L'Autonomia frana sulla Sanità. Piemonte sotto esame a Roma
Stefano Rizzi 12:00 Giovedì 25 Giugno 2026Dopo l'entusiasmo per la firma delle pre-intese, per le quattro Regioni del Nord si apre la verifica. Dossier al setaccio dal Servizio parlamentare di Bilancio. Numerosi i rilievi mossi alla Lombardia. A breve toccherà ai documenti preparati al grattacielo
Il sistema con cui ogni anno vengono ripartite tra le Regioni le risorse destinate a finanziare i servizi sanitari non garantisce che a ciascuna arrivino tutti i fondi necessari ad assicurare ai cittadini le prestazioni dovute. Anzi, il criterio dei costi standard, sul quale si fonda il riparto del Fondo sanitario nazionale, non è di per sé finalizzato a garantire i Livelli essenziali di assistenza (Lea).
È questo il rilievo più pesante contenuto nelle osservazioni del Servizio del Bilancio della Camera e del Senato, che mette nero su bianco quanto da tempo molti sostengono e apre una serie di interrogativi destinati a complicare il cammino dell’autonomia differenziata intrapreso dalle prime quattro Regioni – Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte – proprio sulla materia più delicata: la sanità.
Dossier fotocopia
Il primo dossier esaminato dal Servizio del Bilancio (struttura di supporto ai parlamentari, distinta dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che è invece un organo indipendente) è stato quello della Lombardia. Considerato, però, che gli altri tre sono sostanzialmente analoghi e che quello del Piemonte, a detta di più di un tecnico, è praticamente una fotocopia, è facile prevedere che gli stessi rilievi, ancorché forse accentuati dalla ben meno florida situazione finanziaria rispetto al sistema lombardo, finiscano presto anche sulla documentazione predisposta al grattacielo.
La circostanza non è di poco conto perché i tecnici parlamentari non si limitano a chiedere chiarimenti, ma osservano in più punti come le richieste formulate dalle Regioni siano spesso troppo generiche per consentire una valutazione attendibile della loro effettiva portata e delle conseguenze finanziarie e organizzative che potrebbero produrre.
La firma a Palazzo Chigi
La soddisfazione e l'entusiasmo che avevano accompagnato, lo scorso 18 febbraio, la firma delle pre-intese a Palazzo Chigi da parte di Alberto Cirio, insieme ai colleghi Marco Bucci, Attilio Fontana e Alberto Stefani, potrebbero presto restare soltanto un felice ricordo. Il percorso, infatti, sembra presentare nuove difficoltà e, comunque, appare tutt’altro che in discesa.
Quella formalmente definita “Tutela della salute” (limitatamente al coordinamento della finanza pubblica) è, insieme a Protezione civile, Professioni e Previdenza complementare integrativa, una delle quattro materie per le quali non sono previsti i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e che, pertanto, seguono un iter più rapido, tanto da essere state immediatamente imboccate dal quartetto del Nord.
Tariffe e sanità privata
Entrando proprio nei dettagli di questa competenza per la quale viene richiesta una maggiore autonomia, il Servizio del Bilancio, con riferimento alle tariffe per il pagamento delle prestazioni erogate dalla sanità privata accreditata, osserva non solo che la possibilità di aumentare tali tariffe è già prevista, pur essendo vietata alle Regioni che non si trovano in equilibrio di bilancio (come il Piemonte), ma sottolinea anche la necessità di ulteriori chiarimenti in merito alla sostenibilità dei conti.
Se, come appena evidenziato, questo aspetto esclude già a priori il sistema sanitario piemontese a causa della sua drammatica situazione finanziaria, un’altra questione aperta riguarda i fondi sanitari integrativi. Salutando la firma a Palazzo Chigi, il neogovernatore del Veneto aveva rimarcato l’importanza di questa nuova possibilità, sostenendo che “porterà 300 milioni in più alla sanità della nostra regione”. Una previsione presto cavalcata – e forse anche sognata – pure al grattacielo del Lingotto, visti quegli schemi a ciclostile presentati al Governo.
Fondi integrativi
Sulla “facoltà di istituire e gestire fondi sanitari integrativi”, i tecnici del Servizio del Bilancio di Montecitorio e Palazzo Madama annotano che “appare necessario acquisire elementi volti a escludere che l’eventuale ampliamento del ricorso a tali strumenti, in conseguenza delle nuove prerogative regionali, possa determinare minori entrate”.
E se questo rilievo viene rivolto alla Lombardia, che certo non naviga in cattive acque, è facile immaginare cosa potrebbero sentirsi dire i dirigenti del Piemonte, la cui missione romana è prevista nel giro di poche settimane.
Il ruolo di apripista svolto dalla Regione guidata da Fontana risulta utile, per le altre, anche in relazione a uno dei passaggi che compare pure nel documento del Piemonte e che riguarda la gestione degli investimenti.
Edilizia sanitaria
Di fronte alla richiesta di poter “gestire in autonomia le risorse trasferite dallo Stato per gli investimenti sul patrimonio edilizio e tecnologico”, i tecnici del Parlamento osservano che “appare opportuno precisare quali ulteriori funzioni o margini di autonomia verrebbero attribuiti alla Regione e in che misura risulterebbero modificati i poteri di indirizzo e verifica esercitati a livello centrale a garanzia dei livelli essenziali di assistenza”.
Ulteriori richieste di chiarimento riguardano anche il personale, sul quale le quattro Regioni chiedono maggiore autonomia nell’impiego delle risorse finanziarie destinate alle assunzioni o all’incremento delle prestazioni aggiuntive.
Ma i dubbi non si fermano qui. In più punti il Servizio del Bilancio evidenzia come nelle pre-intese non siano chiarite neppure le modalità con cui verrebbe garantito il rispetto degli equilibri della finanza pubblica e quale sarebbe l’effettivo impatto delle nuove competenze sui conti dello Stato. Un’assenza che, inevitabilmente, finisce per alimentare ulteriori perplessità.
Dal grattacielo al Parlamento
Insomma, sembra essercene d'avanzo per prevedere ulteriori, e non semplici, passaggi lungo una strada salutata pochi mesi fa forse con eccessivo entusiasmo. Se a Roma si è già iniziato a fare le pulci alla Lombardia, le cui casse – comprese quelle della sanità – sono tutt’altro che malmesse, per il Piemonte l’esame potrebbe rivelarsi ancora più severo. Senza contare quei compiti copiati.
C’è poi un elemento politico destinato a pesare non poco. Finora l’autonomia differenziata era apparsa soprattutto una partita tra Governo e Regioni. I rilievi del Servizio del Bilancio mostrano invece che il Parlamento non sembra intenzionato a limitarsi a un passaggio notarile. L’esame delle singole competenze richieste promette di essere molto più rigoroso del previsto. E per chi sperava in una rapida formalità, il viaggio verso l’autonomia potrebbe rivelarsi assai più accidentato.


