Il GeMiTo di Toti sulla macroregione
Stefano Rizzi 07:45 Mercoledì 09 Settembre 2015 0È il must di ogni inizio legislatura. Finora tante chiacchiere e nessun risultato. Il neogovernatore ligure rilancia il progetto definendo i temi di collaborazione con Piemonte e Lombardia: sanità, infrastrutture, logistica e trasporti. Con molto pragmatismo
“La macro-regione Liguria, Piemonte e Lombardia? Se ci avessero pensato prima, invece di abolire le Province, avrebbero fatto qualcosa di utile”. Il rimpianto di Giovanni Toti – che non esclude un possibile riscatto futuro – va oltre e spazza via l’immagine di un mero patto tra due regioni governate dal centrodestra come qualcuno al di qua dell’Appennino cerca di liquidare con un’alzata di spalle, così com’è avvenuto recentemente di fronte alle recente apertura ligure al Piemonte sul fronte della Sanità. La macroregione invocata dal governatore della Liguria ancora ieri in occasione della presentazione della settimana che vedrà la Liguria protagonista all’Expo di Milano (da venerdì prossimo a giovedì 17 settembre) è anche “altro” rispetto al sogno cullato dalla Lega che, pure, del consigliere politico di Silvio Berlusconi è alleata e conta assessorati di peso in Piazza De Ferrari.
Un Toti sempre più pragmatico, che è già riuscito nella non facile impresa di cancellare l’immagine di “foresto” rispetto al pur chiuso ambiente ligure, brucia le tappe e seppure guida una regione grande come una provincia lombarda, gioca in attacco, a fianco della Lombardia, lasciando al Piemonte per ora un ruolo di convitato di pietra. Lo fa nell’ambito delle infrastrutture, arrivando per primo, seguito da Sergio Chiamparino, a bacchettare Bruxelles sul mancato finanziamento al Terzo Valico, lo fa con la sanità siglando un protocollo con Roberto Maroni su vari aspetti della materia, non ultimo quello della mobilità attiva e passiva e, naturalmente lo fa giocando in casa sul fronte dei porti. Non è un caso che ieri l’altro il governatore ligure abbia avuto un faccia a faccia con Beniamino Gavio, l’imprenditore tortonese a capo del potente gruppo che spazia, ormai, dalla logistica a molti altri settori, autostrade in primis, e che avrebbe già avanzati progetti legati alla portualità, in Italia così come all’estero.
“La Liguria è rimasta isolata per dieci anni. Adesso il vento è cambiato. Queste opere sono fondamentali per lo sviluppo del territorio” dice Toti con la voce da orso Yoghi, ma anche con la zampa lesta a prendere il cestino della merenda se qualcuno continua a dormire. Lo dice riferendosi in particolare alle grandi infrastrutture come il Giovi, tema sul quale si confronterà nelle giornate dell’Expo con Maroni, ma anche con Chiamparino di cui è vice nella Conferenza delle regioni. Sarà, probabilmente, l’occasione per fare fronte comune – tra Liguria e Piemonte – per chiedere al governo di passare finalmente dalle parole ai fatti e nominare quel commissario governativo atteso ormai da un anno. Promesse, prima da Maurizio Lupi poi da Graziano Delrio, sarabande di nomi, annunci di imminenti decisioni, ma ad oggi quel ruolo chiave di raccordo tra enti locali, general contractor e governo resta ancora scoperto. Così come resta, nell’aria la provocazione di Fabrizio Palenzona che all’inizio dell’estate disse papale papale: “Se non si decide che il porto di Genova deve competere con quello di Rotterdam il Terzo Valico non è da fare”. Da Genova la risposta immediata e netta: “Se il Terzo Valico senza un porto competitivo non serve, come dice Palenzona, è altrettanto vero che accrescere la competitività senza il Terzo Valico è impossibile” aveva ribattuto dalla Superba l’assessore leghista Edoardo Rixi.
Qualche dubbio, invece, era serpeggiato proprio in Piemonte, terra del signore delle banche e delle autostrade: “La realizzazione del Terzo Valico – era stato il commento del presidente della Provincia di Alessandria Rita Rossa - può essere un’importante occasione di sviluppo del nostro territorio solo se accompagnata da un’azione incisiva di programmazione economica e logistica del corridoio Genova-Rotterdam e di tutti gli interventi infrastrutturali, urbanistici e produttivi ad esso collegati. Numerosi studi e programmi sono disponibili per definire una volta per tutte l’effettiva possibilità di realizzare un’opera che serva davvero e che non resti una “cattedrale nel deserto”. Poi la Rossa aveva indicato il soggetto cui affidare “il coordinamento delle iniziative al riguardo e per garantire una concreta possibilità di successo,” proprio a quella Fondazione Slala, alla cui guida i soci avevano chiamato Bruno Binasco, ex manager congedato dal gruppo Gavio nel frattempo passato nelle mani del figlio dello scomparso fondatore Marcellino. Una nomina quella di Binasco che aveva fatto storcere il naso a molti, ma che ha comunque trovato negli ambienti politici, finanziaria (Fondazione Cr Alessandria) ed economici (Autorità Portuale di Savona) validi supporter. E proprio tra due giorni, venerdì, è convocata un’assemblea di Slala. Sul sito nessun cenno all’ordine del giorno, ma è facile supporre che si parlerà del Terzo Valico, visto l’endorsement fatto da Rita Rossa nei confronti della fondazione presieduta da Binasco, nella quale, dei numerosi iniziali soci liguri, sono rimasti solo più in due: l’autorità Portuale e la Camera di Commercio di Savona. E ancora non era arrivato Toti.



