OMO DE PANZA

Notabili e peones in pellegrinaggio Tutti alla corte di Palenzona

Big Fabrizio convoca gli “amici” e scopre di averne tanti. “Non rifondo la Dc anche se non ci sarebbe nulla di male”. A baciare la pantofola politici di tutti gli schieramenti, dalle brume della Prima Repubblica alle giovani leve Pd, banchieri e imprenditori

“Fabrizio, ma è vero che vai ad Alessandria a rifondare la Dc?”. E lui: “No, ma non ci sarebbe niente di male a farlo. Comunque è solo una riunione di amici”. Vecchi e nuovi, tanti comunque. Come capita quando allarghi l’invito rispetto alla solita cerchia e i nuovi sanno che il buffet, siano tartine o poltrone, è di quelli ricchi, da non perdere. E poter dire, poi, io c’ero.  Centocinquanta, uno più uno meno. Suppergiù quanti i chili dell’ospite d’onore, ovvero lui: Fabrizio Palenzona, salutato calorosamente, ossequiato, abbracci e strette di mano con impercettibile accenno d’inchino, distratti conciliaboli nell’attesa di potergli parlare una manciata di secondi, scroscio di battimani. Da don Sturzo a Renzi, passando per Dossetti e Donat-Cattin. Il percorso tracciato per la lectio magistralis del banchiere-camionista, dal suo vecchio amico e proconsole alessandrino Agostino Gatti, s’annuncia come una rotta da percorrere volando alto sulle miserie e piccinerie della politica di cabotaggio.

 

Il parterre che ieri nel salone dell’austero Palazzo Monferrato, centro storico di Alessandria, ha accolto, ascoltato e applaudito il “credente peccatore” come egli stesso si è definito, non era composto solo da vecchi e nuovi sodali, legati dall’idem sentire post-democristiano, con la tessera del Pd in tasca e nell’album le foto giovanili in bianco e nero delle riunioni nella sede dello scudocrociato. Certo quello era ed è lo zoccolo duro, i nomi con l’asterisco accanto nell’agendina della vecchia eminenza grigia mandrogna qual è Gatti, ma l’invito ad ascoltare Palenzona parlare di politica non è stato declinato da nessuno. I tre parlamentari democrat della provincia - Cristina Bargero, Daniele Borioli e Federico Fornaro – attesi a Torino da Chiamparino e Fassino, non sono mancati, anche se per un fugace saluto. Ubi maior, inteso come stazza, ovviamente.

 

In prima fila, mentre sfilano tre giovanissimi consiglieri comunali della zona a incarnare il nuovo, accomodato vis a vis con la guest star c’è l’ottuagenario Renzo Patria, deputato per alcuni lustri e ras dei fanfaniani che una volta a riposo i cavalli di razza era migrato verso le scuderie di Arcore. Non certo l’unico esponente del centrodestra in questa riunione di amici che pare una vecchia corrente del nuovo Pd. C’è il plenipotenziario di Ncd in terra mandrogna Fabrizio Priano che siede pure nel cda della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, ovviamente in forze all’incontro, a partire dal presidente Pierangelo Taverna e dal suo vice Giovanni Maria Ghè, senza contare lo stesso Gatti, oggi in altre faccende  affaccendato al tavolo dei relatori insieme al segretario regionale del Pd Davide Gariglio e a quello provinciale Domenico Ravetti.

 

Banche e politica, come tartine e prosecco. Ecco quindi Maurizio Delfino, in Fondazione Crt  in quota Lega, e, seduto proprio a fianco di Patria l’aspirante consigliere della stessa Fondazione torinese ed ex consigliere regionale della Margherita, Bruno Rutallo. “Bisogna tornare ai partiti. La leadership va bene, ma la politica non è un uomo solo al comando” dice l’uomo dalle mille poltrone scatenando l’applauso. Bipartisan, ça va sans dire. Applaude la sindaca Rita Rossa che l’ineffabile Gatti con un rigiro di parole, presentandola, già la investe della carica di presidente della nuova Provincia come a liquidare d’un colpo le difficoltà interne al partito per la scelta del candidato. Anche questo è essere nati democristiani. Come Totò, Gatti potrebbe dire “ed io lo nacqui, modestamente”. Applaude Paolo Filippi che con l’anziano anfitrione ebbe un duro scontro di recente e che qualcuno diceva avesse raffreddato i rapporti con lo stesso Palenzona. Il quale ha richiamato ad Alessandria pure l’allora suo storico capo di gabinetto Paolo Affronti, eletto alla Camera nei Popolari-Udeur nel 2006, un passato da segretario particolare prima di Donat-Cattin e poi di Franco Marini in vari ministeri e oggi dato assai vicino al presidente della Provincia di Milano Guido Podestà.

 

Spazia dall’articolo 18 “che tutela solo una minoranza dei lavoratori” al ruolo del credito, un terreno a dir poco a lui congeniale,  “le banche devono fare le banche”, rimarcando dossettianamente “l’impegno sociale al quale è chiamato chi fa politica”. Pillole di politica quelle di Palenzona. Di una politica “che deve tornare ai partiti, all’impegno, alla formazione dei giovani”. E giù a spellarsi le mani. La rotta resta sempre alta, lontana dallo sfiorare cavi in cui corre la tensione della crisi e dei contrasti tra partiti, appunto. Ché a Palazzo Monferrato non ci sono solo uomini e donne di partito ad ascoltare l’uomo che transitò dalla politica alle banche correndo sulle autostrade e non disdegnando gli aeroporti.  C’è tutto lo stato maggiore della Confesercenti, quello degli artigiani, bancari in ordine sparso, banchieri come Carlo Frascarolo che siede nel cda di Bpm, ancora uomini di Fondazione Crt come Massimo Bianchi. E ci sono, schierati pure i vertici della Sanità a partire da Nicola Giorgione, direttore generale dell’Azienda ospedaliera, del cui possibile accorpamento con l’Asl (rappresentata al Palenzona day dal direttore amministrativo Stefano Manfredi) si discute in queste settimane. C’è il coordinatore regionale dell’Udc Giovanni Barosini e l’ex deputato Pd Giorgio Merlo.

 

Non sarà andato ad Alessandria a rifondare la Dc come gli aveva chiesto un amico, ma l’aria che si respirava un po’ era quella. La balena bianca ogni tanto deve riemergere. E se Palenzona ne ricorda la stazza, il segnale agli avversari e pure ad alcuni ambienti democratici è chiaro. Credente peccatore, mica per caso. (sr)