ECONOMIA DOMESTICA

La ripresa ha tirato il freno

Si raffredda il clima di fiducia nelle imprese piemontesi pur in un contesto che resta espansivo. Ravanelli (Confindustria): "Pesano dazi e politiche nazionali. No al decreto dignitĂ  e rafforzare Industria 4.0". Bene Asti e il Canavese. Diminuisce la cassa integrazione

La crescita delle imprese piemontesi ha tirato il freno. Nel terzo trimestre - secondo l’indagine di Confindustria Piemonte, Unioncamere, Intesa Sanpaolo e Unicredit - si raffredda il clima di fiducia anche se il contesto resta espansivo: rallentano produzione, ordini totali e attese sull’occupazione, mentre tiene l’export. Fanno eccezione Asti e il Canavese. Le indicazioni più favorevoli provengono dal comparto metalmeccanico e dalle industrie manifatturiere come la gioielleria, ma tengono anche materie plastiche e alimentare. Il ricorso alla cassa integrazione ha raggiunto i livelli fisiologici pre-crisi, restano robusti gli investimenti ed è stabile il tasso di utilizzo degli impianti.

“Pesano le tensioni internazionali innescate dai dazi Usa e dalle tensioni geopolitiche, ma anche le prime scelte del governo nazionale come il Decreto Dignità, un sassolino nella scarpa. Non serve a nulla e non fa bene alle imprese”, spiega Fabio Ravanelli, presidente degli industriali piemontesi. “Il provvedimento su industria 4.0 è una necessità imprescindibile per le nostre imprese. Il Governo non solo non deve smontare il piano Calenda ma deve mantenerlo e soprattutto potenziarlo. L’Italia non può permettersi di perdere questo treno”. Si rivolge così all’Esecutivo il numero uno degli imprenditori piemontesi. Lo studio contiene anche un focus relativo appunto agli investimenti in tecnologie "industria 4.0" da parte delle imprese piemontesi, da cui emerge che “solo” il 32,3% delle aziende interpellate ha effettuato investimenti in quest'ambito. In particolare, la percentuale sale al 47,4% tra le aziende con oltre 50 addetti, mentre scende al 25% per quelle di minori dimensioni. Inoltre, solo il 20,7% delle imprese ha utilizzato gli incentivi previsti nel Piano Calenda. Nello specifico, il 28,6% è ricorso ad incentivi per una cifra compresa tra 10 e 50mila euro, il 16,6% tra 50 e 100mila euro, il 13,4% tra 500 ed un 1 milione di euro, il 13,65% oltre un milione. Ed ancora, la maggioranza delle imprese si è appoggiata a risorse interne, il 13,9% ha utilizzato un consulente aziendale, il 5,2% il Digital Innovation Hub o associazioni industriali piemontesi. Il 24,1% ha dichiarato che avrebbe effettuatogli investimenti anche in assenza di incentivi, mentre per tre quarti delle aziende, gli incentivi sono stati determinanti.

 

A livello territoriale, gli indicatori sono abbastanza omogenei nel registrare un peggioramento generale; fanno eccezione Asti, che si riprende dopo lo scivolone di marzo e il Canavese, che migliora di oltre 7 punti il saldo sulla produzione. Nel comparto manifatturiero, il sondaggio di giugno registra un indebolimento di quasi tutti gli indicatori, tranne quello delle esportazioni, che migliora leggermente. In particolare, peggiorano le attese sulla produzione che, pur rimanendo positive, perdono quasi 7 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione. Stesso andamento cedente anche per ordinativi totali e livelli occupazionali. Il ricorso alla Cig scende ancora di 2,5 punti, raggiungendo i livelli fisiologici pre-crisi.

Stabile su livelli elevati il tasso di utilizzo degli impianti; stabili anche tempi di pagamento e propensione all’investimento. Sembra ridursi leggermente il divario tra piccole e medie imprese e tra esportatori e non esportatori. Le imprese con meno di 50 addetti esprimono valutazioni analoghe rispetto a quelle più grandi, mentre le più ottimiste sono le medie esportatrici, espressione del sostanziale equilibrio tra mercato interno ed estero.

Le indicazioni più favorevoli provengono dai comparti metalmeccanico (soprattutto meccatronica e prodotti in metallo) e delle industrie manifatturiere varie (gioielleria ecc.); buona tenuta anche per materie plastiche e alimentari. Positivo da tre trimestri l’andamento del comparto impiantisti, mentre l’edilizia registra un vero e proprio boom, con un andamento positivo per la prima volta in 5 anni; ovviamente per parlare di un’inversione di tendenza occorrerà attendere le prossime rilevazioni.

Nel comparto dei servizi le previsioni delle imprese, pur inferiori ai livelli di giugno, rimangono espansive, con saldi ottimisti-pessimisti ancora decisamente positivi. Le aziende del comparto si attendono un trimestre estivo ancora favorevole, pur con saldi inferiori rispetto a marzo. La Cig rimane saldamente al di sotto del 2%, così come resta molto elevato il tasso di utilizzo delle risorse aziendali. Frenano gli investimenti.

