Torino festeggia il declino

Caro Direttore,
so che questa mia analisi su Torino stonerà con la grande aria di festa, pagata da tutti i torinesi, con la quale ieri la nostra Amministrazione aggiunge un’altra giornata di pre-campagna elettorale, inaugurando la nuova via Roma pedonale, costata una ventina di milioni di euro, mentre nelle periferie si organizzano i sabati di festa tra degrado e rapine. Non vi ho partecipato perché sono a Roma, alla Festa dell’Amicizia organizzata dall’Udc, ad ascoltare Meloni, Tajani, Lupi e Salvini.

L’altro giorno, sul treno, ero seduto accanto a un giovane immobiliarista bolognese, Kenan. Alla domanda su che cosa avesse visto mi ha risposto che Torino e Bologna sono due belle città, ma che negli ultimi cinque anni entrambe hanno visto aumentare il degrado. Giovedì la mamma di mio figlio ha subito un tentativo di rapina della collanina nella zona di via Avellino.

Nella nostra città non è più sufficiente avere una laurea per trovare un posto di lavoro. Continuano a chiudere molti negozi, anche per effetto della bassa crescita dell’economia cittadina, che perdura ormai dal 2006. Triste la vicenda del Caval ’d Brons, tristissima la chiusura del Caffè Fiorio, il locale dove si è ideato e preparato il Risorgimento e dove Cavour teneva i suoi incontri riservati. Proprietari senza anima, che non capiscono come certe decisioni danneggino l’immagine della nostra città.

Nelle previsioni sull’andamento del Pil nelle venti città capoluogo di regione, elaborate dal Cer per Confesercenti, Torino è soltanto quattordicesima su venti, con una crescita prevista dello 0,8%, mentre l’Italia dovrebbe crescere dell’1%.

La sinistra che amministra questa città appare insensibile a una situazione sociale che è peggiorata. Non ascoltò la denuncia dell’arcivescovo Nosiglia sulla Torino divisa in due: quella che sta bene e quella, altrettanto grande, che sta male. Abbiamo una classe dirigente che legge, ma che non fa proprie le lezioni più importanti.

Oggi viene ricordata una frase di Emma Bonino che io avevo già sentito pronunciare da Donat-Cattin durante una trattativa aziendale: «La politica serve a difendere il debole, il forte non ne ha bisogno». Le ultime amministrazioni comunali non hanno ascoltato i più deboli. Se lo avessero fatto, avrebbero difeso maggiormente la nostra industria, facendo la voce grossa con la famiglia Agnelli quando ha venduto ai francesi un’azienda che era, ed è, un patrimonio cittadino e nazionale. La nostra Amministrazione non ha neppure raccolto l’invito del cardinale Repole ai capitalisti torinesi a investire di più su Torino. Così la nostra economia continua a crescere poco e quella metà della città che già vive in difficoltà sta sempre peggio.

Ecco perché domenica 27, alle 11, torneremo in piazza del Municipio insieme a tante associazioni cittadine, contro la violenza degli estremisti No Tav e per accelerare i lavori della Tav. Per me è la battaglia della vita. Non so se riuscirò a vederla ultimata, ma mi batterò fino all’ultimo perché la Tav rimetterà Torino al centro della nuova rete dei trasporti e dei traffici commerciali e turistici del futuro. La Tav, infatti, non serve soltanto a mettere in collegamento le economie di Torino e Lione. È un anello di una rete lunga 3.000 chilometri, che collegherà Paesi che producono un quinto del Pil europeo.

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