Giovedì 29 Gennaio 2015, ore 21,06
POLITICA & SANITA'

Il Tar smonta l’abracadabra di Cota

La giunta di centrodestra aveva stornato le spese per l'assistenza domiciliare, spostandole dal capitolo sanità a quello delle politiche sociali. Il tribunale amministrativo ha annullato le delibere ristabilendo la situazione iniziale. Saitta chiede lumi a Roma

Tenere fuori dal bilancio della Sanità le spese per l’assistenza socio-sanitaria domiciliare, spostando la voce di spesa sul capitolo delle Politiche sociali. Era stata la mossa dell’allora assessore alla Sanità della giunta Cota, Ugo Cavallera. Una gabola per alleggerire la situazione pesantissima dei conti di corso Regina che, però, dopo poco più di un anno, è stata azzerata dai giudici amministrativi. Il Tar delPiemonte oggi ha annullato le delibere ristabilendo la tesi che anche questo genere di cure, tra cui ci sono quelle per malati cronici, deve essere ricompreso nell’ambito dei Lea, i livelli essenziali di assistenza, da cui erano state messe fuori dalla giunta Cota. Le critiche durissime che avevano accompagnato quei provvedimenti, assunti nel 2013 e nei primi mesi del 2014,erano quindi più che fondate. Così come erano stati pesanti i contraccolpi provocati, ad incominciare dal blocco degli assegni a favore dei malati messo in atto dalle aziende sanitarie in seguito alle decisioni della giunta. In campo erano scese le associazioni di malati e delle loro famiglie che avevano chiesto con forza e ripetutamente a Cavallera e Cota di tornare sui loro passi, ritirando quei provvedimenti “sicuramente lesivi del diritto alle cure delle persone non autosufficienti’, come era stato rilevato anche dall’Anci Piemonte. In uno dei tanti appelli lasciati cadere da chi all’epoca governava la Sanità si leggeva come “le associazioni ribadiscono che rientrano pienamente nei Lea e che quindi sono diritti pienamente ed immediatamente esigibili, le prestazioni socio-sanitarie domiciliari per le persone con disabilità fisica o sensoriale grave comportante non autosufficienza, per gli anziani malati cronici non autosufficienti, i soggetti colpiti dal morbo di Alzheimer e altri tipi di demenza senile e le persone con disabilità intellettiva grave e gravi disturbi psichiatrici. L’assegno di cura non comprende quindi solo prestazioni erogate dall’operatore socio sanitario, ma anche l’intervento dell'assistente personale o del familiare che assuma funzioni di cura”. Per questi motivi le associazioni avevano ribadito a Cavallera che “è competenza del servizio sanitario la cura, anche a domicilio, dei portatori di malattie croniche e di disabilità che comportino la non autosufficienza e l’impossibilità di svolgere autonomamente le funzioni indispensabili alla loro sopravvivenza”. Un’interpretazione che ha visto oggi avere ragione da parte del Tar. Nel frattempo Antonio Saitta e il suo collega alle Politiche sociali Augusto Ferrari, nei giorni scorsi avevano chiesto alle Asl di anticipare i pagamenti a favore degli oltre undicimila malati che ne hanno diritto. In piena consonanza con la sentenza del Tar il commento dell’assessore Saitta, secondo cui il pronunciamento dei giudici «afferma un principio che condividiamo appieno, ovvero che cure domiciliari e assegni di cura non debbano essere considerati “extra Lea”, ma vadano finanziati con le risorse del fondo sanitario. Questa decisione - aggiunge il titolare della Sanità piemontese - ci mette nelle condizioni di aprire un confronto con il ministero, cosa che faremo la prossima settimana a Roma». La speranza di Saitta è quella di ottenere il via libera per poter utilizzare le risorse della sanità, anche se questa non pare una soluzione scontata. Nel caso non fosse possibile, «per il 2015 ricorreremo a fondi regionali aggiuntivi perché non possono venire meno i servizi per le persone più deboli: uscendo dal piano di rientro nel 2016 recupereremo finalmente la libertà di finanziare tali prestazioni con il fondo sanitario senza dover subire imposizioni da nessuno».
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29 Gennaio 2015, ore 18,18
ROMANZO QUIRINALE

