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Pozzolo resta a piedi: ritirata la patente all'onorevole pistola

Sospesa per un anno la licenza di guida al deputato vannacciano, risultato positivo all'alcoltest dopo l'incidente sulla superstrada Biella-Cossato. Un nuovo capitolo giudiziario e amministrativo dopo lo sparo di Capodanno a Rosazza, che gli costò l'espulsione da FdI

La patente gli è stata ritirata per un anno. Per Emanuele Pozzolo arriva il primo provvedimento amministrativo conseguente all'incidente avvenuto all'inizio di giugno sulla superstrada Biella-Cossato, quando il deputato era risultato positivo all'alcoltest. La Prefettura di Biella ha infatti disposto la sospensione della licenza di guida per dodici mesi, raddoppiando il periodo minimo previsto dalla normativa.

Il deputato vercellese ex Fratelli d’Italia, oggi esponente di Futuro Nazionale, residente in Valle Cervo, era uscito di strada all’inizio di giugno sulla Biella-Cossato mentre rientrava da un pranzo con l’ex parlamentare leghista Cristina Patelli. Nell’incidente non riportò conseguenze, così come il cane che viaggiava con lui a bordo della Mercedes. Ben diverso, invece, l’esito dei controlli eseguiti dalla Polizia Stradale: l’alcoltest evidenziò un tasso alcolemico superiore a un grammo per litro di sangue, oltre la soglia di 0,8 che fa scattare la rilevanza penale della violazione.

Fin da subito Pozzolo ha respinto l’ipotesi che la causa dell'incidente fosse lo stato di ebbrezza, attribuendo l’uscita di carreggiata al violento temporale che in quel momento stava interessando il Biellese. «Ho fatto acquaplaning dopo aver preso una pozzanghera. Sono stato fortunato», aveva dichiarato, aggiungendo che «non avrei dovuto guidare con quelle condizioni meteo dopo pranzo».

I prossimi passaggi

La sospensione della patente rappresenta soltanto il primo effetto amministrativo della vicenda. Nei prossimi mesi il deputato dovrà infatti sottoporsi alla visita della Commissione medica locale, chiamata a verificare la permanenza dei requisiti psicofisici necessari per la guida.

Al termine del periodo di sospensione, qualora non scelga strumenti alternativi previsti dall’ordinamento, come la messa alla prova – che può estinguere il reato e ridurre anche la durata della sospensione, ma è utilizzabile una sola volta nella vita – e nel caso venga ritenuto responsabile dell’incidente, Pozzolo dovrà affrontare anche la revisione della patente. Non un nuovo esame di guida, ma un ulteriore accertamento sanitario e psicologico prima di poter tornare al volante.

Resta inoltre da capire se il parlamentare futurista darà seguito alle minacce di azioni legali annunciate sui propri profili social contro chi lo aveva definito «alterato» o addirittura «ubriaco» dopo l’incidente. Al momento non risultano denunce presentate in tal senso.

Dallo sparo di Rosazza all’addio a FdI

La vicenda dell’incidente arriva dopo una lunga stagione di problemi giudiziari e politici che hanno profondamente segnato il percorso del deputato. Il nome di Pozzolo è infatti indissolubilmente legato allo sparo esploso nella notte di Capodanno del 2024 durante una festa organizzata nei locali della Pro Loco di Rosazza, alla presenza di diversi esponenti di Fratelli d’Italia, tra cui l’allora sottosegretario Andrea Delmastro. In quell'occasione un colpo partito dalla pistola di proprietà del parlamentare ferì a una gamba Luca Campana, genero del capo della scorta di Delmastro.

Pozzolo ha sempre sostenuto di non essere stato lui a impugnare l’arma al momento dello sparo, ma il procedimento giudiziario si è comunque concluso, in primo grado, con una condanna a un anno e tre mesi per porto abusivo di armi, pena sospesa. Campana, nel frattempo risarcito, ha ritirato la querela per le lesioni.

Sul piano politico quella vicenda ha provocato la definitiva rottura con Fratelli d’Italia. Dopo l’espulsione dal partito, Pozzolo è confluito nel Gruppo Misto e successivamente ha aderito al progetto di Roberto Vannacci, diventando il primo parlamentare a sposare ufficialmente Futuro Nazionale e assumendone il coordinamento piemontese.

Aveva definito il generale «il Charles de Gaulle italiano», spiegando di riconoscersi in una «comunanza di idee» e individuando in lui «un punto di riferimento per una reazione del buonsenso». Un percorso politico che ora si intreccia con una nuova vicenda giudiziaria e amministrativa, destinata ad accompagnarlo ancora per molti mesi.

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