Diritti senza più doveri
Simonetta Chierici 08:09 Sabato 04 Aprile 2026 0
Ha ragione Bruno Murialdo: “Forse il punto non è chiedersi soltanto se la violenza stia aumentando, ma interrogarsi su quale tipo di società stiamo costruendo”. Già, interrogativo cosmico in questo periodo storico nel quale (almeno nel nostro mondo occidentale) si moltiplicano gli atti di violenza tout court, a volte armata e a volte assassina, anche tra adolescenti e preadolescenti... con la “noncuranza” dell’atto criminale, esercitato per noia, voglia di avere soldi, rabbia indistinta verso tutti, scazzo indefinito verso amici, parenti o sconosciuti (chi capita capita), feroce intolleranza di fronte alla minima richiesta di osservare regole elementari a scuola, in casa, nella società...
Già, forse ancor prima di domandarci (come suggerisce a ragione Murialdo) “quale tipo di società stiamo costruendo” dovremmo chiederci: quale tipo di società abbiamo costruito negli ultimi, diciamo, vent’anni? Perché penso che nulla accada per caso e che le realtà storico-sociali che investono in negativo il nostro tempo siano (come ogni fenomeno storico) il frutto di decenni di rapide stratificazioni di messaggi, subliminali e non, di modelli “culturali” assai deleteri, veicolati da mezzi di comunicazione di massa accattivati, improntati più all’annientamento delle intelligenze che alla loro crescita, in nome di un consenso che mira al profitto tout court, ma anche da modelli educativi estremamente ambigui, dove l’io prevale e si amplifica senza freni...
E allora tutto deve essere facile, immediato: tutto è un diritto, e se non me lo date me lo prendo come mi pare. Nei casi non cruenti (ma non di rado comunque violenti) lo vediamo nelle scuole e nelle università; nei casi cruenti, ormai frequentissimi, lo vediamo espresso in: “io posso anche ammazzare, minacciare, terrorizzare”.
Per tutti, il concetto di dovere nei confronti degli altri e della comunità (che dovrebbe essere affiancato a quello di diritto) è stato radicalmente eliminato, creando una sorta di pericolosa “amplificazione dell’io che ha indiscriminatamente diritto a tutto e che non deve obbedire a nulla e a nessuno”... questo è stato seminato negli ultimi circa vent’anni, forse qualcosa in più.
Le famiglie che hanno subìto tale messaggio (impreparate e/o incapaci) sono spesso impotenti; la scuola fa quello che può; le istituzioni, da sempre, si barcamenano oscillando fra l’ossessivo bisogno di consenso e l’incapacità di affermare una solida ed efficace azione, che richiederebbe coraggio, preparazione, progettazione nel rivoluzionare modelli educativi e culturali forse troppo impegnativi e magari politicamente controproducenti nell’immediato. Chissà?
Qui e oggi, in Italia e credo in Occidente, la violenza (ormai anche adolescenziale, e certo non solo) dilaga senza limiti; la diffusione capillare delle droghe fa la sua parte, anche se non basta, almeno spero, a spiegare questo clima di “facile noncuranza nella gestione dei concetti di vita e morte”, laddove appunto il confine fra la vita e la morte è diventato così sottile da perdere ogni significato “sacrale”: voglio dei soldi e se non me li dai ti ammazzo, ma magari forse mi ammazzi tu — eh vabbè; oppure: hai guardato la mia ragazza in discoteca e ti ammazzo, o magari mi ammazzi tu — eh vabbè, come va va; oppure (senza arrivare alla minaccia di morte, ma sempre e comunque con modalità di violenza tout court): vengo a scuola o all’università e ti impedisco di parlare, di fare lezione, di esercitare il tuo mestiere di educatore perché tu dici cose che non mi piacciono. Chiaro?
Per concludere, allora sì, certo, ha ragione Murialdo: “Forse il punto non è chiedersi soltanto se la violenza stia aumentando, ma interrogarsi su quale tipo di società stiamo costruendo”, ma forse dobbiamo anche chiederci: che razza di operazione ciclopica ci sarebbe da elaborare e mettere in atto per destrutturare ciò che sciaguratamente è stato costruito, veicolato, instillato (politicamente, culturalmente, commercialmente) in circa vent’anni?
A mio parere, se non si parte da qui (e cioè da una radicale e profonda trasformazione socio-politico-culturale), non se ne verrà mai a capo.
Grazie per l'attenzione



