CHE CALDO CHE FA

Piove col contagocce, fiumi a secco: il Piemonte fa la danza della pioggia

Temperature fino a 5-6 gradi sopra la norma, precipitazioni in calo del 44%, Po a -46% e Sesia a -67%. La Regione torna a fare i conti con una crisi ormai strutturale, affrontata ancora una volta con Osservatori e tavoli. Servono interventi organici come in altri Paesi

È bastato il primo weekend d’estate perché tornasse in scena un copione ormai fin troppo conosciuto. La Regione Piemonte riapre l’Osservatorio sull’emergenza idrica, convoca un tavolo dedicato al Lago Maggiore e ricomincia a monitorare una siccità che, a forza di ripresentarsi ogni anno, ha smesso da tempo di essere un’emergenza. È diventata la normalità. E le normalità, per definizione, si affrontano con opere, non soltanto con cabine di regia. Chissà, di questo passo arriverà anche la danza della pioggia.

La decisione è stata presa dall’assessore all’Ambiente Matteo Marnati dopo l’ultimo bollettino idro-meteorologico di Arpa Piemonte, che fotografa una regione sempre più assetata. «Il quadro è chiaro: mancano le piogge, le temperature sono ben sopra la media e i nostri fiumi, a partire dal Po, e le falde stanno pagando dazio», spiega Marnati. Con le nuove ondate di calore, aggiunge, «la situazione idrologica è destinata a peggiorare». Da qui la scelta di riattivare l’Osservatorio regionale per seguire costantemente l’evoluzione dello scenario estivo e di istituire un tavolo specifico dedicato al Lago Maggiore.

Una crisi ormai cronica

I dati di Arpa lasciano poco spazio all’ottimismo. Nell’ultimo mese le precipitazioni sono risultate inferiori del 44% rispetto alla media climatica del periodo 1991-2020. Tutto il Piemonte è interessato dal deficit pluviometrico, con punte del 50% nelle aree settentrionali e orientali. Anche il bilancio dell’anno idrologico resta in rosso: manca all’appello il 23% delle precipitazioni rispetto alla norma, mentre dall’inizio dell’anno solare il deficit si attesta comunque intorno al 6%. Le condizioni di siccità, da lievi a moderate, sono ormai diffuse e trovano origine soprattutto nelle scarse piogge cadute tra marzo e aprile.

Nemmeno il clima ha dato una mano. Nonostante un inizio di mese relativamente fresco, maggio si è chiuso con una temperatura media superiore di 1,1 gradi rispetto alla norma climatica ed è risultato il settimo maggio più caldo degli ultimi settant’anni in Piemonte, complice l’impennata delle temperature registrata nell’ultima decade.

Il caldo ha accelerato anche la fusione della neve. Le riserve idriche superficiali accumulate sotto forma di neve, insieme agli invasi e al Lago Maggiore, risultano inferiori del 31% rispetto ai valori normali del periodo, soprattutto per effetto della drastica riduzione dell’innevamento sulle Alpi occidentali e settentrionali.

Fiumi e falde in sofferenza

La situazione dei corsi d’acqua è altrettanto critica. Il Sesia registra una portata media inferiore del 67% rispetto ai valori storici. Tanaro, Varaita e Toce viaggiano con deficit attorno al 50%, mentre il Po, alla chiusura del bacino piemontese, segna una portata inferiore del 46% rispetto alla media.

Anche le falde superficiali mostrano segnali di sofferenza. In molte aree il livello dell’acqua si è abbassato oltre i valori abituali e, in alcuni casi, la profondità della falda supera quella registrata nel 75% delle osservazioni storiche, un indicatore che potrebbe preannunciare l’insorgere di condizioni di criticità.

Giugno non cambia la musica

Neppure il mese in corso sta invertendo la tendenza. Fino alla scorsa settimana le precipitazioni risultavano inferiori del 50% e lo stesso vale per le portate dei corsi d’acqua. I bacini maggiormente in sofferenza sono quelli a sud del Po. Negli ultimi sette giorni la temperatura media è stata di 18,1 gradi, circa 2 gradi oltre la norma, mentre sul bacino del Po sono caduti appena 5 millimetri di pioggia. Lo stato idrico resta normale tra Novarese, Vercellese, Canavese e Valli di Lanzo, ma è già in lieve deficit nell’ovest della regione e moderatamente deficitario nel Cuneese e nell’Alessandrino.

Le previsioni di Arpa indicano inoltre un ulteriore peggioramento: questa settimana sono attese anomalie termiche di 4-5 gradi sopra la media, la prossima addirittura di 5-6 gradi, con precipitazioni assenti o comunque inferiori alla norma e una disponibilità idrica destinata a ridursi ulteriormente, soprattutto nelle aree occidentali e nel Cuneese.

Monitorare serve. Ma non basta più

Riaprire l’Osservatorio è certamente utile. Così come convocare tavoli tecnici e seguire quotidianamente l’evoluzione della situazione. Il punto, però, è un altro. Se la siccità arriva puntuale ogni estate, non è più un’emergenza ma una condizione strutturale con cui fare i conti. E le condizioni strutturali si affrontano con infrastrutture, non soltanto con il monitoraggio.

Altrove il dibattito è già andato oltre. Nei Paesi Bassi il Delta Programme pianifica da anni la gestione della risorsa idrica con un orizzonte di decenni, integrando invasi, ricarica delle falde, pianificazione territoriale e adattamento climatico. In Belgio sono stati avviati programmi specifici di water retention, cioè di trattenimento dell’acqua nel territorio, per affrontare insieme siccità e alluvioni. La Spagna, dopo le crisi idriche degli ultimi anni, continua a investire in nuovi bacini di accumulo, riuso delle acque reflue e interconnessione delle reti idriche. In Francia si stanno moltiplicando i bacini artificiali destinati all’agricoltura, mentre anche in Italia il Piano nazionale delle infrastrutture idriche punta su nuovi invasi, riduzione delle perdite di rete e recupero delle acque piovane.

Anche il Piemonte, sulla carta, dispone di diversi progetti: nuovi invasi, potenziamento di quelli esistenti, efficientamento irriguo e maggiore capacità di accumulo. Molti, però, attendono ancora di uscire dalla fase delle autorizzazioni o procedono con tempi incompatibili con un clima che cambia molto più rapidamente della burocrazia.

Perché ormai la domanda non è se la prossima estate sarà siccitosa. Quasi certamente lo sarà. La vera domanda è se il Piemonte voglia continuare a inaugurare ogni giugno un Osservatorio sull’emergenza per certificare che ogni anno piove poco oppure iniziare finalmente a inaugurare qualche cantiere.

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