Blackout, turisti in fuga da Torino. Gli albergatori presentano il conto a Lo Russo
10:35 Mercoledì 24 Giugno 2026Dopo dodici interruzioni in un giorno, 25 ore senza elettricità ad Aurora e Palazzo Civico rimasto senza luce, gli ospiti anticipano la partenza, prenotazioni cancellate. Federalberghi minaccia una class action. Figuraccia alla vigilia del Kappa FuturFestival
C’è voluto che si spegnessero anche le luci di Palazzo Civico perché il bello addormentato si decidesse ad aprire gli occhi. Fino a quel momento non erano bastati dodici interruzioni in una sola giornata, venticinque ore senza corrente a Borgo Aurora, diciassette a Mirafiori, semafori fuori uso, ascensori bloccati e commercianti costretti a gettare la merce scongelata. Ora il sindaco Stefano Lo Russo promette il pugno duro con Ireti, la società del gruppo Iren che gestisce la rete, brandendo un’ordinanza “contingibile e urgente”.
Mentre il primo cittadino fa la faccia cattiva il conto dei danni continua a salire. E adesso a presentarlo non sono più soltanto i residenti esasperati o le opposizioni, ma uno dei settori su cui la città ha costruito buona parte della propria narrazione: il turismo.
Chi paga i danni?
A lanciare il grido d’allarme è Federalberghi Torino. E il tono è quello di operatori a dir poco esasperati dai continui disservizi. Gli hotel parlano di una situazione “ormai insostenibile”, con ospiti che anticipano la partenza, prenotazioni cancellate, richieste di rimborso, personale costretto a gestire emergenze continue e servizi essenziali paralizzati. Perché un blackout in un albergo non significa semplicemente spegnere una lampadina: significa reception in tilt, climatizzazione fuori uso, ascensori bloccati, cucine ferme, frigoriferi a rischio, spa inutilizzabili, sistemi informatici compromessi, ricariche elettriche impossibili e problemi di sicurezza.
Il presidente Fabio Borio mette il dito nella presa: “Le nostre imprese stanno vivendo un incubo”, dice, chiedendo non nuove rassicurazioni ma “soluzioni operative immediate” e soprattutto di sapere chi pagherà gli ingenti danni subiti dalle aziende. Perché le promesse non rimborsano le camere disdette. Da qui la minaccia di avviare una class action se non arriveranno risposte rapide e concrete.
Kappa al buio?
Il calendario, poi, rende tutto ancora più delicato. Tra pochi giorni Torino ospiterà il Kappa FuturFestival, appuntamento capace di richiamare decine di migliaia di visitatori da tutto il mondo. Il rischio è che la cartolina della città dell’innovazione, della smart city e della capitale dei grandi eventi venga oscurata – letteralmente – da una rete elettrica che continua a cedere proprio quando il caldo aumenta e i condizionatori entrano in funzione.
È il paradosso di una città che investe milioni per attrarre turismo internazionale e poi rischia di perdere credibilità perché non riesce a garantire nemmeno la continuità dell’energia elettrica. Una metropoli che parla di transizione ecologica, mobilità elettrica e innovazione digitale, salvo ritrovarsi con ascensori fermi, semafori spenti e alberghi costretti a spiegare agli ospiti perché non funziona neppure l’aria condizionata.
L’azionista beffato
In questo scenario, il risveglio di Lo Russo assume quasi i contorni del ravvedimento. Dodici mesi fa, dopo un’estate segnata dagli stessi identici problemi, il sindaco aveva convocato i vertici di Iren, ottenendo rassicurazioni, piani di investimento e promesse di una rete più resiliente. Dodici mesi dopo, con la città nuovamente al buio, quelle rassicurazioni si sono dissolte insieme alla corrente.
Così il primo azionista della multiutility si ritrova oggi a firmare un’ordinanza contro la società di cui il Comune è il principale socio pubblico. Un cortocircuito politico prima ancora che elettrico. Perché se il sindaco deve imporre con un provvedimento urgente ciò che avrebbe dovuto pretendere attraverso il normale rapporto con la partecipata, significa che qualcosa si è inceppato molto prima dei trasformatori.
E mentre Palazzo Civico prova finalmente a battere un colpo, il turismo passa dalle parole alle carte bollate. Segno che il tempo delle promesse, come la pazienza di molti torinesi, si è ormai esaurito. E che, se la corrente continua a saltare, stavolta potrebbe spegnersi anche una parte della reputazione internazionale della città.


