Giovedì 02 Ottobre 2014, ore 18,09
CONTI DEMOCRATICI

Eletti morosi, il Pd batte cassa

Finisce l'era del finanziamento pubblico e da Roma non arriverà più un centesimo. Via Masserano manda le ingiunzioni di pagamento ai tanti parlamentari e consiglieri regionali che non versano la cagnotta. A giorni lista di proscrizione e deferimento

Il piatto piange. Quello che fino all’estate scorsa era solo un cattivo presagio adesso è diventato realtà. Il Partito democratico nazionale ha chiuso definitivamente i rubinetti, d’ora in poi non ci saranno più trasferimenti da Roma verso gli organi periferici, anzi semmai sarà il contrario. Prime conseguenze dell’abolizione del finanziamento pubblico, voluta dal segretario-premier Matteo Renzi. Se l’è sentito dire senza troppi preamboli il segretario piemontese Davide Gariglio, in missione a Roma, assieme ai vertici regionali del Nord Italia. La riunione si è svolta presso il gruppo parlamentare della Camera e vi hanno partecipato, tra gli altri, il tesoriere nazionale Francesco Bonifazi e alcuni parlamentari tra cui i piemontesi Magda Zanoni, Nerina Dirindin, Stefano Esposito, Mino Taricco e Umberto D’Ottavio. D’ora in poi per portare avanti l’attività politica sul territorio meglio iniziare a industriarsi con modelli alternativi di reperimento delle risorse, a partire da una vasta operazione di fundraising da concretizzare anche attraverso una serie di cene di autofinanziamento cui parteciperà come guest star Renzi in persona. E guai a dire che le faceva uguali uguali Silvio Berlusconi. C’è poi il tesseramento: ogni singola quota verrà suddivisa tra il circolo territoriale, la Federazione provinciale e il partito nazionale. Il regionale dovrà vivere, invece, con la contribuzione degli eletti, tenuti a versare un obolo al partito per al momento dell’inserimento in lista. Ed ecco le note dolenti. Secondo i calcoli di via Masserano, quartier generale del Pd piemontese la maggior parte di eletti è ancora inadempiente: deputati e senatori, ma anche consiglieri regionali, persino alcuni che a Palazzo Lascaris ci sono finiti per grazia ricevuta, attraverso il listino bloccato, senza neanche spendere il becco di un quattrino per la campagna elettorale. Roba da non credersi. Per questo il tesoriere Mimmo Mangone ha preso carta e penna e inoltrato nei giorni scorsi quello che, dalla segreteria fanno sapere essere “l’ultimo avvertimento”. Una vera e propria ingiunzione di pagamento. Non ci saranno ulteriori solleciti e il 6 ottobre chi non si è messo in regola verrà deferito alla Commissione di garanzia e reso pubblico il nome del reprobo che, secondo l'articolo 40 dello Statuto rischia l'espulsione. Una sorta di lista di proscrizione. Facciamo alcuni esempi. Secondo quanto concordato gli aspiranti parlamentari avrebbero dovuto versare al partito una cifra equivalente a 30mila euro per i candidati alla prima esperienza, 40mila per i consiglieri regionali in carica e 50mila per i deputati e senatori uscenti. Tra i pochi integerrimi il senatore Vannino Chiti, toscano di nascita e piemontese di elezione, che ha versato subito tutto il dovuto, così come un’altra paracadutata, la trentina Flavia Piccoli Nardelli. Per il resto una serie infinita di inadempienze: persino la situazione del tesoriere nazionale, proprio quel Bonifazi che ora batte i pugni per raddrizzare la situazione finanziaria del partito, sarebbe poco chiara, giacché non avrebbe ancora versato l’importo dovuto al Pd piemontese che lo ha ospitato nella lista della Camera sul Piemonte 2. Stesso discorso vale anche per un altro miracolato, il donciottiano Davide Mattiello, il quale avrebbe fatto sapere di voler saldare con Roma, ma a oggi avrebbe versato una piccola mancetta. Per andare incontro ai morosi si è anche cercata una sorta di rateizzazione, come spiega lo stesso Mangone in una lettera inviata ai parlamentari inadempienti. Si legge: “In una prima fase l’impegno che tu hai sottoscritto prevedeva il versamento in un’unica soluzione”, poi però “è stato deciso di adottare la proposta Fornaro”, dal nome di un altro senatore del Pd, ideatore del “lodo”. Ma in cosa consiste? Presto detto: “versamento di due terzi dell’impegno assunto entro il giorno delle elezioni e il restante terzo con rate mensili da 500 euro fino a fine legislatura”. Secondo quanto si apprende da via Masserano i più si sono messi in regola, ma non mancano gli ostinati, coi quali stavolta il partito sembra pronto ad andare allo scontro. Ci sono poi i debitori delle passate legislature, tra i quali spicca l’ex sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti, per gli amici il Kissinger della Crocetta, poi mutato in Luttwak di via della Rocca, che ha un debito col partito risalente addirittura da quando salutò i democratici per seguire Francesco Rutelli nell’Api. Oggi è tornato, folgorato anche lui dal verbo renziano, ma di mettersi in regola non vuole sentirne parlare. Ad oggi, almeno stante alle rassicurazioni provenienti dalla segreteria regionale, sul partito non gravano esposizioni bancarie, insomma non ci sono debiti, forse solo qualche arretrato con i fornitori, ma si tratta di cifre relativamente basse, assicurano. I costi, però, restano piuttosto alti: si pensi che per il solo funzionamento della segreteria – al netto dell’attività politica – il partito spende 15mila euro al mese. L’ultimo versamento da Roma è di 80mila euro, utilizzati per la campagna elettorale per le europee, regionali e comunali della primavera scorsa. “Se tutti pagano, però, ce la possiamo fare” dicono da via Masserano, al punto che c’è chi starebbe ipotizzando di acquistare una sede, proprio per risparmiare l'affitto.
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02 Ottobre 2014, ore 16,36
VENTO DEL NORD

