La rotta, avanti a destra

Recentemente, dalle colonne della sinistra, è emersa una riflessione firmata da Fabio Iannuzzi che merita di essere analizzata con attenzione da chi, come me, ha speso una vita intera sul fronte opposto, dalla militanza giovanile nel Msi a soli 14 anni fino a trent'anni di battaglie sociali sul campo. L'autore traccia un’analisi spietata dei fallimenti del progressismo, ammettendo verità che la destra sostiene da sempre: la sicurezza urbana è il primo dei diritti sociali, l’immigrazione incontrollata schiaccia le periferie e la burocrazia ipertrofica è una tassa occulta che colpisce chi non ha i mezzi per difendersi.

Se persino a sinistra si riconosce che lo Stato ha il dovere di garantire ordine, legalità e protezione, significa che il terreno dei bisogni reali appartiene storicamente alle nostre idee. Tuttavia, per la Destra moderna e di governo, questa non deve essere una giustificazione per adagiarsi sui consensi facili della propaganda o dei post sui social. Al contrario, è una responsabilità enorme. Per convincere gli italiani al di là delle ideologie, la Destra oggi deve dimostrare che il suo modello di società si fonda su un’efficienza pragmatica, capace di occuparsi di quei drammi quotidiani che la politica dei salotti progressisti ignora.

Cosa serve, allora, alla Destra per fare questo salto di qualità definitivo? Serve la capacità di legare la nostra memoria storica alle emergenze laceranti della cronaca odierna, dimostrando che i valori di autorità, lavoro e protezione sociale sono le uniche risposte possibili. Non è l'appartenenza a una sigla o a un sindacato che fa un uomo, ma è l’autonomia del pensiero che spinge a stare vicino ai soggetti più deboli, la stessa che mi ha permesso in trent’anni di attività di affrontare e risolvere sul campo innumerevoli vertenze a difesa della povera gente.

Guardiamo a quello che sta accadendo ai nostri ragazzi. Eventi recenti ci mettono di fronte a una deriva psicologica e sociale che toglie il fiato: pensiamo al dramma del tredicenne che a Roma accoltella la propria insegnante in classe filmando l'aggressione in diretta sui social, o all'assurda violenza consumatasi nei bagni del liceo Ariosto di Ferrara, dove un giovane esterno si introduce per accoltellare uno studente sconosciuto di 15 anni con l'intento folle di togliersi poi la vita. Questa non è semplice microcriminalità; è il fallimento educativo di una società che ha smantellato il principio di autorità, il rispetto per la scuola e il senso del limite. La Destra convince se smette di considerare i giovani come una categoria da scatti fotografici e propone un piano straordinario di ricostruzione sociale: ripristinare il rispetto sacro per la figura dei docenti, presidiare gli istituti, e dare alle famiglie supporti psicologici e comunità educative capaci di intercettare il disagio prima che si trasformi in una lama.

Accanto allo smarrimento dei giovani, assistiamo al dramma silenzioso dei padri e delle madri. La piaga della disoccupazione e della precarietà non rispetta più nessuna fascia d’età: oggi lacera la vita dei quarantenni e dei cinquantenni. Uomini e donne nel pieno della maturità personale, con figli che vanno a scuola, mutui da pagare e anziani da accudire, che se perdono il lavoro si ritrovano invisibili per il mercato, considerati "troppo vecchi" per essere ricollocati e "troppo giovani" per andare in pensione. A loro si somma l'angoscia dei sessantenni che vedono la pensione come una chimera, e la povertà assoluta dei nostri anziani. Pensiamo a una nonnina che vive in una grande città e deve pagare un affitto con la pensione minima: come campa? Come può scegliere tra le medicine, il canone d'affitto o mettere insieme il pranzo con la cena?

Una Destra autenticamente sociale deve porre il tema del lavoro protetto, dell'adeguamento delle pensioni e del blocco del carovita come priorità assoluta dell'agenda economica. Perché'oggi la vera trincea si combatte sul potere d'acquisto dei lavoratori, eroso da un'impennata dei costi che colpisce ogni livello. Dai beni agroalimentari elementari – come il pane, la pasta, la farina, la frutta – fino alla mazzata mensile del caro bollette di luce e gas, passando per i rincari dei carburanti alla pompa, dei materiali edili e la stangata annuale sui libri scolastici: tutto aumenta, tranne i redditi degli italiani. Difendere chi lavora significa garantire che il sudore della fronte si traduca in una vita dignitosa.

Le risposte della Destra non possono essere teoriche, ma devono fondarsi sulla concretezza dei fatti. È la stessa concretezza con cui nel 2019 portai alla ribalta nazionale la storia di Grazia Tripargoletti, una donna di 61 anni che, per non perdere il posto, era costretta a passare la notte all'addiaccio su una panchina perché i trasporti pubblici non garantivano corse utili prima dell'alba. O la fermezza con cui nel 2018 ho combattuto in Calabria al fianco dei vincitori del bando per gli autisti del 118, padri di famiglia pronti a servire la sanità d'urgenza e lasciati per mesi nel limbo dall'inefficienza burocratica regionale.

Il rigore e la tutela della dignità devono valere anche contro la piaga del lavoro nero e delle morti bianche. Quando un uomo perde la vita lavorando, come accaduto tragicamente al buttafuori Antonio Perrotta, non contano i cavilli o l'assenza di un contratto formale: quella è una morte sul lavoro e lo Stato ha il dovere di intervenire con task force ispettive rigide per far emergere il sommerso e tutelare le famiglie. Allo stesso modo, la lotta alle mafie si fa sul campo, tutelando le imprese sane dal dumping criminale e offrendo ai cittadini presidi economici come gli sportelli antiusura.

Infine, la sfida della burocrazia. Lo Stato ipertrofico è il vero oppressore del tessuto produttivo e delle classi popolari. Semplificare radicalmente le procedure amministrative ed edilizie non è una scelta tecnica, è una misura di equità. Dobbiamo passare dal sospetto a priori alla fiducia, lasciando lavorare artigiani e commercianti e colpendo con fermezza chirurgica solo chi froda.

La Destra vincerà la sfida dell’egemonia culturale se saprà essere la forza del fare, unendo il rigore dell'amministrazione al radicamento quotidiano tra la gente. Gli italiani non scelgono i simboli per nostalgia, ma votano chi dimostra di saper rispondere ai loro bisogni materiali con l’onestà, il coraggio e la coerenza di una storia che non ha mai tradito se stessa.

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