La Tav corre sul campo minato: fronte Appendino-Grimaldi
16:42 Martedì 23 Giugno 2026Sbloccati 56 milioni per le opere compensative della Torino-Lione e si apre il confronto sulla tratta Avigliana-Orbassano. Ma M5s e Avs rilanciano l'offensiva No Tav, il Pd abdica alla sua cultura di governo e l'Alta Velocità diventa una mina sotto il campo largo
Mentre le ruspe avanzano, il campo largo rischia di deragliare. La Torino-Lione torna a essere la faglia che divide il centrosinistra proprio nel giorno in cui il Governo sblocca oltre 56 milioni di euro per le opere compensative attese da due anni dai Comuni della Valle di Susa. Da una parte i cantieri che procedono e le risorse che finalmente arrivano. Dall’altra il Movimento 5 Stelle che rispolvera la bandiera No Tav, Avs che rincara la dose e un Pd sempre più silenzioso, quasi intimidito dagli amministratori valsusini che ormai parlano il linguaggio degli oppositori dell’opera.
Quasi in contemporanea, Chiara Appendino e Marco Grimaldi e il movimento No Tav rialzano la testa, evocano costi fuori controllo, ritardi francesi e perfino lo spettro di un’opera destinata a non vedere mai la luce. Un’offensiva che mette in un angolo il Pd, sempre più silenzioso e sempre meno disposto a difendere una delle infrastrutture simbolo del centrosinistra riformista.
Arrivano i soldi
Era dal marzo 2024 che i sindaci della Valle aspettavano il via libera alle nuove compensazioni. La settimana scorsa il commissario governativo Calogero Mauceri aveva anticipato una prima tranche da 15 milioni. Ieri il Consiglio dei ministri ha fatto di più, approvando il decreto Infrastrutture che autorizza una spesa complessiva di 56,2 milioni tra il 2026 e il 2029: 50 milioni destinati a 32 opere nei Comuni maggiormente interessati dai lavori – da Susa a Bussoleno, da Chiomonte fino a Giaglione – e altri 6,2 milioni per interventi logistici e di supporto nei territori di Salbertrand e Chiomonte.
Un provvedimento accolto con evidente soddisfazione dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, costretto nei mesi scorsi a un poco invidiabile mea culpa per i ritardi accumulati proprio sulle compensazioni. Soddisfazione condivisa anche dal capogruppo della Lega alla Camera e leader del partito in Piemonte Riccardo Molinari, secondo cui il decreto rappresenta “la volontà del Governo di dare risposte concrete ai territori” e conferma il ruolo sempre più strategico della Valle nei collegamenti europei. Per la deputata Elena Maccanti si realizza invece un principio rivendicato da tempo: le grandi opere devono procedere insieme agli investimenti per le comunità che le ospitano.
Nelle prossime settimane il Comitato di supporto alla tratta internazionale, coordinato dalla Regione Piemonte, dovrà decidere le modalità di erogazione dei contributi, valutando se trasferirli direttamente ai Comuni oppure attraverso gli uffici regionali. L’assessore regionale alle Infrastrutture strategiche Enrico Bussalino parla di “opere concrete per i cittadini” e annuncia procedure rapide affinché le amministrazioni possano avviare gli interventi.
La tratta Avigliana-Orbassano
Parallelamente procede anche il confronto sulla tratta nazionale Avigliana-Orbassano, circa 23 chilometri destinati a collegare il tunnel di base con il nodo torinese. Proprio ieri, al Grattacielo della Regione, Bussalino ha riunito il Comitato di supporto istituito a marzo. Rfi ha illustrato le ipotesi di cantierizzazione e raccolto le osservazioni degli enti locali, concentrate soprattutto su viabilità, aree di cantiere, gestione delle terre di scavo, mitigazioni ambientali, monitoraggio di aria e acque, rumore, vibrazioni e tutela delle attività economiche.
Il confronto continuerà nei prossimi mesi con tavoli specifici dedicati anche alle opere compensative, alle risorse idriche, al consumo di suolo e al monitoraggio ambientale. Sullo sfondo prende corpo anche l'ipotesi di una seconda partita di compensazioni per la tratta italiana, che potrebbe aggirarsi intorno ai 60 milioni di euro.
Il riflusso No Tav
Mentre il Governo accelera, dall’altra parte riparte la consueta rtumba No Tav. Il Movimento 5 Stelle prova a trasformare la Torino-Lione nel nuovo collante dell’opposizione e lancia un messaggio neppure troppo velato agli alleati. “Siamo sempre stati l’unica forza politica coerentemente contraria al Tav”, rivendicano i parlamentari Chiara Appendino, Antonino Iaria ed Elisa Pirro, la capogruppo a Palazzo Lascaris Sarah Disabato e gli altri rappresentanti piemontesi pentastellati, invitando “tutto il campo largo” ad assumere una posizione netta contro l’opera.
