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Piemonte, 604 evasori fantasma e frodi per 64 milioni

In un anno e mezzo oltre 41.500 interventi delle Fiamme Gialle: 50 milioni sequestrati agli evasori, 140 milioni di danno erariale contestato, migliaia di controlli sul Pnrr e 185 milioni di prodotti contraffatti ritirati dal mercato. Il bilancio della Guardia di Finanza

Quando un territorio cresce, investe e produce valore, finisce inevitabilmente sotto i riflettori. Non soltanto degli imprenditori, ma anche di chi cerca scorciatoie: evasori, riciclatori, truffatori, organizzazioni criminali pronte a trasformare denaro sporco in capitali apparentemente puliti.

È il rovescio della medaglia di un Piemonte che continua a essere uno dei motori economici del Paese. E sono proprio le Fiamme Gialle a descrivere questa dinamica nel bilancio dell’attività svolta tra il 2025 e i primi cinque mesi del 2026, presentato oggi a Torino nella sede del Comando regionale di corso IV Novembre in occasione del 252° anniversario della fondazione del Corpo.

Per capire la dimensione del fenomeno basta scorrere il taccuino. Tra il 2025 e i primi cinque mesi del 2026 si contano oltre 41.500 interventi e 2.850 indagini: un’attività che va dagli evasori fantasma alle frodi sul Pnrr, dal riciclaggio ai capitali sporchi, fino alla contraffazione e al traffico di droga.

Gli evasori fantasma

La categoria più difficile da individuare è quella di chi, almeno sulla carta, non esiste. Nel periodo preso in esame la Guardia di Finanza ha scoperto 604 evasori totali, contribuenti completamente sconosciuti all’amministrazione finanziaria, e ha individuato 2.787 lavoratori in nero o irregolari. Accanto ai controlli fiscali sono state sviluppate 715 indagini di polizia giudiziaria che hanno portato alla denuncia di 1.570 persone per reati tributari, con 27 arresti.

Il risultato economico dell’attività investigativa è altrettanto significativo: oltre 50 milioni di euro sequestrati quale profitto di evasione e frodi fiscali e 8,2 milioni di crediti d’imposta inesistenti bloccati prima che potessero trasformarsi in denaro pubblico indebitamente incassato. Non è soltanto una questione di repressione. È il tentativo di riportare nelle casse dello Stato risorse che qualcuno aveva già considerato definitivamente proprie.

Seguire i soldi del Pnrr

Se una volta bastava seguire il denaro, oggi bisogna rincorrere anche i finanziamenti pubblici. Con il Pnrr che continua a riversare miliardi sui territori, una parte crescente dell’attività delle Fiamme Gialle si concentra proprio sulla correttezza della spesa.

Sono stati 3.414 gli interventi effettuati per verificare contributi, finanziamenti e appalti pubblici, dei quali 1.086 dedicati specificamente ai progetti finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. I controlli hanno riguardato investimenti per oltre 324 milioni di euro.

Il bilancio racconta che le frodi ai danni dello Stato e dell’Unione europea hanno superato i 64 milioni di euro, mentre nelle 438 indagini concluse sul fronte della responsabilità amministrativa sono stati contestati danni erariali superiori ai 140 milioni. Soldi pubblici che, nelle intenzioni della Guardia di Finanza, devono arrivare ai destinatari legittimi e non alimentare rendite illecite.

Malacarne in cravatta

La criminalità economica ormai raramente si presenta con il volto della violenza. Molto più spesso entra nei bilanci delle aziende, acquista quote societarie, finanzia attività apparentemente rispettabili e altera la concorrenza. Per questo il contrasto al riciclaggio continua a essere una delle priorità del Corpo. Nel periodo considerato sono stati effettuati 3.130 interventi antiriciclaggio, con 486 persone denunciate e sequestri patrimoniali per oltre 26 milioni di euro.

È proprio questo il terreno su cui insiste il comandante regionale Giovanni Avitabile. Il Piemonte e la Valle d’Aosta, osserva, sono territori “evoluti dal punto di vista sociale ed economico”, caratterizzati da un livello di legalità elevato e da una notevole capacità di resilienza. Una qualità che produce sviluppo, ma anche un inevitabile effetto calamita. “Dove c’è ricchezza la criminalità è attratta e noi dobbiamo cercare in qualche maniera di contenerla”, spiega il generale. Da qui l’attenzione alle infiltrazioni di “capitali poco puliti” che cercano di inserirsi nell'economia legale, alterando il mercato e falsando la concorrenza.

Dal falso made in Italy alla droga

L'attività della Guardia di Finanza non si ferma ai reati fiscali. Nel periodo analizzato sono stati sequestrati oltre 185 milioni di prodotti contraffatti o comunque non sicuri, con 462 persone denunciate. Parallelamente il contrasto ai traffici illeciti ha portato al sequestro di oltre 374 chilogrammi di sostanze stupefacenti, confermando come la tutela dell’economia passi anche dalla repressione dei mercati illegali che spesso alimentano la criminalità organizzata.

Soccorso alpino

Non soltanto verifiche fiscali, sequestri e indagini. Tra i compiti della Guardia di Finanza c'è anche quello del soccorso in montagna. Nel 2025 il Soccorso Alpino del Corpo ha effettuato 314 interventi, mettendo in salvo 338 persone e recuperando 70 salme. Nei primi cinque mesi del 2026 gli interventi sono già 121, con 238 persone soccorse e 26 recuperi. Una pagina diversa dello stesso bilancio operativo, meno legata ai reati e più al servizio diretto delle comunità alpine.

Recuperare quello che è stato sottratto

Durante la cerimonia per il 252° anniversario della fondazione del Corpo, Avitabile ha definito quella del finanziere “non solo un mestiere, ma una missione”. Una missione che richiede “professionalità, aggiornamento continuo, studio e apertura al confronto”, ma anche “dedizione, spirito di sacrificio e generosità”.

Il comandante ha ricordato l’ampiezza del dispositivo che opera tra Piemonte e Valle d’Aosta, un territorio che comprende due regioni e nove province, ribadendo l’impegno profuso anche sul fronte dell’evasione fiscale internazionale. “Ce l’abbiamo messa tutta per salvaguardare questo importantissimo territorio contro tutte le aggressioni e le minacce della criminalità economica”, ha detto.

Ma la frase che sintetizza meglio la filosofia del Corpo viene pronunciata alla fine del suo intervento. L’obiettivo, spiega, non è semplicemente denunciare chi sbaglia. È “riportare nelle casse dello Stato ciò che chi si è comportato male gli ha sottratto”. Una definizione che, più dei numeri, racconta il senso di un’attività destinata a restare tanto più intensa quanto più un territorio continua a produrre ricchezza.

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