SANITÀ

Alessandria apre la corsa all'Irccs, il Regina Margherita resta al palo 

Il riconoscimento è il primo nei programmi del Piemonte. Iter avviato per il Maggiore della Carità di Novara, ma con l'incognita dei bilanci in rosso. I tempi lunghi dello scorporo dalla Città della Salute e l'accorpamento col Sant'Anna allontanano l'obiettivo

La qualificazione a Irccs dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria, arrivata con la firma del ministro della Salute Orazio Schillaci al termine di un percorso durato anni, rappresenta la prima tappa di una strada imboccata dal Piemonte che dovrebbe condurre ad analoghi riconoscimenti per altre importanti strutture ospedaliere.

I prossimi traguardi, tuttavia, non sembrano così vicini come qualcuno aveva immaginato. In molti casi gli ostacoli non sono pochi né facilmente superabili. Sulla tabella di marcia, il secondo Irccs pubblico del Piemonte – che fino al riconoscimento di Alessandria annoverava soltanto l’Istituto di Candiolo – dovrebbe essere il Maggiore della Carità di Novara.

Il condizionale, però, è più che d’obbligo. Se il direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria novarese, Stefano Scarpetta, sarebbe infatti in procinto di deliberare gli atti necessari da inviare alla Regione Piemonte per poi trasmettere il dossier al ministero, a rappresentare un problema difficilmente risolvibile nel breve periodo sarebbero i conti dell’azienda stessa. Tra i requisiti richiesti per ottenere il riconoscimento di Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico figura, infatti, anche l’equilibrio di bilancio negli ultimi tre esercizi, condizione che l’azienda di Novara, al momento, non sembra poter vantare.

Schermaglie politiche

Sulla vicenda, peraltro, già al momento del varo del nuovo Piano sociosanitario regionale erano emerse posizioni differenti sul piano politico, pur con centrodestra e centrosinistra concordi nell’avviare il percorso verso il riconoscimento. Un riconoscimento che – vale la pena ricordarlo, per Alessandria come per tutte le altre realtà coinvolte – non equivale a un semplice bollino di qualità, ma comporta una profonda trasformazione delle strutture ospedaliere, anche sotto il profilo gestionale e della governance.

All’epoca la maggioranza respinse l’emendamento del consigliere regionale del Pd Domenico Rossi, che chiedeva di non limitarsi a indicare genericamente il futuro Irccs del Maggiore della Carità, ma di specificarne l’ambito di specializzazione nei settori dell’ematologia e dell’immunologia.

Schermaglie politiche che oggi appaiono poca cosa rispetto ai possibili ostacoli – a partire proprio dai bilanci – destinati a rallentare il percorso di quella che, almeno sulla carta, dovrebbe essere la seconda struttura pubblica piemontese a ottenere il riconoscimento.

Tempi lunghi per Fagioli

E non è certo in una posizione migliore l’ospedale che, agli occhi di molti, avrebbe dovuto fare da apripista per colmare un divario che il Piemonte sconta da decenni rispetto a gran parte delle altre regioni italiane, molto più ricche di Irccs: il Regina Margherita.

Polo di eccellenza pediatrica riconosciuto ben oltre i confini regionali, il Regina Margherita ha intrapreso la strada dello scorporo dalla Città della Salute di Torino proprio in vista della trasformazione in Irccs. Un passaggio che oggi appare decisamente meno vicino rispetto alle previsioni iniziali.

L’ospedale che ha nella professoressa Franca Fagioli il proprio deus ex machina e, al tempo stesso, la principale forza propulsiva verso quel riconoscimento che ne rafforzerebbe ulteriormente caratteristiche e ruolo nel sistema sanitario piemontese e nazionale, sta infatti pagando le lentezze e gli intoppi che accompagnano il percorso di separazione dal colosso di corso Bramante e il successivo accorpamento con l’ostetrico-ginecologico Sant’Anna.

Un advisor per Leli

La nuova azienda è stata costituita ed è stata affidata a un direttore, Adriano Leli, approdato da Azienda Zero senza suscitare particolari rimpianti. La rapidità, però, non sembra essere la cifra di una procedura che appare sempre più complessa e destinata a richiedere tempi lunghi.

Anche in questo caso, oltre alle questioni legate al personale, pesano i delicati aspetti economici e contabili connessi al distacco dalla Città della Salute. Tanto che prende sempre più corpo l’ipotesi alla quale starebbero lavorando sia Leli sia il direttore generale di corso Bramante, Livio Tranchida: affidarsi a una primaria società specializzata per gestire un passaggio tanto delicato.

In questo scenario, immaginare tempi brevi per il riconoscimento a Irccs appare ben più che un azzardo. Il divario tra chi, come Alessandria, ha già tagliato il traguardo – pur dovendo ancora completare numerosi passaggi prima di poter considerare conclusa la trasformazione – e chi punta a seguirne il percorso, si sta facendo sensibilmente più ampio rispetto a quanto previsto dai programmi e alle aspettative coltivate negli ultimi anni.

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