Ridate il fiasco a Putin e Trump. Botti ancora piene in Piemonte
Stefano Rizzi 15:09 Lunedì 15 Giugno 2026Notevoli giacenze di prodotto allarmano il settore. Pesanti contrazioni per moscato e spumante D'Asti sui mercati russi e statunitensi (ma cresce il mercato della Cina). Le associazioni chiedono l'intervento della Regione. Il Pd incalza Cirio e Bongioanni
Russia e Stati Uniti, moscato e spumante d’Asti. Ai tempi della Cortina di ferro si sarebbe detto che quei due bianchi dividevano gli altrettanti blocchi, con una sorta di Checkpoint Charlie fatto di vigneti nel Sud del Piemonte.
Oggi la pesante contrazione delle esportazioni verso i Paesi che da tempo rappresentano i principali mercati di sbocco, rispettivamente per l’uno e per l’altro prodotto, racconta come il settore vitivinicolo misuri le crisi geopolitiche e i loro effetti non meno del grado alcolico.
Crisi nera per i bianchi
Così, alla botte piena non corrisponde più la proverbiale moglie ubriaca, ma la ben più realistica e preoccupante crisi di una filiera che oggi non intravede una rapida via d’uscita e che, senza interventi di sostegno, rischia di peggiorare ulteriormente.
Le avvisaglie di quanto sta accadendo oggi – con la vendemmia alle porte e giacenze ancora importanti – erano già emerse nei primi mesi dell’anno, quando i dati relativi al 2025 avevano registrato un calo di circa il 9% per l’Asti Docg e flessioni più contenute, ma comunque allarmanti, per il Moscato. Un paradosso, se si considera che proprio sul mercato globale i consumi di questo vino continuano a crescere, trainati soprattutto dalla Cina e da altri Paesi asiatici.
Il Moscato, primo nella vendemmia e primo per quantità prodotta, coinvolge oltre 3 mila aziende tra le province di Cuneo, Asti e Alessandria. Un tempo valeva anche 100 milioni di bottiglie; l'anno scorso la produzione è scesa a 85 milioni e le previsioni per quest'anno restano orientate al ribasso.
Guerre e dazi
Ci sono le guerre, i dazi e le tensioni internazionali. Ma, secondo i produttori, a pesare sono anche le strategie globali delle grandi case spumantiere, che puntano a ridurre sia le rese per ettaro sia il prezzo riconosciuto alle uve.
Le organizzazioni agricole chiedono un patto con il settore industriale per salvare il comparto. E vogliono allargare lo sguardo reclamando dalla Regione interventi ancora più incisivi, compresa la convocazione degli Stati Generali del vino piemontese: istituzioni, produttori e operatori allo stesso tavolo per concordare strategie condivise e di lungo periodo.
Settore in ebollizione
Un comparto che, pur essendo ancora lontano da San Martino ma con uno scenario ormai ben delineato, ribolle, con un occhio rivolto ai mercati esteri e l’altro alle istituzioni, dalle quali si attendono risposte concrete.
Suona quasi come una magra consolazione quella che arriva dai vertici regionali. Il presidente Alberto Cirio e l’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni ricordano all’unisono come il Piemonte sia «l’unica regione d’Italia che cresce nell’export di vino, con un +0,5% nel primo trimestre 2026, a fronte del -8,2% registrato dall’intero Paese rispetto allo stesso periodo del 2025. A livello nazionale superiamo la Toscana e davanti a noi resta soltanto il Veneto».
Il "quasi record" del Piemonte
Per la Regione questo «è un segnale straordinario, la prova che, pur nella complessità della situazione globale, il sistema vino del Piemonte non è rimasto a guardare, ma ha saputo reagire con prontezza, puntando su nuovi mercati e offrendo una produzione capace di intercettarli. Per consolidare e rafforzare ulteriormente questo risultato puntiamo sulle nuove strategie di promozione varate dalla Regione per accompagnare i produttori e sull’attivazione dell’Osservatorio vitivinicolo».
Pd: amaro calice per Cirio
Dagli effetti della politica internazionale alle richieste che arrivano da quella locale. «È urgente un Consiglio regionale straordinario sulla crisi del settore vitivinicolo, al fine di arrivare all’organizzazione degli Stati Generali, durante i quali la Regione dovrà chiarire cosa intende fare e quante risorse è pronta a stanziare per affrontare questa situazione di crisi», scrivono in una nota i consiglieri regionali del Partito Democratico Domenico Ravetti, Mauro Calderoni e Fabio Isnardi.
«Il sommarsi dei dazi americani alle turbolenze dei mercati internazionali ha originato la tempesta perfetta che sta investendo il settore vitivinicolo piemontese, un comparto che vale un miliardo e 428 milioni di euro e conta oltre 7 mila aziende, con una quota significativa di imprenditori under 40», ricorda Ravetti, ribadendo come sia «urgente un serrato confronto in sede istituzionale» e replicando a Cirio e Bongioanni: «Non basta certo rallegrarsi per un +0,5% nella crescita dell’export».


