Il Pd nel vuoto politico

La pandemia ha stravolto tutto: il nostro modo di vivere, di pensare, d’agire, anche la politica è anestetizzata. I grillini hanno la testa piena di ideologismi infantili, ma pur di non mollare la poltrona firmerebbero un patto col diavolo. I leghisti, che dovrebbero rappresentare tutte le grandi imprese del Nord, sono nelle mani di Salvini preoccupato soltanto di respingere gl’immigrati

Ma chi legittima il vuoto politico del Paese (anche agli occhi dell’Europa) è il Pd, cioè un partito che si vorrebbe aperto, sociale, democratico, liberale aperto a tutti, invece che fa? Asseconda in tutto e per tutto i giochi poco chiari dei grillini, il populismo della destra, dove si distingue soltanto il pragmatismo e la volontà del fare di Giorgia Meloni. Un partito che finisce per essere il garante di questa Italia sull’orlo del collasso produttivo e del disastro finanziario. Cioè il garante del fallimento.

Forse, se il  Pd non si prestasse a reggere la coda ai populisti-sovranisti, la lotta politica potrebbe risorgere, il Parlamento potrebbe essere riattivato e le urne potrebbero essere riaperte. Forse sarebbe possibile spiegare all’opinione pubblica quel che sta accadendo. Forse bisognerebbe avere più fiducia nel cervello degli italiani.

La primavera prossima del 2021, virus permettendo, si voterà in 5 grandi capoluoghi di regione Torino, Roma, Milano, Napoli, Bologna, quindi un esame al governo nazionale. A Torino regna l’indecisione generale su chi candidare: c’è già il candidato perfetto ma si preferisce puntare, con testardaggine, sulle primarie. Ma è mai possibile che una classe dirigente non sia in grado d’aver il coraggio di scegliere la persona idonea a fare il sindaco che, ripeto, c’è già?

Ed i circoli Pd? Nacquero con grande spirito d’iniziativa e collante con l’elettore. Sono diventati un luogo d’incontro per pochi intimi, sempre gli stessi, come i 4 amici al bar della famosa canzone. Se il Pd non si  sveglia, il centrodestra avrà vita facile nel vincere anche a Torino.

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