Fisco, il conto di fine mese: 22,9 miliardi. Piemonte tra le regioni più virtuose, ma l'evasione costa ancora oltre 7 miliardi
09:56 Sabato 27 Giugno 2026Entro martedì le imprese dovranno versare quasi 23 miliardi tra Ires, Irap e Irpef. La Cgia: pressione fiscale tra le più alte d'Europa, ma il recupero dell'evasione tocca il record storico. Calabria, Puglia e Sicilia con un elevato tax gap
Per le imprese italiane il 30 giugno non è soltanto una scadenza fiscale. È il giorno in cui devono trovare quasi un punto di Pil da trasferire nelle casse dello Stato. Entro fine mese, infatti, il sistema produttivo verserà complessivamente 22,9 miliardi di euro tra Ires, Irap, Irpef e relative addizionali. Una delle più pesanti concentrazioni di imposte dell’intero anno fiscale, che arriva in una fase nella quale molte aziende continuano a fare i conti con problemi di liquidità.
Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, non è escluso che molti contribuenti decidano di sfruttare le possibilità di rinvio previste dalla normativa, accettando però il pagamento delle relative maggiorazioni. Per milioni di piccole attività soggette agli Isa è inoltre prevista la possibilità di versare entro il 20 luglio senza interessi oppure entro il 19 agosto con una maggiorazione dello 0,8%.
L’Ires pesa per oltre due terzi
La parte più consistente del gettito arriverà dall’Ires, l’imposta sulle società di capitali, che da sola vale 15,8 miliardi di euro. Seguono 5,1 miliardi di Irap, 1,8 miliardi di Irpef e poco più di 200 milioni tra addizionali regionali e comunali. Numeri che dimostrano quanto il mese di giugno rappresenti ancora oggi il momento fiscalmente più impegnativo per il mondo produttivo.

Italia quinta in Europa per pressione fiscale
A rendere ancora più pesante il conto contribuisce una pressione fiscale che continua a collocare l’Italia ai vertici europei. Nel 2025 il peso complessivo delle imposte ha raggiunto il 43,1% del Pil, quinto valore più elevato dell’Unione europea. Peggio fanno soltanto Francia, Danimarca, Belgio e Austria.
Il confronto con i principali concorrenti economici è impietoso: la Germania si ferma al 41,8%, la Spagna addirittura al 38,1%, mentre la media dell’Unione europea è del 40,7%. Tradotto in termini concreti, gli italiani lavorano mediamente 157 giorni l’anno per pagare il fisco, contro i 149 della media europea.

L’altra faccia della medaglia
Se da una parte il peso fiscale resta elevato, dall’altra cresce con forza il recupero dell’evasione. Nel 2025 Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate-Riscossione hanno incassato 36,2 miliardi di euro, il valore più alto mai registrato. Dal 2022 il recupero è aumentato di quasi il 44%, grazie soprattutto alla diffusione della fatturazione elettronica, dello split payment, dell’invio telematico dei corrispettivi e delle procedure di compliance che hanno spinto molti contribuenti a regolarizzare spontaneamente la propria posizione.
Il record del recupero non cancella il problema strutturale. Secondo le stime del Ministero dell’Economia, il tax gap italiano ammonta ancora a 107 miliardi di euro l’anno, pari al 12,1% del gettito teorico. Le regioni con la maggiore propensione all’evasione sono Calabria, Puglia e Sicilia, mentre se si guarda ai valori assoluti è la Lombardia a sottrarre più risorse all’erario con 17,7 miliardi, seguita dal Lazio con 12 miliardi e dalla Campania con quasi 10.

Piemonte virtuoso
Il Piemonte si colloca nella parte virtuosa della classifica nazionale, pur con numeri che restano tutt’altro che trascurabili. Secondo l’elaborazione della Cgia, nel 2023 il gettito tributario e contributivo evaso nella regione è stato pari a 7,168 miliardi di euro. La quota di economia non osservata rappresenta il 10,2% del valore aggiunto regionale, mentre la propensione all’evasione è del 10,9%, vale a dire circa undici euro sottratti al fisco ogni cento teoricamente dovuti.
Un dato sensibilmente migliore rispetto alla media italiana (12,1%) e distante dai livelli del Mezzogiorno, dove la propensione all’evasione arriva al 17,7%, ma ancora superiore a quello delle regioni più virtuose del Nord come Lombardia (8,7%), Trentino-Alto Adige e Veneto.

La sfida passa dai dati
Per la Cgia la strada non è aumentare indiscriminatamente i controlli, ma utilizzare meglio le enormi quantità di informazioni già disponibili all’Amministrazione finanziaria.
Incrocio delle banche dati, analisi dei flussi finanziari e strumenti digitali consentono infatti di concentrare l’azione sui fenomeni più rischiosi: frodi Iva, utilizzo di crediti fiscali inesistenti, indebita percezione di contributi pubblici, fittizie residenze fiscali all’estero e occultamento di patrimoni oltreconfine. Una strategia che punta a colpire gli evasori riducendo al tempo stesso gli adempimenti per imprese e cittadini che rispettano le regole.


