Il teatrino del consenso

I fermamente convinti di sinistra e quelli di destra, ciascuno disposto a sostenere la propria parte a qualunque costo, sono tutto sommato poco interessanti: rappresentano “merce elettorale” già acquisita. A preoccupare – e soprattutto a far gola – sono invece gli indecisi, i delusi, quel brodo indistinto e un po’ stagnante che, tuttavia, continua a sobbollire e rappresenta un boccone assai appetitoso per chi punta al consenso e, naturalmente, al potere.

Comme d’habitude, il martellamento politico-mediatico viaggia attraverso mille canali. Si diffondono notizie sempre più stuzzicanti, coinvolgenti, sconcertanti, talvolta scioccanti, in un gioco al massacro reciproco che oggi, come impone il politically correct, viene però condotto con linguaggi pacati, toni altamente “informati” e rassicurante compostezza.

È il tempo della persuasione soft: bisogna convincere con abilità, misura e un aplomb accuratamente controllato. Siamo anni luce dai tempi di Flaiano e di altri geniacci che dell’ironia intelligente facevano un’arma formidabile: fulminanti testimoni di un mondo che fu e, soprattutto, eccezionali stimolatori dell’intelligenza libera. Che bella, e ormai desueta, espressione.

Ma quella, evidentemente, è preistoria. Oggi, qui e adesso, ci dibattiamo fra seriosissimi – e noiosissimi – martellamenti, con i quali si cerca di convincerci a votare l’uno o l’altro contendente. Nel frattempo scorrono scandali di soldi e potere, bombe, liti di governo, accuse reciproche all’ultimo sangue, recriminazioni spesso inconsistenti ma sempre rabbiose, capaci soprattutto di farci perdere un’infinità di tempo.

E sullo sfondo ci sono realtà mondiali da far venire i brividi. Perché, mentre ci accapigliamo sul teatrino quotidiano, stanno arrivando a catena problemi economici di enorme portata, capaci di mettere seriamente in ginocchio non soltanto la nostra piccola Italia, ma l’intera Europa.

Comunque va bene. Va tutto bene. Si deve votare. Che vinca il migliore!

Grazie per l’attenzione.

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