A Torino facciamo come Venezia
Mino Giachino* 08:52 Sabato 30 Maggio 2026 0
Caro Direttore,
a dieci anni di distanza, per le prossime elezioni comunali Torino si ritrova davanti a una possibilità molto interessante: rifarsi al modello Venezia. Simone Venturini, 38 anni, assessore uscente dell’amministrazione Brugnaro ed esponente dell’Udc, ha vinto contro una coalizione di sinistra guidata da un volto noto del Pd, Martella. Il nuovo sindaco chiede al centrodestra di riappropriarsi della parola crescita. Neanche avesse letto il libro che ho presentato lo scorso anno alla Camera insieme a Gianni Letta.
Un candidato sindaco che, come già Brugnaro, ha cercato i voti del centro, un centro troppo spesso snobbato sia dalla destra sia dalla sinistra. Nel 2015, in una telefonata ai Club Forza Silvio riuniti all’Elefante Bianco, il presidente Berlusconi si dichiarò d’accordo con questa impostazione. Calenda e i Moderati di Magliano e Portas cosa ci fanno in una giunta che sarà sempre più schiacciata su Avs, a sua volta trepidante per Askatasuna? Il modello Venezia potrebbe ottenere ciò che non è riuscito alla pur interessante esperienza di Torino Bellissima.
Simone Venturini, forte della sua provenienza Udc, ha cercato persone e idee fuori dal perimetro dei partiti e ha messo al centro moderazione, equilibrio e crescita. Perché senza crescita non c’è lavoro, senza lavoro non c’è futuro e senza lavoro non c’è sicurezza.
Ci pensavo ieri sera guardando il Tg3 regionale, che mostrava l’inaugurazione del nuovo centro Arci in Barriera di Milano. In Barriera c’è bisogno di lavoro. In Barriera bisognava avere il coraggio di portare il centro per l’intelligenza artificiale, come sostengo da un anno, e invece è arrivato un circolo Arci. Invece di combattere la povertà con il lavoro, invece di favorire l’inclusione sociale attraverso il lavoro, come avviene nelle migliori esperienze, Arci e amministrazione comunale puntano su attività culturali e iniziative per la salute mentale.
Il Comune ha speso 12 milioni di euro per sistemare via Roma e appena 346 mila euro per Barriera. Tutto, ovviamente, a pochi mesi dalle elezioni, perché ormai la linea è questa: si lasciano i problemi dei cittadini nella palude per quattro anni per poi intervenire nell’anno preelettorale. Per fortuna il volontariato delle parrocchie e della Caritas opera ogni giorno dell’anno.
Torino ha bisogno di svoltare, perché i lavori della Tav procedono a rilento e perché ieri ci è stato ricordato che nel turismo, il settore su cui hanno puntato gli ultimi sindaci da Castellani in poi, solo un posto di lavoro su cinque è a tempo indeterminato, mentre gli altri quattro sono a tempo parziale.
Oggi a Torino la povertà è aumentata, come aveva previsto per tempo monsignor Nosiglia. Dopo trentatré anni di governo della sinistra, la città è certamente più bella nel suo centro storico, quello plasmato dai geni di Juvarra, Guarini e Castellamonte, ma l’altra metà della città è più emarginata e impoverita.
Abbiamo bisogno di un sindaco che alzi la voce con Roma e con Elkann a difesa del futuro industriale della città; un sindaco che alzi il telefono e chiami Altavilla di Byd. Solo così Torino potrà tornare a crescere e a offrire un futuro di lavoro alle decine di migliaia di studenti del Politecnico e dell’Università.
*Mino Giachino, responsabile torinese Udc


