CAOS DEMOCRATICO

Chiamparino reggente del Pd, lui nicchia

L'ex sindaco si schermisce di fronte alle insistenti richieste di impegno: "Se avessero voluto utilizzarmi l'avrebbero già fatto". Eppure lo vuole Veltroni, non spiace ai renziani e potrebbe essere il traghettatore verso il congresso

Ha paura di fare, per l’ennesima volta, la fine della “bela Maria”. E così Sergio Chiamparino, da giorni tirato per la giacchetta come reggente (o segretario? Chissà) del Partito democratico, soluzione di compromessi tra le opposte fazioni in campo, sceglie di schermirsi. Lo ha ribadito ancora stamattina a margine di un convegno sul welfare: «Sono due anni che ho smesso di fare il sindaco. Se il Pd avesse ritenuto di volermi utilizzare lo avrebbe già fatto. Non lo ha fatto, evidentemente non mi considera una risorsa». Sa che così non è, ed è altrettanto consapevole che alla sua attuale posizione di “marginale di lusso” ha contribuito non poco l’ignavia mostrata in almeno un paio di frangenti. Il nome dell’attuale presidente della Compagnia di San Paolo, l’ha fatto Veltroni e per i renziani potrebbe essere proprio l’ex sindaco di Torino l’uomo giusto per la successione a Bersani. «A me sembra che mi chiamino solo i titoli dei giornali. Sto facendo un altro lavoro, con interesse e credo anche bene», ha detto chiudendo, almeno pubblicamente, l’argomento.

 

La situazione interna al Pd è più che mai ingarbugliata. La base spinge per un congresso subito ma l’assemblea convocata per sabato prossimo per ora si limiterà a eleggere un segretario, o un reggente, che traghetti il partito fino a ottobre. Segretario o reggente? La distinzione non è solo nominalistica. Nel secondo caso, quello di un reggente o di un comitato di reggenti nel quale siano rappresentate tutte le varie correnti, si tratterebbe di una figura di garanzia che non si candiderebbe al prossimo congresso. Ma il primo obiettivo dell’sssemblea sarà quello di evitare una nuova conta lacerante tra i due candidati per ora in corsa: Gianni Cuperlo e Guglielmo Epifani. Contro l’ipotesi di un comitato di gestione collettiva, caldeggiata ieri anche da Carlo De Benedetti, si sono espressi diversi big del partito, da Massimo D’Alema a Nicola Zingaretti, convinti che in una fase già così complicata per la vita dei democratici serva una guida certa. «Ci vuole un segretario pienamente legittimato», avverte il neo governatore del Lazio, Zingaretti. Il nodo sarà affrontato martedì o mercoledì in una riunione dei segretari regionali. Anche se nel partito c’è chi avverte: «non si riesce neanche a fare un gabinetto tra tutti i big, Letta incluso, perché c’è il timore che Renzi, che non verrebbe, poi denunci accordi occulti». Alcuni dirigenti locali come Michele Emiliano premono per fissare il congresso al più presto. «C’è un equivoco di fondo Letta è il vice di Bersani, quindi l’ultima persona che poteva guidare un governo del presidente era un uomo con le stesse responsabilità di Bersani», spiega Emiliano molto critico nei confronti del governo con il Pdl. «A me Gianni Cuperlo piace» scrive su Facebook il presidente della Toscana, Enrico Rossi, che chiede alla sinistra di ripartire con un progetto per il partito e per la società.

 

Intanto ieri è tornato a parlare Bersani. «Messi di fronte alla prima vera responsabilità nazionale da quando siamo nati abbiamo mancato la prova», ha detto l’ex segretario all’Unità. Bersani chiede un segretario vero e si schiera per una modifica dello statuto che separi la segreteria dalla premiership, come vorrebbe Matteo Renzi che si è chiamato fuori dalla corsa per la guida dei Pd. Una differenziazione osteggiata anche da Walter Veltroni nettamente contrario sia a separare le funzioni di segretario e candidato premier sia all’idea che, visto che a palazzo Chigi c’è Letta, il nuovo segretario debba rappresentare la sinistra. Una posizione che spiazza Renzi e i renziani che in questa fase vogliono essere rappresentati ma potrebbero “accontentarsi” di convergere su Chiamparino. Quando uno dice si essere nato con la camicia.