Per i Cinque Stelle dalla riunione della Commissione intergovernativa di Chambéry sarebbero emerse conferme alle loro tesi: costi in aumento, tempi destinati a slittare fino addirittura al 2045 e necessità di ricorrere anche a capitali privati. Di qui la richiesta di fermare almeno la tratta Avigliana-Orbassano, dal costo stimato di 3 miliardi contro appena 800 milioni oggi disponibili, destinando invece quelle risorse al completamento della metropolitana torinese.
Sulla stessa linea si colloca Alleanza Verdi e Sinistra. Il vicecapogruppo alla Camera Marco Grimaldi e la capogruppo in via Alfieri Alice Ravinale hanno depositato interrogazioni in Parlamento e in Consiglio regionale sostenendo che i costi della sola tratta internazionale siano ormai lievitati del 127%, superando i 14 miliardi, e chiedendo perché il Governo continui a considerare prioritaria la Torino-Lione nonostante i ritardi francesi.
Le parole di Chambéry
A dare fiato alle proteste sono state anche le parole pronunciate a Chambéry dal coordinatore europeo del Corridoio Mediterraneo, Mathieu Grosch, che ha richiamato la necessità di individuare strumenti finanziari ulteriori rispetto ai tradizionali contributi statali ed europei per completare l'intero sistema delle tratte di accesso.
Parole immediatamente trasformate dal movimento No Tav nella prova di un presunto collasso finanziario dell’opera. Una lettura che il presidente italiano della Commissione intergovernativa, Paolo Foietta, liquida senza mezzi termini come “una bufala”. Nessun rischio di stop al tunnel di base, ha spiegato proprio allo Spiffero Foietta, ricordando che il tema affrontato a Chambéry riguarda il completamento delle linee di accesso, indispensabili affinché la nuova infrastruttura possa svolgere la propria funzione. Del resto, osserva, senza quelle tratte “il tunnel sarebbe come un ponte senza le rampe”. E soprattutto ricorda come senza la Torino-Lione sarebbe impossibile rispettare gli obiettivi europei di trasferimento del traffico merci dalla gomma al ferro previsti dalla Convenzione delle Alpi e dal Green Deal.
Il campo minato
Il vero nodo, però, è politico. Perché se M5s e Avs tornano apertamente all’offensiva, il Pd appare sempre più afono. Sono lontani i tempi di Sergio Chiamparino e Stefano Esposito, quando il Partito democratico difendeva senza tentennamenti la Torino-Lione. Oggi, soprattutto tra gli amministratori della Valle e persino dentro Palazzo Lascaris, prevalgono distinguo, silenzi e perfino ammiccamenti al fronte No Tav.
Lo dimostra anche la recente presa di posizione dell’Unione Montana Valle Susa, guidata dal sindaco dem di Caselette Pacifico Banchieri, che dopo la riunione con Bussalino ha definito il progetto “inadeguato” chiedendone il ritiro e sostenendo che le risorse dovrebbero essere dirottate sul trasporto pubblico locale e sulle linee della metropolitana torinese. Una posizione che rappresenta lo stato del Pd a trazione Elly Schlein, un partito che preferisce inseguire gli umori del massimalismo piuttosto che rivendicare una delle poche grandi opere strategiche per il Piemonte. Un opportunismo che rischia di costargli molto più di qualche voto in Valle.
In fondo non è una novità. Da sindaca la Appendino tentò di sfilare Torino dall’Osservatorio Tav e trasformò l’analisi costi-benefici voluta dall’allora ministro Danilo Toninelli nell’arma per bloccare l’opera. Oggi quella stessa battaglia torna a essere il terreno su cui il Movimento prova a ricostruirsi una verginità e magari pure a dettare la linea al campo largo.
Sempre che non ci sia dell’altro. Perché l’offensiva di Appendino, da sempre meno entusiasta di Giuseppe Conte dell’alleanza con il Pd (anche nella versione edulcorata che ne fa l’ex premier di “campo progressista”) lascia spazio anche a un interrogativo: la Tav è soltanto il bersaglio oppure anche lo strumento per rendere più accidentato il cammino della coalizione? Con una differenza rispetto al passato: questa volta l’obiettivo non è solo di bloccare la Torino-Lione ma quello di fermare, ancora prima, il campo largo stesso.


