REGIONE PIEMONTE

Sanità, fuoco di fila contro Saitta

Partono siluri da maggioranza e opposizione sul riordino della rete ospedaliera. Vignale (FI): "Giunta scorretta, ha presentato i documenti a giochi fatti". Motta (Pd): "Sulla comunicazione tanto da lavorare". Giallo sull'emodinamica di Moncalieri

Hanno chiuso la stalla quando i buoi erano ormai scappati. E si son presi pure qualche incornata, da destra ma anche da manca. Sergio Chiamparino e Antonio Saitta, dopo aver reso nota la delibera sulla riforma ospedaliera solo quando questa era già stata approvata e addirittura arrivata al ministero,  non potevano certo aspettarsi qualche buffetto dalle opposizioni e gli osanna dalla maggioranza al momento di presentare il piano, oggi, in Consiglio regionale. Una tattica, quella adottata dalla giunta, già criticata duramente quando il mistero aleggiava sui tagli delle rete ospedaliera, imposti dal Patto per la salute e dalla necessità di uscire al più presto dal piano di rientro. Tutti, chi più o chi meno, nel parlamentino regionale hanno accusato il presidente e l’assessore alla sanità di scarsa trasparenza. Il più duro è stato Gian Luca Vignale (Forza Italia) che ha parlato di “assoluta ed estrema scorrettezza della giunta che ha fornito ai consiglieri la delibera quando questa era ormai a Roma e solo dopo che il vicepresidente Aldo Reschigna era stato fatto oggetto di forti pressioni dalla minoranza perché venisse consegnato il testo” , leggermente più soft ma vista la sua posizione non certo tenera, la reprimenda della democrat astigiana Angela Motta: “Diciamo che sulla comunicazione abbiamo molti margini di miglioramento. Abbiamo la necessità di comprendere la riforma, per condividerla e farla condividere nei nostri territori”, ma non è purtroppo andata così, tant’è che la stessa Motta aprirà poi un capitolo su scelte fatte in corso Regina che riguardano l’ospedale astigiano e che lei stessa ha detto chiaramente di non condividere e di voler discutere “se non ci sarà la solita chiusura da parte degli uffici dell’assessorato quando si tratta di questioni che riguardano Asti”. Più plateale l'intervento della capogruppo della Lega Nord Gianna Gancia: debole nelle argomentazioni, stentorea nell'esposizione, ha però ottenuto ciò che cercava, un po' di visibilità. "Vergognatevi, criminali. Avete impedito il cambiamento per cinque anni", ha urlato sintetizzando il Cota-pensiero.

 

Dal metodo, ovvero rendere nota la delibera e gli allegati a cose fatte, al merito, ossia le mille questioni dei territori e dei loro ospedali, il passo è breve. Ma tanto basta per rischiare di far prendere una brutta storta alla giunta Chiamparino. Che, pure oggi ha ribadito di essere disposta al dialogo e alle indicazioni, purché a costi invariati e senza demolire l’impianto della riorganizzazione. Riorganizzazione necessaria per passare l’esame del Tavolo Massicci, incassare al più presto uno sblocco parziale del turn over, uscire entro il 2015 dal piano di rientro ed evitare il fallimento, ma anche per sanare quegli errori fatti in passato e che, come ha spiegato Saitta “per quindici e più anni nessuno ha mai corretto. Oggi è arrivato il momento di farlo. Ha sbagliato il centrodestra, ma anche il centrosinistra. Noi dobbiamo rimediare, bisogna che la Regione faccia il suo lavoro”.

 

Poi una stoccata a chi in passato “ha consentito che le politica sanitarie le facessero le lobby, che le decisioni le prendesse un gruppo di primari”. E a proposito di primari, l’assessore è andato giù duro su quelle “scelte fatte in passato che riducevano i posti letto, ma non i primari, arrivando ad avere queste figure anche a capo di reparti con appena cinque letti”. L’avvertimento è lapidario: “Non è più immaginabile che la politica possa continuare ad agire come in passato”. Il cambio imposto anche attraverso la prima invocata e ora spulciata delibera non è però un boccone digerito come un sorbetto, neppure dalla stessa maggioranza.

 

“Chiudere il Valdese è stata una cattiveria della giunta precedente e – dice il democratico Nino Boeti (foto) – Saitta deve trovare la soluzione per recuperarlo all’interno della Città della Salute. Il San Luigi di fatto non ha mai svolto attività di Dea di secondo livello, e quindi bene la scelta del Mauriziano”. Ma restano tanti i temi da discutere. Dall’ospedale di Lanzo, “che deve rimanere un presidio e non solo un  ambulatorio”. “Chiudere le emodinamiche – sempre a detta di Boeti – è un errore”. E proprio su questo tema si apre un giallo che rischia di scivolare in commedia (ma dell’assurdo). Nel piano presentato da Saitta, infatti, c’è la chiusura dell’emodinamica di Moncalieri, come sottolinea anche il capogruppo del Movimento 5 stelle Giorgio Bertola, il quale ricorda le battaglie dei democratici nella passata legislatura per salvare quel reparto del Santa Croce. A stretto giro, però, arriva una nota del sindaco Roberta Meo, peraltro impegnata nelle ultime battute di una intensa campagna per le primarie: “Nessuna chiusura dell’Emodinamica di Moncalieri, anzi il Santa Croce verrà ampliato con maggiori specialità per il Dea di primo livello e dal prossimo anno l’ospedale di Moncalieri sarà inserito nell’elenco degli edifici di salute pubblica che verranno ristrutturati”. A dare ampie garanzie è proprio l’assessore Saitta. Insomma giallo o commedia che sia, l’emodinamica di Moncalieri resta un rebus. Non l’unico.

 

Ad Asti, per esempio, c’è un reparto per malattie infettive di ultima generazione, ad altissimo contenimento tanto da essere una dei riferimenti per le emergenze legate al virus Ebola. “Nella riorganizzazione è previsto che venga spostato da Asti ad Alessandria – ha denunciato Motta (foto) – Si chiude un reparti nuovo in un ospedale capiente, per sposarlo in una struttura ormai ingolfata da anni. Perché? Casi del genere non sono rari, come stanno emergendo sul territorio. Dall’oscuro futuro dell’ospedale di Nizza Monferrato alla sorte incerta del nuovo reparto con venti letti di riabilitazione funzionale di Ovada che sulla tabella è sparito. Altra questione sul tavolo, quella dei posti letto: “Se ne tagliano 2238 in tutto il Piemonte, pur aumentando quelli di continuità assistenziale, ma si diminuiscono. E i malati che fino ad oggi utilizzano i servizi – si chiede Davide Bono del M5S – visto che ci sono Renzi e Chiamparino stanno improvvisamente meglio e non si ammalano più?”. (sr)