Più verde contro il caldo in città
Renzo Penna 15:38 Lunedì 24 Agosto 2026 0
L'utilizzo sistematico dei combustibili fossili risale alla fine del XVIII secolo, con l'inizio della rivoluzione industriale in Europa e America del Nord e, di conseguenza, il forte incremento di richiesta energetica da parte delle industrie e del sistema dei trasporti. Da allora, con una diffusione territoriale nelle diverse aree del pianeta e un crescendo esponenziale, gli uomini si sono sempre più impegnati a riversare svariati gas e anidride carbonica nell’atmosfera, senza preoccuparsi troppo della loro diffusione.
Gli unici elementi naturali capaci di ripulire l’aria dal gas climalterante, in quanto aumenta la temperatura della terra, sono gli alberi. Con la fotosintesi, infatti, di giorno respirano anidride carbonica e restituiscono nell’atmosfera ossigeno. Questa è la ragione per la quale stando accanto alle piante e camminando in mezzo ad un bosco ci sentiamo particolarmente bene. I dodici miliardi di alberi presenti nel nostro Paese già oggi assorbono un decimo dei gas serra prodotti, soprattutto, da carbone e petrolio. Per effetto dell’abbandono delle attività nelle zone di collina e montagna, negli ultimi trenta anni i boschi italiani hanno guadagnato un’area pari a 10 mila chilometri quadrati e oggi coprono quasi il 40% della superficie dell’Italia. Siamo diventati un paese forestale, ma abitando in prevalenza in città, non ce ne siamo quasi accorti. Anche per questo ci ha molto impressionato la tempesta che, qualche anno fa (tra il 26 e il 29 ottobre 2018), in una notte di fortissimo vento, ha abbattuto venti milioni di alberi - in particolare i pregiati abeti rossi - nei boschi delle valli del Trentino Alto Adige e del Veneto. Alberi da sostituire per far ricrescere il bosco che protegge i paesi di montagna dalle frane, ma sapendo che occorreranno tra i venti e i trent’anni per riavere una foresta rigogliosa, mentre ne dovranno trascorrere cento perché torni come prima.
Ma, in seguito, nonostante le disastrose mareggiate che hanno sconvolto i litorali della penisola e delle sue isole, è subentrata una sorta di accettazione di questi fenomeni estremi, i negazionisti, presenti anche nell’attuale Governo, hanno ripreso a sostenere le loro infauste tesi e, in generale, si è pensato che si dovesse-potesse convivere con tali fenomeni senza cambiare le nostre abitudini. Per contrastare questa erronea tendenza e per riproporre alla politica e ai governi la necessità e l’urgenza di combattere i cambiamenti climatici e fronteggiare il riscaldamento globale il presidente di Slow Food Carlo Petrini, lo scienziato Stefano Mancuso e il Vescovo di Rieti Domenico Pompili, a nome delle comunità “Laudato si”, avevano lanciato l’appello “Un albero in più” (settembre 2019) con l’obiettivo di piantare in Italia 60 milioni di piante, uno per ogni abitante e nel più breve tempo possibile per ridurre i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera. Destinatarie dell’appello erano e sono, in primo luogo, le aree urbane, dove vive la maggior parte della popolazione mondiale, che da sole producono il 75% della CO2 globale. Si tratta, copiando le funzioni delle foreste che assorbono il 40% di tutta l’anidride carbonica, di realizzare nelle città progetti di “forestazione urbana”.
Le ondate di calore di questa estate che colpiscono i più fragili
Ma per scuotere l’opinione pubblica e attirare l’attenzione, spesso spasmodica, dell’informazione è stato necessario attendere l’arrivo delle feroci ondate di calore di questa estate che uccidono le persone più fragili e trasformano le città rendendole i luoghi più invivibili del pianeta. Oltre a favorire gli incendi, non solo più nelle regioni del sud, ma in Piemonte e, da noi, nella vicina zona di Mornese. Ondate di calore che, oltretutto, gli esperti prevedono si ripeteranno nei prossimi anni, se non aumentando di intensità. Asfalto e cemento rendono roventi le superficie cittadine e non le fanno respirare, mentre i mezzi di trasporto a combustione arroventano l’aria. Inoltre le rendono impermeabili, trasformando ogni pioggia in una potenziale alluvione, visto che oggi in un’ora cade l’acqua che un tempo cadeva in sei mesi. In città dove, ormai, vive una persona su due, di alberi ne sono presenti troppo pochi. Mentre è proprio qui che servirebbero per ripulire l’aria dalle fonti inquinanti. Un altro effetto positivo che hanno piante e parchi in città è rinfrescare la temperatura. Si calcola, infatti, che l’asfalto delle strade e il cemento dei palazzi formino nelle città trappole bollenti e isole di calore capaci di alzare la temperatura di almeno 3-4° gradi rispetto alla campagna. Per le nostre città occorre mettere a dimora, almeno, un albero per ogni abitante. Una proposta semplice e provocatoria per ricordare i benefici del verde nella mitigazione del clima urbano da realizzare sulla base di conoscenze scientifiche e utilizzando in modo duraturo le specie arboree ed arbustive più adatte al territorio. Una iniziativa particolarmente necessaria anche per molte delle città della nostra provincia che, purtroppo, “vantano”, per la loro posizione geografica all’interno della Pianura Padana, una delle peggiori qualità dell’aria e, in estate, il primato di città tra le più calde del Piemonte.
