Monge

Ombre xenofobe sull'Europa

Il 26 maggio gli Stati dell’Unione Europea voteranno il nuovo Parlamento Europeo: osservando la cartina geografica non si può non notare che, attraverso il voto di ogni singolo stato membro, un gran numero di Nazioni ha scelto governi di destra molto attenti agli umori della piazza soprattutto da un punto di vista particolare: la lotta contro lo straniero, sia esso migrante piuttosto che rom. L’ostilità contro questi ultimi e in genere le popolazioni nomadi è un tratto comune e unificante ancora più forte. Ed è quello che, forse, appare più pesante nel condizionamento delle politiche dei governi e delle amministrazioni pubbliche. Le organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti civili, ma anche il Parlamento europeo, il Consiglio d’Europa, le agenzie dell’Onu hanno più volte denunciato pratiche di discriminazioni odiose attuate o avallate dalle autorità pubbliche specie nella Repubblica ceca, in Russia, in Slovacchia, in Ungheria, in Romania, in Bulgaria. Anche in Italia abbiamo ricevuto un forte segnale a Roma nei giorni scorsi.

Un altro aspetto da non trascurare è  l'islamofobia che è certamente più diffusa nei paesi occidentali che in quelli orientali, dove la presenza di immigrati dai paesi musulmani è molto più bassa e dove persistono, piuttosto, pregiudizi storici legati al passato dei rapporti con i turchi, come in Ungheria, in Bulgaria oppure alle drammatiche e ben più recenti vicende delle guerre balcaniche come in Serbia. Una notevole differenza riguarda poi l’omofobia. Questo è un tratto comune, molto forte e pesantemente in grado di condizionare il potere costituito ad est, a cominciare dalla Russia di Putin, mentre in occidente caratterizza solo una parte della galassia dell’estremismo di destra.

Dove le differenze nella destra tra est e ovest però non esistono proprio è sull’atteggiamento verso l’immigrazione. Tra i paesi dell’Europa orientale uno solo, la Bulgaria, è davvero esposto ad un fenomeno di immigrazione di qualche consistenza, attraverso la frontiera con la Turchia e, in parte, quella con la Grecia. Negli altri paesi dell’ex impero sovietico la presenza di immigrati economici e di rifugiati politici è praticamente irrilevante ed è molto contenuta perfino nei länder tedeschi dell’est, i quali pure fanno parte di uno stato che in fatto di rifugiati è ai primi posti in Europa. Ciò non ha impedito, però, che proprio nella Germania orientale, in Sassonia, si sviluppasse quel movimento di Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’occidente che pare essere oggi il più inquietante segnale dello scivolamento di ampi settori dell'opinione pubblica europea verso forme esplicite di “guerra di civiltà”, proprio quella che vanno cercando gli assassini dell’Isis e di al-Qaida. Il pericolo di una deriva intollerante, di dover combattere lo straniero nemico comune, pare esser l’unico comune denominatore delle prossime elezioni europee, dimenticandosi che gli Stati Uniti d’Europa potrebbero e dovrebbero esser un formidabile volano economico, culturale e sociale di ognuno dei singoli stati membri.

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