Così perdiamo il treno
Raffaele Bianco* 08:57 Venerdì 25 Settembre 2026 0
L’allarme lanciato dal presidente dell'Autorità di Regolazione dei Trasporti, Nicola Zaccheo, durante la sua relazione al Senato, parla chiaro: la storica linea “direttissima” Roma-Firenze, con i suoi 254 chilometri, è ufficialmente satura. Il “sold out” riguarda ormai l’intero percorso. Con la progressiva apertura del mercato dell’alta velocità a nuovi operatori e una domanda di mobilità su ferro in costante crescita, la spina dorsale del trasporto ferroviario italiano non ce la fa più a reggere il ritmo. La soluzione tecnica indicata dal garante non è un palliativo, ma un intervento infrastrutturale strutturale: aggiungere due nuovi binari per trasformare l’arteria in una linea a quattro binari dedicati.
Questo scenario mette in luce una verità fondamentale: l’Italia ha una fame disperata di grandi infrastrutture. Cantieri moderni e ben progettati non rappresentano soltanto una risposta all’inevitabile paralisi dei trasporti, ma sono un motore economico formidabile capace di creare migliaia di posti di lavoro qualificati, far girare l’economia reale e dotare il Paese della competitività di cui ha bisogno. Senza binari non viaggiano le persone, non viaggiano le merci e, soprattutto, si ferma lo sviluppo.
Alla luce di numeri, dati di traffico e colli di bottiglia evidenti, continua a fare sorridere – con un pizzico di amara ironia – l’attitudine di chi fa dell’opposizione ideologica a prescindere la propria bandiera. Mentre il Paese reale cerca il modo di muoversi senza accumulare ritardi biblici o rimanere a terra per mancanza di traccia oraria, c’è ancora chi scende in piazza a protestare contro ogni metro di ferrovia o di viadotto. È un folklore tutto nostrano, che ricorda anche le storiche battaglie del movimento No Tav: una visione quasi romantica in cui si preferirebbe forse tornare alle carrozze a cavalli o affidarsi al teletrasporto pur di non posare un binario. La realtà, però, non aspetta i comitati del No: le infrastrutture servono subito, per lavorare meglio oggi ma soprattutto domani e per evitare di scoprire, troppo tardi, che l’unico treno rimasto sia quello dello sviluppo economico, irrimediabilmente perso.
*Raffaele Bianco, assessore alle politiche ambientali, nuove mobilità e sicurezza Comune di Grugliasco (To)


