Visione? Su Centai è miopia

Ho letto sullo Spiffero la lettera “Senza vision non si governa” di Mino Giachino in cui l’ex Sottosegretario ai Trasporti sostiene che, per gestire con efficacia ed efficienza la Regione Piemonte, è indispensabile: avere una visione prospettica del futuro, dotarsi di competenze atte a promuovere la crescita socio-economica della regione e, come insegna la “teoria dei sistemi”, verificare sul campo gli effetti a breve/medio termine delle scelte fatte per poterle migliorare in un processo di “miglioramento continuo”. Come suggerimento Giachino incoraggia il Piemonte, e in particolare Torino, a concentrarsi maggiormente sul tema della mobilità immaginando una stretta collaborazione tra Ia (intelligenza artificiale) e sviluppo del settore automotive.

La lucidità con la quale l’ex sottosegretario traccia un percorso virtuoso per una crescita di Torino e del Piemonte, stride fastidiosamente con la realtà che si dipana quotidianamente sotto i nostri occhi. Un esempio è la notizia della chiusura di Centai, il Centro di ricerca sull’intelligenza artificiale e sulle scienze dei sistemi complessi costituito grazie alla partnership tra Intesa Sanpaolo e un team internazionale di scienziati nel marzo 2022. Intesa Sanpaolo ha deciso di porre fine a questa realtà promettendo l’assunzione in banca a tempo indeterminato di tutti i ricercatori.

Mario Rasetti, professore emerito di fisica teorica al Politecnico di Torino (nominato da Banca Intesa Sanpaolo Chair del Comitato Scientifico di Centai), ha affermato che “la conoscenza oggi si basa sui dati e sul saperli processare in modo intelligente, rapido, efficiente”. Centai era stata costituita con la missione di processare bene, con rapidità ed efficienza, i dati tramite le metodologie algoritmiche dell’Ia.

Quale missione potranno avere questi ricercatori adesso immersi in un ambiente lavorativo così “distante” da un centro di ricerca? Una società specializzata ed indipendente (Centai) incentiva i talenti ad essere più creativi, più proattivi e orientati al risultato mentre, annegando questo gruppo nella banca, si corre il rischio di soffocare un progetto così innovativo come il loro nelle maglie gerarchiche e burocratiche tipiche di una azienda bancaria che, per quanto moderna e sensibile all’innovazione, ha una vocazione a “generare valore per gli azionisti”.

Fermo restando che un’azienda privata, come banca Intesa Sanpaolo, deve essere libera di fare le scelte strategico-organizzative che crede più opportune al raggiungimento dei risultati di business, ritengo invece che, per marginalizzare l’ennesima fuga di talenti, enti come la Regione Piemonte, il Comune di Torino e le fondazioni bancarie cittadine (San Paolo e Crt), che hanno come mission lo sviluppo a medio lungo termine del territorio, dovrebbero intervenire per preservare il prezioso know-how di questi ricercatori di Centai (circa una trentina). Così facendo, sarebbe possibile affrontare in chiave evolutiva, come dice Mino Giachino, temi quali la mobilità mettendo in collaborazione l’Ia (intelligenza artificiale) e lo sviluppo del settore automotive e fare brillare una stellina in più al progetto “Torino centro dell’Intelligenza Artificiale”.

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