Lega choc, Novara e Vco in Lombardia

Il Carroccio vuole riscrivere la geografia. "I nostri territori sono completamente abbandonati dalla Regione che è Torino-centrica. Per questo è venuto il momento di chiedere alla gente cosa vuole". A novembre il lancio dei comitati per indire un referendum

Volevan fare la secessione, ma, visti i tempi si accontenterebbero di disfarsi del Piemonte. Novara e il Verbano-Cusio-Ossola si sentono sempre più lumbard e allora tanto vale cambiar regione e passare armi e pagagli con la vicina Lomabardia. Segno dei tempi che passano e di un'ambizione che, evidentemente, va via via ridimensionandosi, una sorta di secessione in chiave domestica. È l'ultima trovata di una parte del Carroccio piemontese. “La nostra Regione si conferma sempre più Torino-centrica  - spiega il commissario del Carroccio novarese, Luca Bona -. Non viene considerata la vicinanza della Lombardia... LEGGI TUTTO
scritto da Giovanni Ravasenga

Rischio idrogeologico, basta parole

l’aggravarsi della insicurezza di Trino, soprattutto dal punto di vista alluvionale, resta una tragica realtà documentata anche da molti soggetti istituzionali. Intanto però i progetti sono fermi sotto montagne di scartoffie

Lo stato di fatto della messa in sicurezza del Territorio e di Trino, per usare un termine sportivo e automobilistico si direbbe che “da anni è ferma ai box” e non si sa bene per quale guasto e/o problema. Una situazione che si traduce in un ritardo ormai di proporzioni bibliche, insostenibile e senza più attenuanti. Purtroppo una messa in sicurezza fatta “di sole carte” che corrono anche il rischio di bagnarsi e di essere quindi inservibili. Nessuna pianificazione e/o programmazione attendibile delle tempistiche attuative, sia dal punto di vista progettuale che attuativo. Solo dichiarazioni istituzion...Leggi tutto

scritto da On. Giorgio Merlo

Art.18: Donat-Cattin, i diritti e il Pd

Non va dimenticata la lezione dei padri dello Statuto dei lavoratori, esponenti della sinistra Dc e della miglior cultura socialista. A partire dalla battuta dell'allora ministro: "E adesso portiamo la Costituzione in fabbrica". Le ragioni di Renzi

È inutile girarci attorno. In ballo attorno all’art.18 non ci sono solo le tutele, le garanzie e i diritti dei lavoratori. Certo, ci sono anche quelli, com’è ovvio. Ma non solo. È appena sufficiente scorrere i giornali, di qualunque parte siano, ascoltare anche passivamente gli innumerevoli talk show televisivi e le quotidiane opinioni dei principali leader politici per rendersi conto che la posta in gioco è ben più ampia.   Innanzitutto la discussione in corso è praticamente tutta interna al centro sinistra. E, in particolare, nel campo del Partito democratico. La determin...Leggi tutto

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Il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino interviene sempre più frequentemente su questioni di politica nazionale. A tuo giudizio è:
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Art. 18, il capitale e le sue orge
Alla fine ce l’hanno fatta. Alla fine un altro colpo è stato assestato ai danni del lavoro e dei diritti sociali. L’ennesimo colpo. Anche nel mondo post-1989 – con buona pace delle “anime belle” che ovunque scorgono solo libertà uguaglianza fraternità e Bentham – il conflitto resta quello tra Capitale e Lavoro. Con una differenza, certo. Prima del 1989 il conflitto era bilaterale: con la sintassi di Hegel, Servo e Signore si fronteggiavano... Articolo completo
 
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