Voteranno Mattarella? Sì, no, forse

Molta cautela tra i 70 grandi elettori piemontesi. La sensazione è che i giochi non siano affatto chiusi e quindi si guardano attorno cercando di capire le mosse dei big. Chiamparino: "C'è un buon clima". Malan: "Riforme a rischio, Renzi non è stato di parola"

Sarà davvero Sergio Mattarella a salire sul Colle? Nella pattuglia piemontese dei grandi elettori (67 parlamentari e 3 consiglieri regionali) prevale la cautela: tutti sono assai prudenti, nessuno è disponibile a mettere la mano sul fuoco. La sensazione, persino nelle file dei democratici – che pure in assemblea hanno votato compattamente per il candidato proposto da Matteo Renzi - è che i giochi non siano affatto conclusi. Certo, occorrerà attendere il quarto scrutinio, previsto nella mattinata di sabato, e in 48 ore tutto può accadere. Persino che l’attuale posizione contraria di Forza Italia possa modific... LEGGI TUTTO
scritto da Alessandro Lupi, Forza Italia*

Un “Minchiatellum” per le Circoscrizioni

Una riforma che, al di là dell'evidente ossimoro di accorpare il decentramento, non solo non produrrà risparmi significativi ma creerà maggiori disagi ai cittadini. Noi abbiamo proposto di delegare servizi e interventi, diminuendo il numero dei consiglieri

Alla fine, dopo quattro anni di annunci, è arrivata la prima proposta di “riforma” del Decentramento torinese. Quattro anni in cui l’unica discussione seria che si è fatta è sul numero delle Circoscrizioni. Nella bozza di riforma dello Statuto infatti non vi è alcun riferimento ad eventuali trasferimenti di competenze o potenziamenti dell’attività degli organi decentrati.   Al di là dell’evidente ossimoro derivante dalla volontà di accorpare il decentramento, quello che ci lascia maggiormente perplessi è il reale beneficio economico derivante...Leggi tutto

scritto da Alfredo Monaco, Scelta Civica*

Nel “baraccone” offesa l’umanità

Ha ragione il soprintendente Rinaldi a sentirsi turbato dalla presenza del vagone ferroviario collocato davanti alla facciata juvarriana di Palazzo Madama. Preoccupa però la scarsa sensibilità mostrata verso l'orrore che ha segnato il Novecento

Il Soprintendente ai Beni architettonici del Piemonte, Luca Rinaldi, ha ragione: il vagone ferroviario sistemato in Piazza Castello a Torino è “un baraccone che turba la prospettiva della facciata di Juvarra di Palazzo Madama”. Sfido chiunque a contestare questa affermazione. Quello che lascia perplessi è che il Soprintendente si sia accorto solo oggi che milioni di persone siano state accalcate in quei “baracconi”, cominciando il drammatico viaggio dell’Olocausto. Forse il Soprintendente Rinaldi pensa che i nazisti abbiano usato il Frecciarossa o Italo per la deportazione?   Forse &...Leggi tutto

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Entra nel vivo la campagna elettorale per le amministrative di Venaria, popolosa città alle porte di Torino. Fa discutere, in particolare, la presenza all’iniziativa del gruppo contro il candidato ufficiale del Pd Salvino Ippolito del consigliere regionale Daniele Valle. Anche nella città della Reggia, i democratici si mostrano divisi e particolarmente litigiosi. Tensioni che hanno origini lontane nel tempo, da quando l’allora primo cittadino Nicola Pollari fu defenestrato proprio per il voltafaccia di un gruppo di consiglieri dem e ora, dopo la rottura con l’altro ex sindaco Giuseppe Catania, patrocina la nuova formazione battezzata “Venaria punto e a capo” che tenta di aggregare l’ampia area di scontenti del centrosinistra.
 
A conti fattiA conti fatti
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