Bodrato, una lezione attuale
Giorgio Merlo 08:54 Sabato 13 Giugno 2026
In questi giorni si ricordano, e giustamente, i tre anni della scomparsa del capo e fondatore di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Ma negli stessi giorni della dipartita dell’ex presidente del Consiglio, ci lasciava anche un altro grande leader politico e culturale. Parlo di Guido Bodrato, uno degli ultimi “maestri” del cattolicesimo popolare e sociale del nostro paese. Un politico a tutto tondo ma anche, e soprattutto, un intellettuale prestato alla politica, come si suol dire. Sì perché Bodrato nel suo lungo e coerente percorso politico ed istituzionale non ha mai abbandonato le ragioni più profonde riconducibili alla tradizione, alla storia, al pensiero e alla stessa prassi del cattolicesimo politico italiano.
Un leader naturale figlio di una generazione che ha scoperto e intrapreso l’impegno politico e pubblico partendo da precise e definite radici culturali, sociali, etiche e valoriali. Un leader che, come il suo primo “maestro” e punto di riferimento, Carlo Donat-Cattin, ha individuato nella difesa e nella promozione sociale e politica dei ceti popolari la ragione principale della sua militanza pubblica. Nella corrente, nel partito e poi nelle istituzioni. Nella Democrazia Cristiana prima e nel Partito popolare italiano poi. Al Comune di Torino e poi nel Parlamento. Italiano e, infine, in quello europeo. Oltreché come Ministro in molti governi a cavallo degli anni ’80 e ’90.
Ma, al di là del suo concreto e qualificato impegno politico, culturale ed istituzionale, quello che non possiamo dimenticare - almeno noi cattolici popolari e sociali - di Guido Bodrato sono almeno tre grandi insegnamenti che abbiamo potuto ricevere grazie alla sua costante, coerente e determinata “lezione” politica.
Innanzitutto, la tesi che un esponente politico - qualunque esponente politico - è credibile nella misura in cui è anche espressione di una cultura politica, di un pensiero politico e, soprattutto, di una tradizione culturale. Certo, Bodrato era quasi antropologicamente alternativo rispetto a qualsiasi forma di spettacolarizzazione e di forsennata personalizzazione della politica. Non a caso, è sempre stato un qualificato ed autorevole interprete di una precisa e definita cultura politica. E quello era un richiamo che non si stancava di ripetere anche in una fase politica profondamente diversa rispetto a quella che lo ha visto protagonista indiscusso per molti anni.
In secondo luogo, ha praticato, e non solo predicato, la cosiddetta “cultura del confronto”. Una cultura che non era soltanto un ‘metodo’ ma che, con il suo stile inconfondibile, è sempre stato parte del suo “merito” politico. Non a caso Bodrato è sempre stato un politico stimato all’interno del suo partito, la Democrazia Cristiana e anche, e soprattutto, dai suoi avversari politici. E non solo perché era uno dei più autorevoli esponenti della sinistra Dc ma per quel metodo che lo ha sempre concretamente accompagnato e caratterizzato. Non ragionava, cioè, utilizzando le pregiudiziali dogmatiche, personali o politiche ma individuava, appunto, nel confronto lo strumento decisivo per persuadere gli amici e misurarsi con gli avversari. Sempre e solo sul terreno politico, senza moralismi ed arroganze varie.
In ultimo, ma non per ordine di importanza, credeva in una politica “popolare”. E quindi, e di conseguenza, l’importanza del partito politico caratterizzato da regole democratiche e partecipative al suo interno, la vitalità delle “correnti di idee” presenti nel partito, la concreta militanza, il radicamento territoriale e la rappresentatività sociale degli eletti a qualsiasi livello istituzionale. Di qui la centralità del Parlamento e delle istituzioni rappresentative perché espressione concreta e tangibile di quel pluralismo culturale e sociale che era e resta il fulcro per conservare e rafforzare la “qualità della democrazia”. Qualità della democrazia a cui era quasi dogmaticamente aggrappato negli ultimi anni della sua vita.
Ecco perché la lezione e il magistero politico e culturale di Guido Bodrato conservano una straordinaria attualità e modernità anche nell’attuale fase politica. Dove, purtroppo, causa l’irruzione e la persistenza del populismo, del massimalismo, dell’estremismo e del radicalismo - presenti tanto a destra quanto a sinistra - i criteri e valori che hanno accompagnato la vita politica di uomini come Bodrato stentano ad affermarsi. O meglio, faticano a trovare anche solo una pallida e lontana cittadinanza. Tuttavia, anche solo attraverso la rilettura di un’esperienza come quella di Guido Bodrato noi possiamo ancora dare - come cattolici popolari e sociali - un contributo politico e culturale importante alla vita democratica del nostro Paese.


