FINANZA & POTERE

Gola profonda in Fondazione CrC: selezione "domestica" per la Cirio

Il nuovo direttore generale ancora non c'è, ma intorno alla successione è già scoppiata la guerra. Procedure contestate, una candidatura che tutti danno per favorita e un "contentino" che, raccontano, non sarebbe bastato. E un presidente nell'angolo

Se la vicenda della Stampa è esplosa pubblicamente, quella del nuovo direttore generale si sta consumando quasi interamente tra i corridoi di Palazzo Vitale. E, fuori dalle stanze ovattate del potere cuneese, ai tavolini di Arione e del Nazionale, dove nella centralissima piazza Galimberti il tam tam delle indiscrezioni rincorre e spesso anticipa la realtà. Una partita meno rumorosa, ma non per questo meno delicata. Anzi.

Dal primo aprile la Fondazione CrC è senza il suo storico direttore generale. Roberto Giordana, classe 1959, è andato in pensione dopo aver accompagnato l’ente per oltre un decennio fin dalla sua istituzione, attraversando tre presidenze e rappresentando uno dei pochi punti di continuità in una governance attraversata da inevitabili sobbalzi politici.

Scegliere il successore significa decidere chi, molto più del presidente, guiderà quotidianamente la macchina della Fondazione, ne costruirà gli indirizzi operativi, seguirà i bandi, i rapporti con il territorio e l'attuazione delle strategie. Una scelta che, inevitabilmente, pesa quanto e forse più della nomina dello stesso presidente. E proprio qui sono iniziati i primi malumori.

Il nome sulla bocca di tutti

A Cuneo nessuno finge di non sapere quale sia la candidatura in rampa di lancio. È quella di Giuliana Cirio, da dieci anni direttore generale di Confindustria Cuneo. Manager stimata, profonda conoscitrice del sistema economico provinciale, professionista sulla cui preparazione nessuno, neppure tra i critici, solleva obiezioni. Il punto non è lei, ma il contesto.

Gola e Giuliana Cirio hanno lavorato fianco a fianco negli anni della presidenza dell’attuale numero uno della Fondazione alla testa degli industriali della Granda. Un rapporto professionale consolidato, costruito in anni di collaborazione quotidiana, una coppia e che si ricomporrebbe immutata nel sancta sanctorum del vero potere cuneese.

Poi c'è il cognome. E, in una provincia dove i cognomi pesano parecchio, far finta che non conti sarebbe esercizio di ingenua ipocrisia. Giuliana Cirio è la sorella maggiore del presidente della Regione, Alberto. Circostanza che nulla dice sulle sue qualità professionali, ci mancherebbe. Ma la politica raramente si nutre soltanto di curriculum. Vive di percezioni, di coincidenze, di relazioni e di opportunità. E così la domanda ha cominciato a rimbalzare con una certa insistenza: se quel cognome fosse stato un altro, la candidatura avrebbe avuto lo stesso percorso?

E poi c’è un altro intreccio che tutti conoscono e che inevitabilmente finisce per alimentare ulteriori dicerie. È noto il rapporto di profonda amicizia che lega da anni le famiglie Cirio e Guido Crosetto. Il ministro della Difesa non è soltanto il padrino di battesimo del primogenito del governatore, ma è pure uno dei principali supporter di Giuliana. Un sostegno che il gigante di Marene esercita anche attraverso il cugino Luca Crosetto, presidente della Camera di Commercio di Cuneo e successore dello stesso Gola alla guida dell’ente camerale, e di un buon numero di consiglieri. Sarà pure che tutto il mondo è paese ma a Cuneo prima ancora dei curriculum si conoscono i cognomi.

Una selezione “domestica”

Se fosse dipeso da Gola, probabilmente la partita del nuovo direttore generale si sarebbe giocata tutta nelle stanze di via Roma. L’idea iniziale, secondo quanto riferiscono più fonti, era quella di pubblicare un semplice avviso per raccogliere le candidature e poi individuare, con l’eventuale supporto di qualche consigliere di fiducia, la rosa finale dalla quale pescare il prescelto. In questo caso la prescelta.

