Liste d'attesa da un altro pianeta. Piemonte, parte la sanità spaziale
12:03 Lunedì 15 Giugno 2026Mentre negli ospedali si aspettano mesi per una visita, a Torino si lavora alla medicina delle missioni su Luna e Marte. Dal monitoraggio degli astronauti alle terapie intensive: le tecnologie sviluppate promettono di migliorare anche la cura di tutti i giorni
C'è una sanità che aspetta. E una che corre. La prima è quella che milioni di italiani conoscono fin troppo bene: visite rinviate di mesi, liste d’attesa interminabili, pronto soccorso congestionati e reparti alle prese con una cronica carenza di personale. La seconda, invece, guarda già oltre l’atmosfera terrestre. E, paradossalmente, entrambe passano dal Piemonte.
Può sembrare una provocazione, ma è esattamente quanto è emerso al 26° Convegno Aiic appena concluso a Torino. Mentre negli ospedali si combatte con problemi assai terrestri, sotto la Mole si lavora già alla medicina che accompagnerà il ritorno dell’uomo sulla Luna e, un domani, il viaggio verso Marte. Fantascienza? Fino a un certo punto. Perché molte delle tecnologie sviluppate per mantenere in salute un astronauta potrebbero presto trovare applicazione nelle corsie degli ospedali del Servizio sanitario nazionale.
Dalla Terra alla Luna passando da Torino
La sessione “Sanità e Spazio: il futuro è ora” ha affrontato interrogativi che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati materiale da romanzo di Isaac Asimov: come si cura un equipaggio in assenza di gravità? Come si monitora la salute di chi vive per mesi in una base lunare? Quale ruolo avranno medici, infermieri e ingegneri clinici nelle future missioni spaziali? Domande che oggi sono tutt’altro che teoriche. Il ritorno stabile sulla Luna è già nella fase di progettazione internazionale, mentre l'’obiettivo Marte resta più lontano ma è ormai entrato nell’agenda delle grandi agenzie spaziali.
A raccontare cosa significhi davvero vivere nello spazio è stato uno dei massimi esperti italiani: Paolo Nespoli, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea e della Nasa, che tra il 1998 e il 2018 ha trascorso complessivamente 313 giorni in orbita. “Tutto l’equipaggio deve fare tante cose – ha spiegato – comprese attività che si avvicinano al mestiere del farmacista e dell’infermiere”. A bordo della Stazione Spaziale Internazionale sono disponibili farmaci per i piccoli malesseri e medicinali destinati ad affrontare situazioni più impegnative, sempre sotto il controllo di medici che operano da Terra.
Ma soprattutto, ha ricordato Nespoli, circa la metà degli esperimenti svolti sulla Iss riguarda proprio la ricerca biomedica. Ogni mese gli astronauti aggiornano una cartella clinica personale, vengono sottoposti a controlli completi dello stato di salute e affrontano anche colloqui periodici con uno psicologo. Nulla viene lasciato al caso.
Il corpo umano come laboratorio
Le spiegazioni di Nespoli trovano conferma nelle parole del maggiore Alessandro Scagliusi, medico sperimentatore di volo e capo del Gruppo Fattori Umani del Reparto di Medicina Aeronautica e Spaziale. L’obiettivo è comprendere come il corpo umano reagisca a un ambiente estremo, monitorando l’adattamento del sistema cardiovascolare, dell’apparato muscolo-scheletrico e perfino delle capacità cognitive. Tutto deve diventare dato scientifico: misurabile, trasmissibile e interpretabile anche a migliaia di chilometri dalla Terra attraverso tecnologie affidabili e procedure standardizzate.
Piemonte nello spazio
Se la nuova frontiera sarà la Luna, il Piemonte parte con un vantaggio competitivo non trascurabile. Come ha ricordato Vincenzo Giorgio, vicepresidente di Thales Alenia Space, la presenza permanente sul nostro satellite rappresenta la prossima tappa dell’esplorazione umana, mentre Marte richiederà tempi decisamente più lunghi a causa dei limiti dei sistemi di propulsione e della durata del viaggio.
