Nodo in Gola alla Fondazione CrC: presidente avvisato, mezzo salvato
07:00 Giovedì 02 Luglio 2026I grandi elettori hanno mandato un segnale inequivocabile: basta gestione autocratica e manie di grandezza. I (troppi) passi falsi e il lavoro dietro le quinte per preparare nuovi assetti. Versioni ufficiali e verità sussurrate sul patto del 2024. Esposti in arrivo
C’è un momento, nella vita delle istituzioni, in cui i problemi smettono di essere soltanto gestionali e diventano politici. Per Mauro Gola quel momento sembra essere arrivato. Presi singolarmente, il mandato lungo respinto, la contestata partecipazione al salvataggio della Stampa, la tormentata selezione per il direttore generale, il progetto di trasferire la sede in un nuovo palazzo potrebbero perfino apparire vicende scollegate. Incidenti di percorso. Normali fibrillazioni nella vita di un grande ente. È quando li si osserva tutti insieme che cambia la prospettiva.
Perché quei dossier raccontano la progressiva erosione di un patrimonio molto più prezioso del patrimonio finanziario della Fondazione Crc: il consenso politico e istituzionale che appena due anni fa aveva accompagnato l’ascesa dell’ex presidente degli industriali della Granda – in quel momento alla guida della Camera di Commercio – al vertice della terza fondazione ex bancaria del Piemonte.
Ed è proprio qui che la storia assume un carattere quasi paradossale. Perché le difficoltà che oggi attraversano la presidenza Gola finiscono per richiamare, sia pure in un contesto completamente diverso, le tensioni che avevano accompagnato la sua elezione nel 2024. Anche allora non erano mancati esposti, richieste di verifica al Ministero dell’Economia, perfino un’inchiesta della Procura di Cuneo. Vicende concluse senza alcuna contestazione: l’indagine venne archiviata e nessuna irregolarità fu accertata nella procedura che portò alla sua nomina.
Sotto il profilo giuridico quella partita è chiusa da tempo. Politicamente, invece, sembra essersene aperta un’altra. E la differenza è sostanziale. Due anni fa le contestazioni arrivavano da chi non voleva Gola presidente. Oggi, raccontano con sempre maggiore insistenza gli osservatori della vita pubblica cuneese, i dubbi cominciano a emergere proprio tra coloro che avevano lavorato perché quella presidenza diventasse realtà.
Una scelta del “sistema”
Rileggere oggi la cronaca della primavera del 2024 significa ricostruire una delle operazioni politico-istituzionali più complesse degli ultimi anni nella Granda. Da settimane, negli ambienti economici e amministrativi della provincia, circolava un obiettivo che molti consideravano ormai acquisito: portare Mauro Gola alla guida della Fondazione CrC.
Non era però una strada semplice. In quel momento Gola era ancora presidente della Camera di Commercio di Cuneo, uno dei diciotto enti chiamati a designare i componenti del Consiglio generale della Fondazione. Proprio questa circostanza veniva indicata da diversi osservatori come il principale ostacolo alla sua candidatura. Per questo, secondo le ricostruzioni raccolte allora anche dallo Spiffero, si cominciò a cercare un diverso ente designante che potesse indicarne il nome senza coinvolgere direttamente la Cciaa.
La scelta cadde sul Comune di Dronero. Una soluzione che, a quanto viene ancora oggi raccontato da diversi protagonisti di quella stagione, non maturò senza difficoltà. Il sindaco Mauro Astesano avrebbe inizialmente manifestato più di una perplessità: Gola non era dronerese e neppure residente nella valle. Alla fine, però, la designazione arrivò ugualmente, il 20 marzo 2024, dopo giorni nei quali – secondo molte ricostruzioni convergenti – attorno alla vicenda si sarebbe mosso quello che un autorevole amministratore locale definisce ancora oggi «il gotha della politica provinciale e regionale». Un milieu che ruota attorno a due cognomi di peso: Cirio e Crosetto. Da una parte Alberto, presidente della Regione, e la sorella Giuliana, direttrice di Confindustria Cuneo; dall’altra Guido, ministro della Difesa, e il cugino Luca, indicato come il naturale successore di Gola alla guida della Camera di Commercio.
