Passato il Salone restano i problemi
Mino Giachino* 08:49 Lunedì 18 Maggio 2026 0
Caro Direttore,
la bellissima settimana del Salone del Libro, grande festa per una città che – secondo alcune stime – richiede anche 200 euro al giorno per vivere una giornata tipo all’evento, non è riuscita a nascondere le difficoltà del Comune nella gestione del traffico. Eppure, per molti esperti di trasporti, Torino sarebbe una delle città più facili da amministrare sotto questo profilo grazie alla sua struttura urbana. L’intoppo creatosi in corso Moncalieri, in altre città, avrebbe probabilmente portato qualcuno alle dimissioni. Un altro problema serio riguarda il grave ritardo nella sistemazione della linea 12, fondamentale per una vasta area della città che va dallo Stadium a Madonna del Pilone, passando per Madonna di Campagna, Aurora e Vanchiglia: un collegamento importante quasi quanto la metropolitana.
Il 21 conosceremo meglio i piani del nuovo amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa. Ma torneranno inevitabilmente anche al centro dell’attenzione i temi della sicurezza, sui quali il sindaco Stefano Lo Russo continua a scaricare ogni responsabilità sul Governo, dimenticando però i poteri e i doveri che competono anche a Palazzo Civico.
Non ho nulla di personale contro il sindaco, anzi. Ma se frequentasse di più i quartieri dove i problemi sono concreti e meno inaugurazioni e convegni pre-elettorali organizzati dalle tante anime della sua maggioranza, forse la città si sentirebbe più tutelata. Basti pensare a Barriera di Milano e Aurora, ai cui residenti è stato sostanzialmente detto di “mettersi il cuore in pace” e attendere il 2033, quando sarà completata la prima tratta della Linea 2 della metropolitana.
Sul fronte Tav, il ministro Matteo Salvini si è scusato per i ritardi nei pagamenti delle compensazioni ai Comuni della Val di Susa maggiormente interessati dai lavori. Che un ministro chieda scusa è un fatto importante. Ma ancora più grave è la lentezza con cui procedono i lavori sul versante italiano. Oggi nei cantieri della Tav lavorano circa tremila persone: soltanto quattrocento in Italia. Eppure, ci sarebbero almeno 500 disoccupati pronti a essere impiegati, oltre a tanti commercianti della valle che aspettano ricadute economiche concrete.
Nei giorni scorsi il professor Fabio Verdini, noto chirurgo vascolare, ha spiegato come l’inquinamento atmosferico sia uno dei principali fattori della senescenza vascolare. Ogni ritardo nel trasferire quote di traffico passeggeri e merci dalla strada alla ferrovia danneggia la salute dei cittadini e impoverisce il nostro Pil.
Ieri il mio amico professor Duci di Genova, esperto di logistica, ha pubblicato una mappa del Pil pro capite delle regioni italiane, confermando come il Piemonte sia ormai allineato alla media nazionale, mentre la Lombardia viaggia su livelli paragonabili a quelli della Germania. Il Piemonte ha trainato lo sviluppo italiano nel Novecento. Vederlo scendere alla media del Paese fa male a chi sente come propri i problemi dei disoccupati e dei cassintegrati.
Per rilanciare la crescita servono capitali torinesi che tornino a investire su Torino. E serve anche un centro fieristico all’altezza delle ambizioni della città. Sarebbe stato meglio recuperare Torino Esposizioni e il Palazzo del Lavoro, collocando invece la nuova biblioteca a Barriera di Milano. Ma, purtroppo, alla sinistra torinese manca ancora una vera cultura dello sviluppo.
*Mino Giachino, Udc Torino