Ed è proprio il Piemonte a rappresentare il cuore italiano di questa sfida. Qui si concentra gran parte delle attività nazionali legate alla cooperazione spaziale internazionale ed è localizzato il principale polo logistico e ingegneristico sia della Stazione Spaziale Internazionale sia del futuro Lunar Gateway, la stazione orbitante che accompagnerà il ritorno dell’uomo sulla Luna.
Le pmi guardano alle stelle
Dietro questa vocazione non ci sono soltanto i grandi gruppi industriali. Secondo Walter Cugno, vicepresidente del Distretto Aerospaziale Piemonte, il ruolo delle piccole e medie imprese è destinato a diventare decisivo. Sono loro a sviluppare nuove tecnologie, sperimentare terapie innovative in ambito spaziale e trasferire sulla Terra competenze maturate nell'esplorazione extraterrestre. Il Distretto punta proprio a rafforzare la collaborazione tra ricerca biomedica e industria aerospaziale, valorizzando un ecosistema che nel Torinese rappresenta ormai una delle eccellenze europee.
In questo scenario emerge una figura professionale finora poco conosciuta dal grande pubblico: l’ingegnere clinico. Secondo il maggiore Scagliusi è destinato a svolgere un ruolo centrale nell’integrazione tra dispositivi medici, gestione dei dati, sicurezza e decisione clinica. Ed è proprio su questa figura che Aiic ha costruito uno dei progetti più innovativi presentati al convegno.
Navicella spaziale... con le ali
Il progetto si chiama DigySky e rappresenta il primo laboratorio volante italiano dedicato alla simulazione delle condizioni delle missioni spaziali. Per realizzarlo è stato trasformato un normale Piper PA32 in una sorta di navicella sperimentale. Durante i voli effettuati nei cieli di Torino l’aereo ha eseguito le classiche traiettorie paraboliche che consentono di simulare per alcuni secondi l’assenza di gravità, mentre sofisticati dispositivi monitoravano in tempo reale i parametri fisiologici dell'equipaggio sottoposto a forte stress psicofisico.
In questa missione l’ingegnere clinico ha assunto il ruolo di vero e proprio “specialista di missione”, uscendo dall’ambiente ospedaliero per affiancare gli ingegneri aerospaziali nell’allestimento dei dispositivi medici di bordo e nella gestione dell’intero sistema di monitoraggio sanitario.
Dallo spazio alla sala operatoria
Il punto, però, non è mandare gli ingegneri clinici nello spazio. È riportare sulla Terra tutto ciò che lì viene sperimentato. L’obiettivo dichiarato del progetto è infatti trasferire nel Servizio sanitario nazionale i principi degli Human Factors e del monitoraggio avanzato per migliorare sicurezza, organizzazione e affidabilità delle sale operatorie e delle terapie intensive. Una sorta di contaminazione tecnologica, quella che gli esperti definiscono cross-fertilization, già sperimentata con successo in altri settori ad alta complessità.
Come ha spiegato Paolo Pari, storico esponente dell’ingegneria clinica italiana e promotore del progetto, l’ingegnere clinico diventa l’anello di congiunzione indispensabile tra tecnologie, gestione dei dati e sicurezza operativa, una competenza essenziale tanto in una stazione spaziale quanto in un moderno ospedale.
Il progetto DigySky nasce dalla collaborazione tra Aiic, DigiSky – che ha messo a disposizione e trasformato il velivolo sperimentale –, Altec, società torinese che già oggi gestisce le operazioni della Stazione Spaziale Internazionale, l’Istituto di Medicina Aerospaziale e il Distretto Aerospaziale Piemonte. Ma l’ambizione va oltre il singolo esperimento.
Alleanza destinata a crescere
L’obiettivo finale è creare un rapporto stabile tra Aiic e il Distretto Aerospaziale Piemontese affinché gli ingegneri clinici partecipino fin dalle prime fasi di progettazione, modellizzazione e collaudo dei futuri moduli spaziali italiani, contribuendo a definire gli spazi, i sistemi di monitoraggio sanitario e tutte le soluzioni necessarie per garantire la salute degli equipaggi.
Perché se è vero che la sanità italiana continua a fare i conti con problemi molto terrestri, è altrettanto vero che alcune delle risposte potrebbero arrivare proprio da lassù. E, questa volta, il Piemonte prova a giocare la partita in anticipo.


