PARTECIPATE

Csi al bivio, presto che è tardi

Dopo il passo falso della scorsa settimana una nuova assemblea, entro fine, mese darà il via libera ai piani di coinvolgimento dei privati. “Meglio commissariare”, suggerisce Pichetto (FI). Un ente rimasto “orfano”, il column di MANACORDA

Nessun passo falso, la situazione del Csi non consente ulteriori perdite di tempo. E qualora si dovessero registrare resistenze più o meno palesi meglio sarebbe procedere al commissariamento. A chiedere un’iniziativa forte da parte della Regione è Gilberto Pichetto, coordinatore e capogruppo di Forza Italia a Palazzo Lascaris, secondo il quale “non vi è più alcun dubbio sul fatto che solo attraverso una gestione straordinaria del Consorzio si possa sbloccare uno stallo che perdura ormai da anni e che rischia di pregiudicare seriamente il futuro della più importante azienda dell’Ict piemontese”. Il cda dell’ente di corso Unione Sovietica riconvocherà oggi l’assemblea dopo il nulla di fatto di sette giorni fa che aveva portato Sergio Chiamparino a esternare tutto il suo disappunto per quella strana mancanza del numero legale provocata dagli enti locali, Comune di Torino in primis, e dalla stessa Asl To1, ma anche a lanciare un avvertimento perentorio: “Mi auguro che il cda tempestivamente riconvocato dal presidente possa trovare velocemente soluzioni adeguate per evitare il rischio che il Csi nei prossimi mesi vada a schiantarsi contro un muro, rischio – aveva ribadito il governatore - che è tutt’altro che campato per aria”.

E la riconvocazione in tempi brevissimi, entro la fine del mese, è attesa oggi ed è stata preannunciata ieri dall’assessore regionale alle Partecipate Giuseppina De Santis, sentita in prima commissione a Palazzo Lascaris insieme al presidente del consorzio Riccardo Rossotto. Nel corso delle audizioni nemmeno un cenno a quelì’evidente braccio di ferro tra Palazzo Civico (in particolare da parte  dell’assessore alle Partecipate Giuliana Tedesco, del suo collega al Bilancio Gianguido Passoni e dello stesso responsabile dell’Ict di Palazzo Civico Stefano Gallo) e Piazza Castello: stop rubricato, diplomaticamente a “incidente di percorso”. Come se nulla fosse accaduto. O forse per quel che sarebbe accaduto subito dopo in un confronto tra Chiamparino e Piero Fassino al fine di superare l’ennesimo ostacolo lungo una strada che, se non troverà una svolta, rischia di condurre il Csi verso il precipizio. Il Comune, comunque contrario alla procedura indicata dal vertice aziendale e dalla Regione, è obbligato a un passaggio in Consiglio.

Le spinte neppure troppo nascoste di chi come Passoni vorrebbero tentare un improbabile risanamento del consorzio e solo successivamente cercare partner privati – nel frattempo non rinunciando alla consueta spartizione delle poltrone – sembrano tuttavia aver trovato una certa resistenza. Almeno secondo quanto è emerso dalle audizioni odierne nella commissione presieduta da Vittorio Barazzotto. Sia la De Santis, sia Rossotto hanno ribadito l’intenzione di procedere, già dalla prossima assemblea, sulla via del cosiddetto dialogo competitivo, ovvero la richiesta rivolta ai privati di presentare progetti per l’acquisizione di rami d’azienda . Una procedura piuttosto complessa nei suoi passaggi e non brevissima nei tempi che, tuttavia a detta dell’assessore De Santis è l’unica che offra garanzie per il futuro del consorzio, del suo ruolo e degli stessi dipendenti che senza iniezioni di capitali freschi e di nuove commesse rischierebbero lo stipendio già in autunno. Se a questo si aggiunge, come rimarca il consigliere di Forza Italia Gian Luca Vignale, che “i fondi per la ricerca in un anno sono stati ridotti da 8 a 4 milioni e che lo stesso Comune di Torino ha annunciato di decurtare di altri quattro milioni il budget annunciato”, allora si comprende come non vi sia tempo da perdere. “Anche se - osserva polemico Vignale – ormai si sono persi tre anni”. Il riferimento è all’opposizione del centrosinistra all’allora giunta Cota quando aveva deciso di percorrere proprio la via dell’apertura ai privati.

Una posizione, quella di apertura all’intervento da parte di investitori privati, fortemente criticata dal M5s. “Meglio tardi che mai” chiosa Vignale al termine dell’audizione durante la quale l’assessore ha ripetuto di voler “assolutamente evitare spezzatini” così come cessioni di ramo d’azienda “che non siano sostenuti da progetti vagliati e tali da dare tutte le garanzie necessarie”. Un ente che ha attraverso mille peripezie e, come scrive nel suo column Carlo Manacorda (che del Csi è stato per un breve periodo vicepresidente), si trova oggi “senza padri” politici.

Sui tempi auspicati per la conclusione di un percorso ancora tutto da incominciare, la De Santis ipotizza “non prima del giugno del prossimo anno”, motivando questo periodo non certo rapido proprio con i numerosi passaggi previsti per il dialogo competitivo, a partire dall’invito agli investitori fino alla “gara” finale sul progetto selezionato. Con l’ovvia incognita di trovarli, gli investitori, e trovarli disponibili a quanto la Regione e gli altri soci hanno in mente per il futuro del Csi. Che, viste le condizioni in cui si trova, non potrà arricciare il naso più di tanto di fronte alle proposte dei privati. Il rischio paventato da Chiamparino dopo il pasticcio (e soprattutto per quel che c’era dietro) in assemblea di pochi giorni fa, resta. Ma ora il pallottoliere pare più favorevole, piaccia o meno a Fassino. Il muro contro il quale il Csi secondo il governatore avrebbe potuto finire, non è ancora del tutto demolito. 

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