Le caratteristiche ambientali delle piante
In ambiente urbano sono, soprattutto, gli alberi a non svolgere solo una funzione estetica, ma a costituire un polmone verde che migliora il microclima, purifica l’aria che respiriamo e rappresenta un ottimo schermo antirumore. I più recenti studi di ecologia urbana dimostrano che una rete di elementi naturali è in grado di migliorare stabilmente la qualità della vita in città e di diminuire l’inquinamento da polveri sottili (Pm 10 e Pm 2,5) che ha conseguenze gravi sulla salute delle persone e sui soggetti più deboli: bambini e anziani. Vivere in aree con molto cemento e poco verde è particolarmente dannoso per la salute respiratoria dei bambini, mentre vivere in aree con molto verde urbano risulta un fattore protettivo. Per questo le scuole di ogni ordine e grado dovrebbero essere dei luoghi completamente verdi, del tutto diversi da ciò che conosciamo.
L’elemento naturale più importante che si possa ripristinare nelle nostre città è senza dubbio l’albero con le sue numerose funzioni vitali. Durante l’estate la temperatura vicino agli alberi si può abbassare sino a 5-6 gradi, mentre il verde contribuisce ad umidificare l’aria. Un solo albero compie, poi, senza spesa e alcun consumo di energia, lo stesso risultato di cinque climatizzatori. Fra un albero e un climatizzatore non c’è confronto: il primo elimina il calore eccessivo, il secondo lo sposta soltanto. I grandi volumi di aria calda espettorati dai climatizzatori, inoltre, fanno impennare la temperatura dell’aria cittadina fino a + 2°C, soprattutto di notte. Gli alberi assicurano la pulizia delle polveri contenute nell’aria; la massa verde delle foglie assorbe l’anidride carbonica e riduce del 50% il tenore dell’ossido di azoto, un dannoso gas emesso dai veicoli a motore. Una fila o un gruppo di alberi abbatte di 5-6 decibel il rumore, il che equivale, in città, a ridurre della metà l’incidenza del traffico. Gli alberi sviluppano anche un’importante azione preventiva di protezione del suolo dall’erosione naturale causata dalla pioggia. I progetti di forestazione delle città possono, ad esempio, interessare i cortili delle scuole e le aree adibite a parcheggio. A quest’ultimo proposito nei parcheggi le alberature dovrebbero essere distribuite in maniera tale da fornire un razionale ombreggiamento agli automezzi in sosta e ad ogni albero dovrà essere assicurata una superficie libera protetta a terra, prato o tappezzanti, mentre le superficie destinata alle auto devono essere permeabili e consentire di drenare l’acqua piovana. Così le automobili, specie nelle nostre roventi estati, potranno usufruire dell’ombreggiamento offerto dagli alberi.
Le responsabilità della politica e delle Direzioni Ambiente di Regioni, Province e Comuni,
L’opposto di quanto è avvenuto ad Alessandria, ad esempio, nelle principali e numerose aree di parcheggio dei supermercati. A tale proposito occorre però che la progettazione della vegetazione urbana diventi una priorità, non solo della politica, ma dei responsabili tecnici ambiente di Regioni, Province e Comuni che non debbono più considerare, come troppo sovente è accaduto, alberi e verde urbano un orpello, un problema in più per chi amministra. Il Consiglio Comunale di Alessandria ha, nel 2017, approvato, in maniera unanime e su proposta dei Gruppi SEL e M5S, un ottimo regolamento urbano per la messa a dimora e la tutela degli alberi. Occorre fare in modo che sia sempre e con puntualità applicato.
A sottolineare, infine, l’importanza che nelle diverse parti del pianeta sta assumendo il tema della riforestazione, nel 2019 il premio Nobel per la pace è stato assegnato al primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed che, oltre ad essere riuscito a terminare la guerra, ha convinto i concittadini a piantare 350 milioni di alberi per lottare contro l’aridità del loro Paese. E, prima di lui, l’amore per gli alberi era valso un Nobel a Wangari Maathai, una donna del Kenya che ha spinto a piantare 30 milioni di alberi.


