Triste epilogo di una dinastia
Simonetta Chierici 08:55 Venerdì 17 Aprile 2026 0
Testimoni di ormai infinite “battaglie” in punta di fioretto, che di fatto fanno emergere la catastrofica fine concreta e d’immagine della famiglia più potente d’Italia per quasi un secolo, assistiamo all’ennesimo “colpo di scena”… un quasi patetico esempio di come, in nome di miliardi di euro, personaggi potentissimi possano arrivare a “squalificarsi” sbranandosi senza pietà.
Che triste (ma forse scontato?) epilogo di una storia secolare che, nel bene e nel male, ha segnato i destini di questa Italia.
Nella nostra obiettiva e del tutto dichiarata ignoranza rileviamo che Margherita Agnelli, quando firmò l’atto fatale, non fu messa a conoscenza della reale entità del patrimonio familiare, essendo stata tenuta all’oscuro delle ingentissime e più che cospicue fortune protette in “paradisi fiscali”, opportunamente strutturate grazie a professionisti d’eccellenza.
Da quanto emerge, la madre (Marella Agnelli, nata Marella Caracciolo di Castagneto, per 53 anni consorte di Giovanni Agnelli, nel bene e nel male, da moglie a vedova senza soluzione di continuità, annessi e connessi, donazioni e “misteriosi” soggiorni in Italia e in Svizzera, e chi più ne ha più ne metta) conosceva il “bizzarro” meccanismo economico-finanziario ma, forse “invitata e convinta” ad assecondarlo – l’età e la condizione psicofisica possono aver giocato un ruolo importantissimo – abbia seguito le indicazioni di chi la spingeva a decidere “per il meglio” in un gelido e cinico gioco tutto centrato sul denaro.
Miliardi di euro accumulati negli anni, ahinoi purtroppo illecitamente (è triste ma necessario dirlo, sulla pelle di milioni di operai Fiat e di cittadini italiani): il tesoro della famiglia da preservare per proteggere il futuro della famiglia allargata (Agnelli, Elkann, Camerana, Nasi), in una equilibrata spartizione che avrebbe dovuto rassicurare tutti.
Certo, il gigantesco smacco subìto da Margherita (unica erede insieme alla madre, erede legittima dopo la tragica morte del fratello Edoardo) ha sparigliato il gioco e messo in evidenza le colossali operazioni di “depistaggio” messe in atto – almeno come appare dai documenti esibiti – dagli altri appartenenti della famiglia (gli Elkann), che appaiono determinati a rivendicare il totale possesso dei miliardi in gioco.
Una storia squallida e penosa che testimonia quanto, in nome del denaro, si possa distruggere un mito; quanto si possano distruggere la memoria e il lavoro di milioni di operai italiani che avevano messo impegno, fatica e sudore credendo nell’industria italiana Fiat e nel suo sviluppo per un mondo migliore.
Rimaniamo ovviamente in attesa della “prossima puntata”, ormai tristemente disgustati dalla pesante realtà dei fatti: ancora una volta il denaro, e solo il denaro, muove questa vicenda, come una maledizione familiare (che certo non scalfirà le ingenti fortune dei protagonisti) e una immeritata condanna per chi, con fatica e sudore, ha contribuito a generare queste fortune.
Grazie per l’attenzione



