Tav, i gufi tornano a svolazzare. "Nessun allarme, si va avanti"
Davide Depascale 14:36 Lunedì 22 Giugno 2026Dopo il vertice di Chambéry il fronte contrario intona (l'ennesimo) de profundis per la Torino-Lione: fondi insufficienti e cantieri a rischio. Ma il presidente della Cig Foietta smentisce ogni ipotesi di stop: "Lavori in linea con il cronoprogramma, primo treno nel 2033"
I rubinetti sono chiusi, l’opera non s’ha da fare. Ma, ancora una volta, i sostenitori della Torino-Lione respingono al mittente gli uccelli del malaugurio. Il Movimento No Tav torna all’attacco sulla fattibilità della linea ferroviaria ad alta velocità e lo fa agganciandosi all’ultima riunione della Conferenza intergovernativa (Cig), tenutasi il 17 giugno al Castello dei Duchi di Savoia di Chambéry.
La replica del presidente della Cig, Paolo Foietta, non si è fatta attendere: «Il solito messaggio distorto dei sabotatori. I lavori procedono regolarmente e saremo pronti per il 2033».
La versione dei No Tav
Secondo il comunicato diffuso dal Presidio Europa No Tav, dall’incontro sarebbe emerso un quadro finanziario preoccupante, tale da mettere in discussione la prosecuzione dei lavori della galleria di base. Al centro della contestazione c’è l’ipotesi che la società italo-francese Telt possa in futuro ricorrere anche a capitali privati assistiti da garanzie europee. Magari, verrebbe da dire.
«Una tale costosa e rischiosa ipotesi di finanziamento potrebbe forse essere praticabile per un progetto redditizio – scrivono i No Tav – ma non è ancora stato dimostrato che la galleria del Moncenisio produrrà utili tali da coprire i costi di gestione». Il movimento richiama anche il precedente del Brennero, dove gli accordi tra Italia e Austria prevedevano il coinvolgimento di capitali privati «che non si sono mai presentati».
La replica di Foietta
Una ricostruzione che Foietta definisce «parziale e fuorviante». Il presidente della Commissione intergovernativa Italia-Francia ricorda che «la riunione del 17 giugno è stata un incontro positivo, volto alla ricerca di soluzioni, durante il quale tutte le parti hanno ribadito il loro impegno per la realizzazione dell'opera».
Sul fronte economico, Foietta sottolinea come «l’Unione europea abbia confermato la disponibilità a coprire il 50% dei costi dell’opera», mentre per quanto riguarda il cantiere della sezione transfrontaliera ribadisce che «i lavori procedono secondo il cronoprogramma», senza alcun ritardo rispetto all’obiettivo di mettere in esercizio la linea nel 2033. «Nessun dramma», taglia corto, liquidando le preoccupazioni sollevate dai No Tav come «il solito pretesto dei sabotatori».
Il nodo francese
Foietta non nega il ritardo accumulato dalla Francia nella realizzazione delle linee di accesso, ma sostiene che questo non comprometterà l’utilità dell'infrastruttura fin dalla sua apertura. Nella fase iniziale il traffico merci si attesterà intorno ai 12 milioni di tonnellate annue, anziché ai 21 milioni previsti a regime, con circa 100 treni al giorno invece dei 150 programmati.
«Si tratta comunque di oltre tre volte il traffico ferroviario attuale», osserva, ricordando inoltre che «dal 2033 il collegamento tra Torino e Parigi consentirà di risparmiare circa un'ora di viaggio, riducendo la percorrenza a poco più di quattro ore».
Le incognite sul finanziamento
Durante la riunione di Chambéry il rappresentante della Commissione europea, Mathieu Grosch, aveva effettivamente richiamato la necessità di individuare strumenti finanziari aggiuntivi nella fase conclusiva dell’opera, quando entreranno in funzione tutte le frese di scavo.
«Non bisogna contare solo sugli Stati e sull’Europa per finanziare spese di questa portata», aveva spiegato, ipotizzando il possibile ricorso anche a risorse private garantite dalla Commissione europea. Anche la responsabile della delegazione francese, Josiane Beaud, ha confermato il ritardo di circa dieci anni nella realizzazione delle linee di accesso sul versante francese, con l'avvio della fase costruttiva «difficilmente prima del 2038».
Elementi che il Movimento No Tav interpreta come il segnale di un’opera destinata a rallentare, ma che, secondo la Commissione intergovernativa, riguardano esclusivamente modalità di finanziamento e tempi delle infrastrutture di accesso francesi, senza mettere in discussione il completamento della galleria di base né il cronoprogramma della tratta internazionale.


