LA SACRA FAMIGLIA

Elkann, il giorno della verità. Processo o patteggiamento? Madre in aula contro il figlio

Nell'udienza davanti al gup il nipote dell'Avvocato si gioca molto più di un rinvio a giudizio. Margherita si costituisce parte civile, mentre la battaglia sull'eredità Agnelli si proietta sugli equilibri della cassaforte di famiglia. Cosa può succedere in autunno

È il giorno che nessuno, fino a pochi anni fa, avrebbe immaginato. Questa mattina, nell’aula del Tribunale di Torino, il presidente di Stellantis e amministratore delegato di Exor, John Elkann, arriva al passaggio più delicato dell’inchiesta nata dall’esposto presentato dalla madre, Margherita Agnelli de Pahlen. Sul tavolo del giudice dell’udienza preliminare Irene Giani c’è la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura di Torino per i reati contestati, a vario titolo, di dichiarazione fraudolenta, truffa aggravata ai danni dello Stato e falso.

Le ipotesi sono sostanzialmente due. La prima è che il procedimento imbocchi definitivamente la strada del processo. La seconda è che la difesa scelga di percorrere la via del patteggiamento, tentando di chiudere la vicenda senza affrontare il dibattimento. C’è infine una terza ipotesi: l'archiviazione. Uno scenario che, tuttavia, alla luce dell'evoluzione del procedimento e delle decisioni fin qui assunte dai giudici, viene ormai escluso da tutti gli addetti ai lavori.

Più probabile, tuttavia, è che l’udienza odierna si limiti all’esame delle questioni preliminari e venga poi aggiornata all’autunno, concedendo altro tempo ai difensori per definire la strategia processuale. Ma c’è un elemento destinato comunque a cambiare gli equilibri della partita.

Margherita entra nel processo

Margherita Agnelli si costituirà parte civile. Una scelta che, sebbene limitata al reato di falso in atto pubblico (su quelli fiscali l’eventuale danno è indiretto), va ben oltre il profilo simbolico. La costituzione di parte civile le consentirà infatti di partecipare direttamente al procedimento penale, acquisire formalmente tutti gli atti dell’inchiesta (anche se in larga parte sono già nelle sue mani), depositare memorie, indicare elementi di prova, intervenire nelle udienze e reclamare un eventuale risarcimento, destinato inevitabilmente a rafforzare anche la parallela offensiva civile. Potrebbe, ad esempio, chiedere chi ha chiesto a Ferrero e Morone di commettere il falso contestato dalla Procura.

In altre parole, almeno in linea teorica, potrebbe essere proprio la madre a sostenere l’accusa nei confronti del figlio nell’aula del Tribunale torinese. L’immagine del nipote dell’Avvocato seduto sul banco degli imputati mentre la parte civile è rappresentata dalla stessa madre avrebbe un impatto mediatico difficilmente immaginabile.

Dall’esposto all’imputazione coatta

La vicenda nasce dall’esposto presentato nel dicembre 2022 da Margherita Agnelli nell’ambito della lunghissima guerra ereditaria aperta dopo la morte della nonna di John, Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. Secondo l’accusa, la residenza svizzera di Donna Marella sarebbe stata soltanto apparente, mentre il suo effettivo centro degli interessi sarebbe rimasto in Italia. Da questa contestazione discenderebbero sia le presunte violazioni fiscali sia la validità degli atti successori regolati dal diritto svizzero.

La Procura torinese ha quindi contestato, a vario titolo, i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e dichiarazioni fiscali fraudolente nei confronti di John Elkann e dello storico commercialista della famiglia Gianluca Ferrero, oggi anche presidente della Juventus. Nel procedimento confluisce inoltre la posizione del notaio Remo Maria Morone, accusato insieme a Ferrero di avere predisposto documentazione ritenuta non veritiera relativa alla Dicembre, la storica cassaforte della famiglia Agnelli. L’inchiesta si è sviluppata attraverso più filoni investigativi, destinati oggi a essere riuniti in un unico procedimento.

I no che hanno cambiato tutto

Per mesi sembrava che il procedimento potesse concludersi senza arrivare a processo. Dopo aver versato circa 183 milioni di euro tra imposte, interessi e sanzioni all’Agenzia delle Entrate per chiudere ogni pendenza fiscale relativa alla successione, John Elkann aveva chiesto di accedere alla messa alla prova. Gianluca Ferrero aveva invece proposto il patteggiamento di una pena pecuniaria. La stessa Procura aveva espresso parere favorevole alla messa alla prova di Elkann e aveva chiesto l’archiviazione di parte delle contestazioni.