Manifattura - Per le circa 850 aziende del campione si raffreddano le attese su produzione, ordini eoccupazione per il secondo terzo 2018, con saldi ottimisti pessimisti che, pur in diminuzione, si confermano ancora positivi. In particolare il saldo sui livelli produttivi passa da +16,3% a +9,6%, quello sull’occupazione da +11,2% a +9,1% e quello sugli ordinativi totali da +14,9% a +9,6%. Migliorano invece, di 1,3 punti, le attese complessive sull’export, che da +6,9% passano a +8,2%.

Sembra chiudersi la forbice tra attese di produzione e propensione alle esportazioni. Infatti le aziende più ottimiste, questo trimestre, sono le aziende medie esportatrici, che realizzano cioè all’estero tra il 10 e il 30% e tra il 30 e il 60% del fatturato (con saldi sulle attese di produzione rispettivamente pari a +11,9% e +12,6%) rispetto a quelle che esportano fino al 10 al 30% (+8,9%) e oltre il 60% del fatturato (+7,2%).

Si riduce anche il divario tra la performance delle imprese con oltre 50 addetti e quelle più piccole, con saldi rispettivamente pari a +10,6% (era 23,9% a marzo) e +9,0% (era +12,1%).

Scende ancora il ricorso alla Cig, che interessa ora il 6,2% delle aziende, una percentuale fisiologica. Restano positivi gli investimenti: le aziende con programmi di investimenti significativi, infatti, passano dal 31,1 al 30,4%.

Aumenta il già positivo tasso di utilizzo della capacità produttiva (77,2%), ormai stabilmente attestato su un valore non lontano dai livelli pre-crisi. Non ci sono variazioni di rilievo nella composizione del carnet ordini: il 19,7% delle aziende ha ordini per meno di un mese, il 46,9% ha ordinativi per un periodo di 1-3 mesi, il 19,3% per 3-6 mesi, il 30,9% per oltre 6 mesi. Stabili anche i tempi di pagamento. La media complessiva è di 84 giorni; sale a 100 giorni per la Pubblica Amministrazione, in calo significativo rispetto ai livelli prevalenti di 2-3 anni fa. È fornitore degli enti pubblici circa il 18% delle aziende manifatturiere. Diminuisce il numero di imprese che segnalano ritardi negli incassi (23,8%).

A livello settoriale sono soprattutto le aziende metalmeccaniche ad esprimere attese favorevoli, in leggero calo rispetto ai trimestri precedenti (saldo del 12,8%, contro il 7,6% delle imprese non metalmeccaniche). Buon andamento anche per materie plastiche (+25,6%) e alimentare (+23,7%). Si raffreddano, pur rimanendo positive, le attese nei comparti manifatture varie (gioielli, giocattoli, ecc.) che registrano un +18,2% e chimico (+18,0%). Rimangono positive, da tre trimestri, le attese degli impiantisti (+7,9%), Da tenere sotto osservazione il settore edile, che per la prima volta dal 2013 registra attese positive e passa da -8,9% a +4,2%.

Provincia per provincia - A livello territoriale, si segnala il buon recupero di Asti che, dopo la battuta d’arresto di marzo, registra di nuovo attese ottimistiche (da -9,7 a +5,4%); positive anche le previsioni delle aziende del Canavese, con un saldo che passa da +9,5 a +16,7%. Nel resto del Piemonte rimangono ottimistiche le attese nelle aree di Cuneo (da +19,8 a +11,8%), Novara (da +27,2 a +23,6%), e Alessandria (da +26,8 a +14,1%), mentre a Torino (da +13,5 a +8,5%), Biella (da +8,1 a 0,0%), Verbania e Vercelli il raffreddamento è più visibile (rispettivamente da +7,7 a 0,0% e da +18,4 a +7,0).

Servizi - Le quasi 300 aziende del campione esprimono valutazioni più caute, ma ancora ottimistiche rispetto la rilevazione di marzo sulle prospettive per il terzo trimestre 2018. Il saldo ottimisti-pessimisti sui livelli di attività perde oltre 10 punti percentuali, da +26,5% al +15,8%.

Stesso trend è riferibile al saldo per ordini totali, che passa da +26,2 all’attuale +16,6%. Perdono oltre 5 punti percentuali le attese sull’occupazione, che passano da +21,1 a +15,4%; scendono di 3 punti le imprese con programmi di investimento di un certo rilievo (23,4%).

Andamento positivo per tasso di utilizzo delle risorse (83,3%), mentre è ormai trascurabile il ricorso alla Cig, attestato all’1,5%. Varia di poco la composizione del carnet ordini: il 11,7% delle aziende ha ordini per meno di un mese, il 31,5% ha ordinativi per un periodo di 1-3 mesi, il 21,8% per 3-6 mesi e il 35,0% per oltre 6 mesi. Stabili i tempi di pagamento.La media è di 70 giorni: il ritardo sale a 100 per la Pubblica Amministrazione, con cui ha rapporti di fornitura circa il 45% delle aziende del campione. Il 30,5% delle imprese segnala ritardi negli incassi.

A livello settoriale, si segnala la buona tenuta di Ict (da +37,0 a +26,7%), servizi alle imprese (da 35,3 a +24,7%) e trasporti (da +16,7 a +16,0%). Il calo è più marcato per commercio e altri servizi, che passano rispettivamente da +36,4 a +9,5% e da +21,1 a +1,6%.

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