Il giorno precedente, il 19 marzo, la Giunta della Camera di Commercio aveva designato Fabio Lora quale proprio rappresentante nel Consiglio generale della Fondazione. Gola non prese parte alla seduta, ma in quel momento era ancora presidente e legale rappresentante dell’ente camerale. Fu proprio la scansione temporale di quei due passaggi a diventare il cuore delle successive contestazioni.
Le quattordici firme
La candidatura, però, non si costruiva soltanto sulle designazioni. Lo statuto della Fondazione prevede un meccanismo che consente, a un gruppo di consiglieri, di proporre candidature alternative alla presidenza. Era uno scenario che i sostenitori di Gola volevano evitare a ogni costo. Cominciò così quella che più di un protagonista di quei giorni ricorda come una paziente opera di tessitura politica. L’obiettivo era raccogliere quattordici sottoscrizioni, una maggioranza sufficiente a blindare la candidatura prima ancora che si aprisse formalmente la partita. Attorno a quell’operazione si mossero amministratori locali, rappresentanti delle categorie economiche, esponenti istituzionali e figure di primo piano della politica piemontese.
Le ricostruzioni raccolte attribuiscono un ruolo particolarmente attivo all’allora presidente della Fondazione Ezio Raviola, indicato da molti come l’uomo macchina dietro le quinte. Altri assegnano una funzione decisiva al presidente della Provincia Luca Robaldo, ufficiale di collegamento tra Cirio ed Enrico Costa, mentre sullo sfondo vengono collocati il governatore, uno dei principali sponsor dell’equilibrio che si stava costruendo, e il ministro Crosetto, che in un primo momento ha preferito mantenere una posizione defilata salvo poi intervenire nella fase conclusiva della trattativa, ottenendo l’ingresso di Federico Borgna, il candidato del gigante di Marene per Palazzo Vitale, nel Consiglio di amministrazione della Fondazione.
Sono ricostruzioni che nessuno dei protagonisti ha mai confermato ufficialmente. Ma è significativo che, a distanza di oltre due anni, continuino a essere raccontate in modo pressoché identico da interlocutori appartenenti ad aree politiche anche molto diverse tra loro.
Gli esposti, il Ministero e la Procura
Quando, il 3 maggio 2024, il Consiglio generale elesse Gola presidente, la partita politica poteva dirsi conclusa. Quella sulle modalità con cui si era arrivati a quel risultato, invece, era appena cominciata.Già nelle settimane precedenti erano infatti stati predisposti alcuni esposti destinati ad aprire un secondo fronte, quello della verifica della procedura che aveva portato alla sua candidatura.
Le contestazioni ruotavano sostanzialmente attorno a un punto. Gli autori degli esposti ritenevano che la successione temporale delle designazioni, unite al ruolo ancora ricoperto da Gola alla guida della Camera di Commercio, meritasse un approfondimento da parte dell’autorità di vigilanza. Nelle pagine inviate al Mef si richiamavano lo Statuto della Fondazione, il regolamento sulle designazioni e alcune disposizioni ministeriali in materia di incompatibilità e requisiti di onorabilità, sostenendo che si fosse determinata una situazione meritevole di verifica (una vicenda, conclusa con il risarcimento della persona offesa, che il principale sfidante, Borgna, affermò di conoscere nel dettaglio ma che non rese pubblica).
Veniva inoltre richiamata la scelta del Comune di Dronero di designare Gola quando questi era ancora presidente dell’ente camerale, mentre il giorno precedente la Camera di Commercio aveva già indicato Lora quale proprio rappresentante nel Consiglio generale: un cortocircuito tra ente designante e candidato.
Il Ministero acquisì la documentazione e chiese chiarimenti alla Fondazione. Parallelamente, sulla vicenda si mosse anche la Procura della Repubblica di Cuneo. Anche in quel caso, però, il punto di arrivo fu netto. L’indagine non fece emergere irregolarità penalmente rilevanti e la procedura non venne ritenuta viziata e pertanto il fascicolo fu archiviato. Sotto il profilo giuridico, dunque, quella vicenda può dirsi definitivamente chiusa. Ed è un passaggio che merita di essere ribadito, anche perché nelle ultime settimane il tema è tornato a riaffacciarsi nel dibattito pubblico.
