RETROSCENA

Buco nero della Sanità in rosso, aut aut all'assessore Riboldi: "Servono interventi strutturali"

Per salvare i conti vengono drenate risorse da tutti gli altri settori. Da Fratelli d'Italia parte l'affondo: "Basta interventi tampone". L'amaro calice tra paste e cioccolatini per il compleanno di Bongioanni. Alla fine Cirio trova la quadra. Confermato Sottile

Bambole, non c’è un euro. E di fronte a una situazione in cui la sanità ha portato le casse del Piemonte – per dirla con una delle metafore bersaniane – non si può certo stare lì a pettinarle, le bambole.

Nessuno, nel corso dell’accesa giunta politica – quasi un gabinetto di emergenza – si è spinto a definire i conti fuori controllo, ma forse è stata soltanto una cautela formale rispetto a un timore diffuso. Perché quella riunione richiesta da due figure pesanti di Fratelli d’Italia come l’assessore all’Agricoltura, Commercio, Sport e Turismo Paolo Bongioanni e il suo collega al Welfare nonché vicepresidente Maurizio Marrone, tutto può essere considerata fuorché un appuntamento di routine.

Sanità pigliatutto (a tutti)

Il fatto stesso che due componenti dell’esecutivo – interpretando il pensiero e le lamentele comuni a tutti i loro colleghi, senza distinzioni di appartenenza politica, di fronte a quelle copiose e forzate trasfusioni di risorse verso la sanità che li hanno lasciati a becco asciutto – abbiano chiesto al presidente Alberto Cirio di discuterne, appunto in sede politica, la dice lunga sul livello di sopportazione raggiunto e sulla necessità di fare chiarezza, ma soprattutto di cambiare rotta.

Quando, alcuni mesi fa, era già evidente la necessità di quel “prelievo forzoso” per far quadrare il bilancio 2025 della sanità, rastrellando 209 milioni che alla fine diventeranno circa 240, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi aveva spiegato che «la scelta della giunta Cirio di integrare ogni anno le risorse del fondo sanitario con fondi propri è dettata dalla volontà di estendere l’offerta di servizi oltre quelli che sarebbero coperti con le sole risorse del fondo nazionale».

Parole da orticaria per assessori che, di lì a poco, si sarebbero visti passare sotto il naso quei soldi destinati ai rispettivi settori. E che ancora oggi devono spiegare a operatori economici, imprese e territori perché i contributi per Commercio, Turismo e Trasporti restano fermi al palo.

«Non possiamo più spendere un euro», ripeteva Bongioanni prima del conclave che aveva tutte le premesse per trasformarsi in un Gran Consiglio, con Riboldi davanti a un ordine del giorno firmato da più di un quadrumviro. E proprio l’assessore finito nel mirino dei suoi Fratelli (e dei cugini di alleanza) ha trascorso una vigilia di tregenda, passando – raccontano più fonti dirette – da una strategia iniziale d’attacco ad atteggiamenti assai più concilianti, quasi remissivi.

Il “federale della sanità”

E avevano un bel dire che «non attacchiamo te, ma il sistema». Quasi la parodia della celebre scena del federale che, preso a botte, si sente dire dal professor Bonafè: “Non picchiavano te, ma la tua divisa”. E lui replica: “Sì, ma nella divisa c’ero io”.

Altra scena, questa vera: manca poco più di un’ora alla riunione di giunta e Riboldi “convoca” i suoi colleghi di partito per una sorta di pre-giunta, forse per sminare più che probabili attacchi. Vanno tutti, tranne uno: Bongioanni è già nella sala dell’esecutivo, con vassoi di paste e cioccolatini per festeggiare il suo compleanno e, forse, per addolcire la cicuta.

Più tardi, quando il titolare della Sanità presenta una sequela di slide con numeri, fatti e progetti – un’interminabile via di mezzo tra le proiezioni delle diapositive di un tempo al ritorno dalle vacanze e la Corazzata Potëmkin – il leghista Matteo Marnati non si trattiene e sbotta paonazzo. La collega di Fratelli d’Italia Marina Chiarelli gratta le ultime scaglie di cioccolato, come hanno fatto con i suoi già non pingui fondi per la Cultura, mentre strabuzza gli occhi anche la matricola del Lavoro Daniela Cameroni.

Evitata l’iperglicemia da dolci, la digestione resta difficile: una gestione della sanità che continua ad assorbire risorse senza che si vedano risultati tangibili. «Mentre continuiamo a mettere personale in strutture dove il privato, in realtà analoghe, ne impiega meno ottenendo maggiore efficienza, nella relazione – apre le fauci il caimano Bongioanni – non vedo traccia di interventi previsti per cambiare rotta».

Slide, proiezione infinita

Nelle slide c’è il costo del personale, passato da 3,136 miliardi del 2023 a 3,398 miliardi dello scorso anno; ci sono le riduzioni del disavanzo delle Asl, tra le quali però cinque non sono riuscite a ridurre il rosso, anzi lo hanno aumentato dal 2024 al 2025. E ci sono gli interventi previsti per quest’anno al fine di contenere i costi: dall’energia (-7 milioni) agli affitti passivi (-5 milioni), passando per la riduzione delle esternalizzazioni, che dovrebbe valere 71 milioni di euro, e altro ancora.

Numeri, dati, previsioni. «Ma quel che serve – è il coro degli assessori – è un piano strutturale. Non si può andare avanti con interventi tampone». La richiesta è quella di un percorso a tappe ben definito per invertire una tendenza che vede aumentare i costi senza che i cittadini percepiscano significativi miglioramenti nei servizi e nelle prestazioni.

“Alberto, tu te ne vai. E noi?”

Una bella gatta da pelare per Cirio, che non può e non deve impallinare il suo uomo alla Sanità, ma deve ascoltare e dare risposte agli altri assessori rimasti a corto di risorse e che, soprattutto, temono di trovarsi presto in una situazione ancora peggiore se non si cambia registro sui conti di quella materia che rappresenta certamente il core business della politica regionale, ma che non per questo può fagocitare tutto il resto.

E poi domani? «Tu l’anno prossimo te ne vai e chi resta?» gli chiede con il sorriso Bongioanni, ben sapendo quanto sia corazzato il governatore anche di fronte a punzecchiature che manderebbero in bestia chiunque altro.

Cirio sa, anzi probabilmente sapeva già prima, dove si sarebbe andati a parare, chiudendo quel gabinetto di guerra intestina nel modo migliore. Dopo le paste per i sessant’anni di Bongioanni, per dirla come la racconta chi c’era, finirà a tarallucci e vino.

La riconferma di Sottile

Anche uno degli effetti collaterali di quelli che sono, e restano, lancinanti mal di pancia ha rischiato di essere la riconferma del direttore regionale Antonino Sottile, seduto accanto a Riboldi durante la proiezione delle slide da lui stesso preparate.

E sarà proprio l’assessore a difenderlo strenuamente dagli attacchi, palesi e meno palesi, come quel sondare da parte di qualcuno la possibilità di riaprire il bando per consentire l’ingresso di chissà chi e piazzarlo al suo posto.

Manovre che non sono sfuggite al governatore, anch’egli – come avevamo già scritto – deciso a mantenere l’attuale direttore, la cui riconferma è prevista, insieme a quella del nuovo direttore della Giunta Angelo Robotto, nella seduta di lunedì. Senza paste, ma con ancora sul tavolo l’irrisolto problema dei conti della sanità.

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