A quel punto, però, qualcuno avrebbe ricordato a Gola che la Fondazione CrC non è Confindustria e che il direttore generale non è una scelta rimessa alla sola volontà del presidente. Lo statuto assegna agli organi della Fondazione un ruolo preciso e quella nomina, per quanto apicale, non può essere gestita come una designazione fiduciaria. È per questo che, alla fine, si è deciso di ricorrere a una procedura di selezione esterna. Una scelta che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto mettere al riparo la nomina da contestazioni. Ma che, paradossalmente, ha finito per alimentarne di nuove.

Molti si aspettavano il ricorso a una delle grandi società specializzate nell’executive search, i cosiddetti head hunter internazionali che normalmente seguono la ricerca di figure così strategiche. Non è andata così. La Fondazione ha scelto WST - Studio Associato Servizi Professionali Integrati (con il partner Renato Martorelli), che per la selezione si è avvalso della consulenza della dottoressa Francesca Puddu della Boniardi & Partners, società specializzata nella ricerca e selezione di personale manageriale.

Tutto perfettamente legittimo. Ma, ancora una volta, è il contesto a far discutere. Boniardi & Partners collabora frequentemente con Unimpiego Confindustria, la società di intermediazione del lavoro del sistema confindustriale, occupandosi proprio di profili manageriali e tecnici destinati alle imprese associate. Formalmente, nulla da eccepire. Ciò che continua ad alimentare dubbi è il perimetro entro il quale si è sviluppata. «Molto domestica», la definisce qualcuno, alludendo a un circuito di rapporti e conoscenze che coincide quasi perfettamente con quello frequentato da Gola negli anni alla guida di Confindustria.

La selezione si è chiusa il 21 aprile. Adesso bisogna decidere. E ogni settimana che passa alimenta nuove indiscrezioni.

Il “contentino” del Cda Stampa

Nel frattempo Giuliana Cirio è entrata, in quota Confindustria, nel consiglio di amministrazione della nuova società editrice della Stampa. Una coincidenza? Una scelta destinata a valorizzarne il profilo? Oppure il segnale che la corsa verso Palazzo Vitale si sia nel frattempo complicata?

Negli ambienti confindustriali della Granda questa vicenda viene letta anche in un altro modo. La nomina nel cda della Busiarda viene interpretata da alcuni come una sorta di compensazione, se non addirittura un “risarcimento”, dopo il progressivo raffreddarsi della prospettiva di approdare alla direzione generale della Fondazione.

Presidente maldestro

Il problema, però, è che quel presunto “contentino”, raccontano le stesse fonti allo Spiffero, potrebbe non essere bastato. Perché Giuliana Cirio non avrebbe affatto archiviato l’idea di raccogliere l’eredità di Giordana. Al contrario. Tra chi le è vicino si racconta di un crescente fastidio per una partita che, a loro giudizio, sarebbe stata gestita con eccessiva leggerezza, se non addirittura in modo maldestro. Un malumore che, inevitabilmente, finisce per riflettersi anche su chi quella procedura l’ha guidata. E non sarebbe soltanto una questione personale. A manifestare insofferenza, sempre secondo queste ricostruzioni, sarebbero anche alcuni degli sponsor, palesi e celati dietro le quinte, della candidatura della Cirio, convinti che una gestione diversa avrebbe evitato settimane di indiscrezioni, retroscena e polemiche.

C'è chi ricorda, del resto, come sia stata proprio Giuliana Cirio una delle figure che più si sono spese per convincere il sistema confindustriale piemontese a partecipare alla cordata che ha rilevato la Stampa. Anche per questo, osservano alcuni, difficilmente considererebbe la poltrona di via Lugaro il traguardo della propria carriera. Semmai, una tappa. Non necessariamente quella alla quale aveva guardato fin dall’inizio. Un elemento che, inevitabilmente, finisce per intrecciare ancora una volta i due dossier.

Un vecchio navigatore delle stanze del potere cuneese, che alla CrC ha ricoperto incarichi di primo piano e di queste dinamiche sostiene di averne viste parecchie, la riassume con un'immagine tanto brutale quanto efficace: «Se Gola non porta a casa la nomina di Giuliana, saranno proprio i suoi sostenitori a sbranarlo. Se invece ci riesce, finirà comunque sulla graticola, con il sospetto di aver piegato la procedura a logiche di familismo e amichettismo. In ogni caso, ne esce malissimo». È forse questa la fotografia più nitida del vicolo nel quale il presidente della Fondazione sembra essersi infilato. 
(4. Continua)