Aeroporto, strategie non poltrone

L’equivoco di fondo che intossica il dibattito sul futuro dell’aeroporto di Caselle dimostra come una parte della politica locale sia rimasta ferma al secolo scorso. Lo slogan secondo cui “Torino deve riprendersi l’aeroporto” non è solo economicamente irrealizzabile, ma concettualmente sbagliato. È la risposta riflessa di chi, privo di visione strategica, invoca il ritorno dello Stato gestore per ottenere facile visibilità.

Chi agita lo spettro dello “scippo milanese” e propone di ricomprare le quote di Sagat commette un grave errore economico e storico. Lo scippo non lo sta facendo Milano oggi; è stata la politica torinese a scegliere ieri di dismettere progressivamente la propria partecipazione. Tra il 2012 e il 2017, le dismissioni delle quote del Comune di Torino e della Regione Piemonte hanno fruttato complessivamente circa 59,7 milioni di euro, rinunciando contestualmente alla governance di un’infrastruttura strategica per il territorio. Oggi Sagat è interamente controllata da 2i Aeroporti, che detiene anche il 45% di Sea, mentre il Comune di Milano mantiene il 54,8% della società che gestisce Malpensa e Linate.

La proposta di invertire oggi la rotta ricomprando le azioni rappresenterebbe il peggior circolo vizioso della politica assistenzialista: privatizzare per fare cassa, lamentarsi perché il privato fa il suo mestiere e poi spendere altro denaro pubblico per tornare a occupare un consiglio di amministrazione. Il liberale non piange sui mercati azionari: crea le condizioni perché il mercato funzioni.

Il problema, quindi, non è la proprietà delle mura o delle piste, ma come verrà regolamentato e organizzato il sistema aeroportuale del Nord-Ovest. Sea è un gigante che nel 2025 ha movimentato 42,3 milioni di passeggeri e prodotto 876,8 milioni di euro di ricavi. Caselle, da sola, non può giocare la partita della massa critica, ma può e deve giocare quella della specializzazione, dell’efficienza e della competitività.

Un’integrazione industriale non va respinta con logiche da antico regime sabaudo. Va valutata per ciò che può produrre e, se conveniente, va governata con regole chiare e vincolanti, nell’interesse del territorio e degli utenti.

UpL – Unione Per Le Libertà articola la propria proposta in quattro punti:

1. Stop alle distorsioni anticoncorrenziali.

L’integrazione non deve trasformarsi in una posizione dominante utilizzata per spostare artificialmente traffico verso Malpensa e Linate attraverso condizioni economiche discriminatorie per i vettori che scelgono Torino. Servono trasparenza, concorrenza e condizioni di mercato verificabili.

2. Specializzazione basata sulla domanda.

Caselle ha bisogno di un progetto industriale capace di valorizzare ciò che il territorio può realmente esprimere: turismo alpino, business, aerospazio, automotive e collegamenti point-to-point. Non rotte mantenute artificialmente dalla politica, ma condizioni capaci di attrarre compagnie e passeggeri.

3. Investimenti infrastrutturali abilitanti.

La vera leva pubblica che Torino possiede ancora è la pianificazione territoriale. Servono collegamenti ferroviari rapidi, affidabili e frequenti, intermodalità e servizi di accesso efficienti. Un aeroporto competitivo ha bisogno di essere facilmente raggiungibile.

4. Un piano industriale trasparente e verificabile.

Se Caselle entra in un sistema aeroportuale integrato, il territorio deve poter conoscere obiettivi, investimenti, tempi e strategie. Non servono poltrone pubbliche: servono impegni industriali misurabili e verificabili nel tempo.

L’autonomia di una città non si misura da quante partecipate ha nel proprio portafoglio, ma da quanto sa rendersi economicamente indispensabile nei flussi globali. Torino non deve chiedere protezione a Milano e non deve sognare improbabili e costose nazionalizzazioni di ritorno. Non deve comprare azioni. Deve pretendere regole, mercato e concorrenza.

E qui sta la vera differenza tra assistenzialismo e liberalismo: più Stato dove serve – regole, infrastrutture, concorrenza e controllo delle posizioni dominanti – e meno Stato dove non serve: nella gestione e nella proprietà delle imprese.

Le porte della città si difendono rendendole aperte e competitive, non pretendendo di possederne le chiavi per poi lasciarle arrugginire. Caselle non ha bisogno di tornare pubblico. Ha bisogno di tornare strategico.

* UpL – Unione Per Le Libertà

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