A ribaltare completamente il quadro sono stati però due provvedimenti dei giudici torinesi. Prima il gip Antonio Borretta, respingendo in parte la richiesta di archiviazione e disponendo la cosiddetta imputazione coatta per due capi d’accusa relativi alle dichiarazioni fiscali 2019 e 2020, ritenendo che non fossero assorbiti dalla contestata truffa ai danni dello Stato. Successivamente il gip Giovanna Di Maria ha respinto la richiesta di messa alla prova, rimettendo gli atti alla Procura. Da qui la nuova richiesta di rinvio a giudizio che oggi arriva davanti al gup Giani.

La strategia della difesa

La scelta processuale di John Elkann sarà inevitabilmente osservata anche sotto il profilo industriale e societario. L’apertura di un processo penale rappresenterebbe infatti un problema non soltanto sul piano dell’immagine. Un eventuale giudizio potrebbe avere riflessi sulla permanenza in alcuni consigli di amministrazione internazionali, a partire da Meta, oltre che alimentare inevitabili interrogativi sulla governance di Stellantis ed Exor. Proprio per questo il patteggiamento resta una delle ipotesi sul tavolo, anche se qualsiasi decisione potrebbe essere rinviata di qualche mese in attesa dell’evoluzione del procedimento.

La guerra per la Dicembre

Il procedimento penale rappresenta soltanto una parte di uno scontro molto più vasto. Parallelamente continua infatti la battaglia civile che potrebbe ridefinire gli assetti della Dicembre, la società semplice che controlla la Giovanni Agnelli B.V. e, a cascata, tutte le società e le partecipazioni dell’impero, per un patrimonio complessivo valutato intorno ai 33 miliardi di euro. Verosimilmente non intaccare il controllo ma alterare l’assetto proprietario,

Proprio su questo terreno si è consumato di recente un confronto pubblico tra il collegio difensivo di John Elkann e lo Spiffero, con uno scambio di lettere, precisazioni, repliche e controrepliche incentrate proprio sulla reale consistenza dei diritti vantati da Margherita Agnelli.

Secondo i legali del presidente di Stellantis, la posizione di controllo di John sarebbe inattaccabile grazie alle donazioni ricevute da Gianni Agnelli e successivamente da Donna Marella, oltre allo statuto della Dicembre che dal 1999 gli attribuisce poteri particolarmente ampi e alla cessione volontaria delle quote effettuata da Margherita nel 2004.

Di segno diametralmente opposto la ricostruzione della madre. Secondo i suoi avvocati, se dovessero essere dichiarati inefficaci gli accordi del 2004, se venissero invalidate le cessioni delle quote della Dicembre e se fosse riconosciuta l’applicabilità del diritto italiano alla successione di Donna Marella, gli equilibri societari potrebbero essere completamente ribaltati.

Il versante svizzero

A rafforzare la posizione processuale di Margherita è arrivata anche la recente decisione del Tribunale di Thun. Il giudice svizzero ha infatti dichiarato di non essere competente sul procedimento riguardante la residenza di Donna Marella Caracciolo, lasciando aperta la strada alla giurisdizione italiana.

È un passaggio che si inserisce perfettamente nella linea della Procura torinese, secondo cui la vedova dell’Avvocato avrebbe mantenuto per anni il proprio effettivo centro degli interessi in Italia e non nel Cantone di Berna.

La questione della residenza resta infatti il presupposto da cui dipendono tanto il procedimento penale quanto la complessa battaglia civile destinata a decidere chi controllerà davvero il cuore dell’impero costruito dagli Agnelli.

Molto più delle accuse

Qualunque sia la decisione assunta oggi, il procedimento non riguarda soltanto la contestazione di alcuni reati tributari. Sul banco c’è una vicenda destinata a incidere contemporaneamente sul diritto penale, sul diritto successorio, sulla fiscalità internazionale e soprattutto sugli equilibri di governance del principale gruppo industriale italiano.

Perché se il processo dovesse davvero aprirsi, nell’aula di Torino non si discuterà soltanto della residenza di Donna Marella o delle dichiarazioni fiscali contestate. Si consumerà anche l’ennesimo, clamoroso capitolo della guerra che da oltre vent’anni divide la dinastia Agnelli. E, per la prima volta, potrebbe accadere con Margherita Agnelli seduta in aula non più soltanto come madre, ma come parte civile contro il proprio figlio.