FINANZA & POTERE

Fondazione CrCuneo con l'acqua alla Gola

Mandato lungo bocciato, l'investimento nella Stampa, la partita del direttore generale e la nuova sede. Gli attacchi non arrivano più solo dagli avversari, ma da quel mondo politico e istituzionale che ha accompagnato l'ascesa del presidente. Nostra inchiesta

Le crepe non si vedono ancora dalla strada. Ma dentro e fuori Palazzo Vitale il rumore si sente, eccome. Non è una sola vicenda a complicare la presidenza di Mauro Gola, ma la loro impressionante concentrazione. Il mandato lungo respinto dal Consiglio generale su precisa indicazione degli enti designanti. L’investimento nella nuova proprietà della Stampa che continua ad alimentare polemiche bipartisan. La delicata scelta del successore del direttore generale. Il progetto di una nuova sede che divide prima ancora che se parli. E una recente nomina, a presidente di Cdp Reti, che segna un salto non solo nelle ambizioni ma anche nelle relazioni di potere.

Presi uno per volta sono dossier. Mettendoli insieme diventano il racconto del momento più difficile vissuto finora dal presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Con una differenza rispetto al passato tutt’altro che secondaria: a esprimere perplessità non sono più soltanto gli avversari della prima ora, ma anche una parte di quel mondo che ne aveva costruito la vittoria.

Vicende che messe insieme, restituiscono l’immagine di una presidenza che, a poco più di due anni dall’insediamento, appare improvvisamente costretta sulla difensiva. Non perché sia venuta meno l’autorevolezza dell’istituzione. La Fondazione CrC continua a essere la terza fondazione bancaria del Piemonte e una delle prime dieci d’Italia, con un patrimonio che sfiora i due miliardi e una capacità di orientare investimenti, sviluppo, cultura e welfare che pochi altri soggetti possono vantare.

Un presidente nel mirino

È il presidente a essere diventato il centro del dibattito. E la novità non è questa. La novità è da dove arrivano le critiche. Perché se nel 2024, quando Gola conquistò Palazzo Vitale dopo una lunga e complicata trattativa politico-istituzionale, a contestarne la nomina erano soprattutto gli sconfitti di quella partita, oggi a manifestare insofferenza sono amministratori, rappresentanti istituzionali e pezzi di quel sistema che ne avevano accompagnato la designazione. È un cambio di scenario tutt’altro che irrilevante.

Lo si è visto con la clamorosa bocciatura del progetto di allungare da quattro a sei anni il mandato del presidente e del Consiglio generale, sfruttando la possibilità prevista dall’Addendum Acri. Un’ipotesi sulla quale Gola aveva lavorato a lungo, convinto che una governance più stabile avrebbe garantito continuità all’azione della Fondazione ma soprattutto l’avrebbe reso una sorta di monarca assoluto

Il territorio l’ha pensata diversamente. Sono stati proprio i sindaci dei Comuni designanti – guidati da Patrizia Manassero (Cuneo), Alberto Gatto (Alba) e Luca Robaldo (Mondovì) – a fermare quella che, ai loro occhi, rischiava di trasformarsi in una riduzione del peso degli enti locali nei futuri assetti. Il parlamentino ha recepito quella posizione e il “supermandato” è finito in archivio. Non solo una sconfitta, ma un preciso messaggio politico.

L’avventura (pericolosa) nell’editoria

Quasi contemporaneamente è esplosa la vicenda dell’ingresso della Fondazione nel capitale della nuova società editrice del quotidiano torinese. Un’operazione da tre milioni di euro che ha provocato un effetto probabilmente inatteso: mettere d’accordo la sinistra radicale e Fratelli d’Italia, il deputato Marco Grimaldi e il presidente provinciale di FdI William Casoni, consiglieri comunali del Pd e il presidente dell’Atl Langhe Monferrato Roero Mariano Rabino. Tutti con accenti diversi. Tutti, però, ponendo la stessa domanda: è davvero questo il mestiere di una fondazione bancaria?

Du Cirio is megl che uan

Mentre quella polemica continua a crescere, dentro Palazzo Vitale si gioca una partita ancora più delicata: la scelta del successore del direttore generale Roberto Giordana. Il nome di Giuliana Cirio continua a circolare con insistenza. Nessuno mette in discussione il curriculum della direttrice di Confindustria Cuneo. A far discutere è il contesto: il lungo rapporto professionale con Gola, il cognome che la lega al presidente della Regione e una procedura di selezione che, secondo alcuni osservatori, appare molto vicina, troppo all’universo confindustriale.

Una sede aulica

E come se non bastasse, si apre il capitolo della futura sede della Fondazione. Palazzo Vitale non basterebbe più. Nel mirino sarebbe finito l’ex palazzo della Prefettura, oggi di proprietà del costruttore e immobiliarista Osvaldo Arnaudo, detto “Marmurin” l’equivalente piemontese del romanesco palazzinaro. Un’operazione che, ancora prima dei soldi, ha fatto nascere una domanda: davvero la Fondazione deve comprare da un privato un immobile di rappresentanza quando possiede già importanti beni immobiliari, a cominciare dall’ex Frigorifero Militare acquistato proprio per diventare un grande polo culturale? E per di più trattare con chi è stato in passato in affari con lo stesso presidente?

Inchiesta a puntate

Ciascuna di queste vicende meriterebbe un approfondimento. Ed è esattamente quello che faremo. Perché il punto non è stabilire chi abbia ragione o torto. Il punto è capire se esista un filo che tiene insieme il mandato lungo, la Stampa, il direttore generale, il nuovo palazzo e i rapporti sempre più complicati con gli stakeholder istituzionali della Fondazione.

Un filo che porta inevitabilmente a una ultima domanda, quella centrale. Che cosa sta succedendo davvero dentro la Fondazione Crc? Da domani lo Spiffero proverà a ricostruirlo, documento dopo documento, decisione dopo decisione, protagonista dopo protagonista. Perché, quando il principale centro di potere economico e istituzionale della Granda attraversa una stagione tanto delicata, limitarsi ai comunicati ufficiali significa raccontare soltanto una parte della storia. (continua)

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