Questo, tuttavia, non ha impedito che la ricostruzione politica di quei mesi continuasse a essere oggetto di discussione. Perché una cosa è la legittimità formale di una procedura, un’altra è il modo in cui quella procedura venne costruita sul piano politico. Ed è proprio su quel terreno che, ancora oggi, continuano a concentrarsi le letture dei protagonisti di quella stagione.
Una maggioranza periclitante
Chi visse quelle settimane ricorda soprattutto una cosa: nulla fu lasciato al caso. La candidatura di Gola non nacque all’improvviso né fu il risultato di una convergenza spontanea. Fu il punto di arrivo di una lunga tessitura politica nella quale amministratori locali, categorie economiche, rappresentanti del mondo camerale e interlocutori politici furono indotti a convergere su una soluzione “di sistema”. Con buona pace di tutti, o quasi. Di certo alcuni non paiono essere stati troppo penalizzati. È il caso di Ezio Raviola, presidente uscente della Fondazione CrC (subentrato nella carica a Giandomenico Genta, dopo che una lunga malattia aveva costretto quest’ultimo a lasciare), che, pochi mesi più tardi, verrà designato da Unioncamere nel Comitato di Gestione della Compagnia di San Paolo, un incarico di assoluto prestigio. Borgna, da aspirante presidente entrò nel cda, a cui si è aggiunto come sappiamo il posto nel board della nuova Stampa.
Negli ambienti politici cuneesi continuano a circolare i nomi di amministratori, rappresentanti delle categorie economiche e designati che, secondo queste ricostruzioni, sarebbero stati stalkerati per settimane a colpi di telefonate, incontri e confronti per consolidare il consenso attorno alla candidatura di Gola. Nulla di illegittimo. Anzi. In fondo, la ricerca del consenso appartiene fisiologicamente a qualunque elezione.
Quello che oggi colpisce è un altro elemento. Molti di quei nomi ricompaiono anche nelle cronache degli ultimi giorni, ma in una posizione completamente diversa. Molti dei protagonisti di quella stagione, direttamente o indirettamente, sono gli stessi che nelle ultime settimane hanno iniziato a prendere le distanze da alcune delle principali scelte compiute dalla presidenza Gola.
Le reti di Gola
C’è infine un ultimo tassello che contribuisce ad alimentare interrogativi destinati, almeno per ora, a rimanere senza risposta ma a scatenare ridde di interpretazioni. Mentre nella Granda si moltiplicavano le discussioni sulla gestione della Fondazione, Gola veniva chiamato a ricoprire uno degli incarichi più prestigiosi del sistema delle partecipazioni pubbliche. La nomina alla presidenza di Cdp Reti, la società controllata da Cassa Depositi e Prestiti che custodisce partecipazioni strategiche in Terna, Snam e Italgas, rappresenta senza dubbio un riconoscimento di assoluto rilievo nel panorama economico nazionale.
Qual è stato il percorso che ha portato il presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini, a cedere il posto proprio a Gola per una casella tanto delicata? Solo una fisiologica turnazione tra le fondazioni, come lasciano intendere dall’entourage della CrC? O un segnaposto di interessi il cui baricentro è piuttosto lontano da Cuneo? E che dice Giovanni Azzone, numero uno dell’Acri che, a quanto riferiscono fonti milanesi, sarebbe piuttosto infastidito da alcune scelte del suo associato cuneese?
È in questo clima che, sempre più spesso, tra i principali stakeholder della Granda ricorre un’espressione fino a pochi mesi fa impensabile: “Bisogna iniziare a costruire una nuova Fondazione”. Non è un riferimento allo statuto, né alla sede, né agli organi. È un modo, neppure troppo criptico, per dire che il consenso costruito attorno a Mauro Gola si è trasformato in un problema da risolvere. E quando gli stessi protagonisti che avevano lavorato per la tua elezione iniziano a discutere del tuo successore, significa che la vera partita non è più se resterai presidente. È quanto durerà la tua presidenza. (6. Fine)


