la proposta arriva dall’onorevole Crosetto?», ovvero dal nipote di cotanto zio che pur essendo cofondatore del partito non appartiene certo al ceppo della fiamma né alla falange di Atreju. Risata generale attorno al tavolo. Con una sola, comprensibile eccezione.

Alla fine, però, la linea favorevole all’accordo ha prevalso. E il contributo regionale da un milione è rimasto in piedi. Una cifra che si aggiungerà agli otto milioni che dovranno essere versati dai Comuni entro il 30 giugno. Solo dopo quel passaggio scatterà formalmente l’intervento della Regione.

L’ultimo miglio

Adesso manca l’ultimo passaggio. Le delibere comunali sono già state approvate, restano da perfezionare gli adempimenti operativi e procedere ai pagamenti. Se il cronoprogramma verrà rispettato, una vicenda che per oltre un decennio ha accompagnato la vita amministrativa del Canavese potrà finalmente essere archiviata.

Non capita spesso che, dopo quindici anni di contenziosi, riescano a dirsi soddisfatti contemporaneamente commissari, creditori, sindaci e Regione. Proprio per questo, dalle parti del Canavese, nessuno sembra avere intenzione di sfidare la sorte. Prima si bonifica il campo minato. Per i brindisi, magari, c’è ancora tempo.

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