ROSSO FISSO

Torino sta ferma. E non paga

Gli effetti del decreto legge governativo arriveranno non prima del 15 maggio. Infatti, il Comune privo di liquidità in cassa non può far fronte ad alcun pagamento anticipato dei propri creditori. Situazione causata dall’elevato indebitamento

Torino always on the move, Torino non sta mai ferma. Era stato lo slogan scelto per le Olimpiadi del 2006 (tuttora ripetuto), anche per sfatare la connotazione da sempre affibbiata ai torinesi di “bugia nen”. Ma questa volta Torino sta ferma e, soprattutto, non paga. In questo momento, non servono le numerose dichiarazioni di vittoria su tutta la linea per i conti comunali, ripetutamente rilasciate dal sindaco Piero Fassino e dai suoi solerti collaboratori. Il decreto-legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri per sbloccare i pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione prevede, infatti, che i Comuni che dispongono di liquidità possano estinguere subito una parte dei loro debiti nella misura del 13% della liquidità presente sui conti di tesoreria al 31 marzo scorso. Ma il Comune di Torino non ha un euro in cassa. Quindi non potrà pagare subito nemmeno un becco d’un quattrino ai suoi creditori.

 

Tra le grandi città, questa è la drammatica situazione di Torino, i cui debiti commerciali ammontano, secondo lo studio de Il Sole24 Ore, a 642,1 milioni. In testa, per risorse disponibili, c’è Milano – che potrà pagare subito debiti per 112,37 milioni -, seguita da Roma, Cagliari, Napoli, Bari, ognuna con possibilità di soddisfare, ancorché parzialmente, qualche suo creditore. Nella graduatoria, Torino è al 109° posto, in compagnia di altre città squattrinate. Tra queste Foggia, Agrigento, Reggio Calabria, Siracusa, Novara.

 

Il Comune di Torino, al pari di quelli senza disponibilità di cassa, dovrà dunque aspettare il 15 maggio per sapere di quali risorse potrà disporre nell’ambito degli spazi che saranno liberati con riferimento al Patto di stabilità. Fino a quella data, i creditori resteranno a bocca asciutta. Per cantare l’inno alla “Gran Torino” non basta il Festival Jazz; si deve aspettare ancora un po’.

 

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