Acqui Terme, il ritorno ci sarà
Paolo Ferrario 11:46 Sabato 18 Aprile 2026 0
Ai tempi di Sergio Chiamparino le terme erano un servizio dedicato esclusivamente alla salute. Oggi, invece, “le terme”, in senso più ampio, sono diventate un vero e proprio brand. Il rilancio, certamente, va visto nel tempo e non nell’immediato. Esistono realtà – come Milano o Bucarest – che non dispongono di acque termali naturali e che tuttavia hanno investito in modo massiccio proprio sul marchio “terme”, costruendo un’offerta attrattiva e moderna.
In ogni caso, resta un servizio pubblico che va garantito, anche laddove non produca utili. Del resto, autostrade e ferrovie generano profitti (o dovrebbero farlo): perché non immaginare un sistema in grado di bilanciare eventuali perdite del comparto termale? Con manager capaci e realmente svincolati dalla politica, Acqui Terme rappresenta un must da rilanciare, attraverso una governance che unisca partecipazione pubblica e interessi privati, come avvenuto in altri settori (si pensi a Poste Italiane).
Più di trent’anni fa incontrai a Londra, fuori da un Paul’s Café, un distintissimo signore. Sembrava uscito dall’Ottocento: lineamenti mediorientali, modi educati, raffinati e colti; un orologio con catenella e un panciotto damascato. Era iraniano. Con straordinaria eleganza e modi aristocratici mi disse di ricordare un luogo bellissimo in Italia che, teneva a precisare, io probabilmente non conoscevo: Acqui Terme. Ieri, tra l’altro, ho letto che la Bulgaria sta diventando la capitale europea delle terme e delle spa. La Bulgaria? E allora, avanti: investire su Acqui. Il ritorno, in ogni caso, ci sarà.



