VERSO IL 2019

Qualcosa di Rosso per Chiamparino

Per difendere gli interessi del Piemonte l'ex sottosegretario di Forza Italia pronto a sostenere con una lista il governatore che però ha detto di non volersi ricandidare. Ci ripenserà? Una santa alleanza per la Tav (e non solo). Anche i Radicali in campo

Lo aveva annunciato qualche settimana fa e intanto quella che poteva sembrare a prima vista una boutade ha preso corpo. Roberto Rosso avrebbe addirittura pronta una lista civica per sostenere Sergio Chiamparino in una grande coalizione “per difendere gli interessi del Piemonte sacrificati sull’altare del governo Lega-M5s”. Una regione sempre più marginale nello scacchiere politico italiano e a rischio isolamento in Europa e allora per cercare di scongiurare quello che ha i tratti di un inarrestabile declino “occorre dar vita a un blocco sociale, economico e politico” e “l’unico che ha la forza e l’autorevolezza di guidare questo fronte è Chiamparino”.

E se il passo di lato annunciato dal governatore a Baveno per favorire quella “discontinuità” indispensabile, a suo dire, per invertire un trend che “ci vede perdere un’elezione dietro l’altra” sembrava ormai delineare la strada verso la successione, ora Chiamparino viene blandito ed esortato all’ultimo sacrificio pure da chi per vent’anni lo ha combattuto. Dallo stesso Rosso che da leader di Forza Italia nel 2001 lo sfidò per la fascia di sindaco di Torino, costringendolo a un ballottaggio all’ultima scheda. Riapparso sulla scena come referente di Direzione Italia, la formazione di Raffaele Fitto, e tornato in Sala Rossa con un rassemblement di liste civiche di centrodestra che insieme hanno ottenuto il 5 per cento, Rosso spiega il senso della sua iniziativa: “Intendiamoci, io non voglio fare un’alleanza con il Pd e tantomeno con il centrosinistra. Io dico che se c’è Chiamparino sono pronto a sostenerlo in nome del Piemonte”. Fine ragionamento di vecchia scuola democristiana o machiavellico calcolo politico, chissà. Intanto il sasso in piccionaia è lanciato.

Il presidente, grazie alla battaglia su Tav e Olimpiadi, è tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico e la "disponibilità" di Rosso potrebbe persino rappresentase un tassello di quell'allargamento del perimetro della coalizione da lui auspicato in più occasioni, giacché è lapalissiano che il Pd e il centrosinistra non sono sufficienti, da soli, a mantenere la guida della Regione. Se in autunno non sarà emersa una figura in grado di rilevarne il testimone come si comporterà Chiamparino? Potrà sottarsi da quel “senso di responsabilità” che l’ha portato ad escludere ogni forma di diserzione (“Non abbandono la nave nel mare grosso”)? Resisterà agli attestati di stima e alle lusinghe ma anche alle sollecitazioni piuttosto insistenti che gli stanno arrivando numerose in queste ore da parte di soggetti economici, datoriali, sindacali? Ci sta (ri)pensando, questo è sicuro.

“Il vero dramma è che siamo di fronte a un governo che nella sua miscela è antipiemontese per definizione. Noi siamo gli unici che non vengono invitati al ballo del principe” prosegue Rosso in un profluvio di similitudini e metafore. Chi sia il principe, tra Salvini e Di Maio non è chiaro, di certo c’è che “persino la Puglia per un interesse strategico degli Stati Uniti avrà il suo gasdotto”. Per questo serve una figura di alto profilo e non un candidato tirato fuori dal cilindro di qualche notabile, uscito da qualche sottoscala di partito o inventato a tavolino.

Cinquantotto anni, originario di Trino Vercellese, città di cui è stato a lungo amministratore e dove è recentemente ritornato da vicesindaco, Rosso è sempre stato un politìco sui generis, anche nella breve parentesi in Regione al fianco di Roberto Cota. Di natali democristiani, nella travagliata stagione post Tangentopoli è stato folgorato sulla via di Arcore fino a diventare uno dei dioscuri del berlusconismo in terra piemontese. In coabitazione (sempre difficile) con Enzo Ghigo. E proprio in quegli anni olimpici fu tra i pochi a contrastare la concordia istituzionale tra Chiamparino e l’allora governatore, quando i due “suonavano la piva insieme”. Per questo “se Salvini la smettesse di guidare un partito a difesa degli interessi del Lombardo Veneto starei con lui – dice –. Ma com’è possibile che tutte le opere siano subordinate a un interesse superiore tranne la Torino-Lione?”.

Nella vicenda si inseriscono pure i Radicali, che con Silvio Viale hanno addirittura preconizzato una lista pro-tav alle regionali, invocano una mobilitazione di massa a settembre (in occasione degli stati generali sulle infrastrutture) “per far vedere che c’è chi dice Sì” afferma Igor Boni, della nazionale di Radicali italiani. “Sarebbe bello,  opportuno, necessario – conclude – che il Pd e le altre forze politiche che si oppongono a questo governo diano man forte al presidente Chiamparino, perché mi pare invece che vi sia troppa titubanza, troppa attesa, troppi dubbi”.

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