Iren mette il bavaglio allo Spiffero

Come dipendente Iren ho sempre avuto accesso alla libera informazione: mi è sempre stata garantita, attraverso gli strumenti aziendali e la rassegna stampa, una informazione plurale, potendo anche accedere alle testate giornalistiche on line registrate. Iren è una società con prevalente capitale pubblico ed è giusto che gli oltre 10.000 dipendenti possano consultare gli organi di informazione di ogni orientamento.

Ultimamente, ad eccezione della rassegna stampa, questo scenario è totalmente cambiato: la rete aziendale ora blocca la consultazione on-line dei siti giornalistici “sgraditi” tra i quali anche Lo Spiffero, reo evidentemente di lesa maestà, lasciando invece libera la consultazione on-line di altre testate meno scomode. Un vero e proprio affronto alla libera diffusione delle idee garantito dalla Costituzione.

Già si possono immaginare le ridicole giustificazioni che verranno sciorinate dalla azienda: policy, protezione dai virus informatici, macchie solari, miraggi elettronici. Si comincia così e si finisce come nelle dittature di cui abbiamo ancora vivo il ricordo: il bavaglio non porta a nulla e la pluralità dell’informazione e dell’accesso ai media è invece un valore per tutti. Possibile che i Sindaci dei Comuni soci non siano informati della situazione e non abbiano nulla da dire?

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