Un sindaco, non un'erede designato

Egregio direttore,
Le scrivo in qualità di candidato al Consiglio Comunale per condividere una riflessione che ritengo doverosa in vista dell’appuntamento elettorale del 24 e 25 maggio. In queste settimane sentiamo spesso risuonare lo slogan “vincere significa servire”, citazione di don Pier Giorgio Ferrero scelta dal candidato Lorenzo Mauro. È un principio nobile, che dovrebbe guidare ogni amministratore. Tuttavia, guardando la Moncalieri di oggi, la domanda sorge spontanea: chi è stato servito davvero negli ultimi dieci anni?

Se solleviamo lo sguardo dalle vetrine e dalle cerimonie ufficiali, troviamo una città che appare “seduta”, quasi appiattita da una gestione che ha trasformato il dialogo in una rete di fedeltà. Abbiamo visto nascere un sistema in cui l’associazionismo, risorsa vitale del nostro territorio, sembra essere diventato troppo spesso uno strumento di consenso piuttosto che un motore di idee libere. I cittadini che incontro ogni giorno segnalano un malessere diffuso, frutto di un progressivo scollamento tra il Palazzo e la realtà. L’ordinario è diventato un miraggio: le strade segnate dalle buche e una gestione dei rifiuti critica sono solo la punta dell’iceberg. A questo si aggiunge una viabilità del centro storico diventata caotica e respingente, che ha contribuito in modo decisivo a lasciare il commercio locale praticamente morto, abbandonato senza vere politiche di tutela e rilancio per le famiglie che vi lavorano. Il quadro peggiora guardando ai trasporti pubblici, sempre più inefficienti, che isolano i quartieri e penalizzano le fasce più fragili della nostra comunità anziché unirle.

Oggi ci viene proposta la “continuità” assoluta con la giunta di Paolo Montagna. Ma Lorenzo Mauro non rappresenta una novità: è l’uomo che ha operato per anni nelle stanze dei bottoni come braccio destro tecnico dell’amministrazione uscente. Se i problemi che viviamo quotidianamente si sono aggravati o sono rimasti irrisolti mentre lui occupava ruoli chiave nello staff, perché dovremmo credere che le soluzioni arriveranno proprio ora?

Votare per questa continuità significa dare una delega in bianco a un sistema che tende ad auto-conservarsi. Significa accettare che Moncalieri non abbia bisogno di una visione nuova, ma solo di un amministratore che gestisca l’esistente per conto di chi c’era prima. Moncalieri merita un sindaco, non un erede designato. Merita un’amministrazione che rimetta al centro la persona, che torni a parlare con tutti e non solo con chi è già “allineato”. Il nostro impegno deve essere quello di riportare la politica tra la gente, per far respirare i quartieri, sostenere chi fa impresa e dare risposte concrete. Il silenzio e l’apatia di questi anni non possono e non devono diventare il rumore del nostro futuro.

*Enrico Cerrato, candidato al consiglio comunale di Moncalieri

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