Psichiatria, Saitta costretto al dietrofront
Stefano Rizzi 17:44 Mercoledì 23 Dicembre 2015 5Dopo il fuoco di fila di operatori, familiari dei pazienti e comunità terapeutiche, il Consiglio regionale approva due mozioni bipartisan per chiedere la modifica della delibera di riordino del servizio. L'assessore: "Disponibile. Prima si chiedeva il ritiro"
Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. E sulla richiesta di modificare la delibera sui servizi per i malati psichiatrici l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta, così come anche lo stesso presidente Sergio Chiamparino, hanno con continuato a fare orecchie da mercante non solo alle proteste dei famigliari dei pazienti, così come degli operatori del settore, ma anche del principale partito di maggioranza. La segreteria regionale del Pd, non più tardi di un paio di settimane fa, aveva reso noto un corposo documento in cui si sollecitava, con decisione, la giunta a rivedere la propria linea sul fronte della riforma delle strutture, della tariffe e delle figure professionali in materia di cura e assistenza dei malati psichiatrici.
Tra i principali punti contestati la difficile applicabilità in materia di residenzialità, come ad esempio la compartecipazione delle famiglie o dei Comuni per gli incapienti, così come il fatto che, per quanto concerne i Livelli essenziali di assistenza (Lea), la stessa delibera non tiene conto che, per molte delle strutture classificate come gruppi appartamento e per le comunità alloggio, la definizione di struttura a bassa intensità assistenziale (SRP3) è inappropriata, dal momento che queste sono inequivocabilmente strutture a carattere terapeutico-riabilitativo per quanto concerne la tipologia di pazienti, dei programmi di trattamento e la prevalenza del personale sanitario. Inoltre come sottolineato da più parti e dallo stesso Pd i requisiti strutturali aggiuntivi previsti dalla riforma sono onerosi per le strutture di civile abitazione, requisiti sicuramente utili in un ospedale o in un ambulatorio, ma non appropriati in un contesto che deriva la sua specificità terapeutica proprio dall’essere una abitazione inserita nel normale contesto sociale.
Per indurre, se non costringere, l’inquilino di corso Regina a ingoiare il rospo, sia pure inzuccherato da tanto spirito collaborativo, ci è voluta la mozione presentata dallo stesso gruppo dem di Palazzo Lascaris, primo firmatario Davide Gariglio, che ricalca di fatto quanto già sostenuto nel documento partorito due settimane addietro dalla segreteria regionale. Votata praticamente all’unanimità, come peraltro quella di analogo tenore del centrodestra, illustrata dal consigliere azzurro Gian Luca Vignale, la mozione ha portato, ancor prima del voto dall’esito peraltro annunciato, lo stesso Saitta a rivedere quella che era parsa una posizione irremovibile, almeno fino al pronunciamento definitivo del Tar sui ricorsi presentati in opposizione alla delibera. Promessa di rivedere l’atto nelle parti contestate, da parte dell’assessore, ma anche una piccola rivincita: “Constato che oggi non si chiede più di ritirare la delibera, bensì di modificarla” ha rimarcato.
LEGGI QUI LA MOZIONE DI GARIGLIO (PD)
LEGGI QUI LA MOZIONE DI VIGNALE (FI)
Insomma una sconfessione dell’operato della giunta da parte, innanzitutto della maggioranza, però mitigata da quello spirito di collaborazione senza il quale sulla psichiatria si sarebbe potuta consumare una vera crisi tra la giunta e la maggioranza che la sostiene. Lo stesso Gariglio, ricordando il lavoro di ascolto fatto dalla sua segreteria nei confronti dei soggetti a vario titolo interessati alla riforma, ha parlato di “utile contributo per migliorare il percorso terapeutico” ricordando quanto “non fatto anche per interessi a non fare, dalla giunta precedente”. “Per far fronte alle questioni di bilancio - rimarca Gariglio – non possiamo ignorare alcuni dei principi fondamentali della psichiatria sul territorio. Condividiamo – prosegue il capogruppo dem - la necessità di mettere ordine nei servizi psichiatrici, soprattutto per quanto riguarda i costi delle ASL, ma i bisogni dei pazienti devono essere prevalenti”. Il testo approvato in Consiglio regionale definisce “urgente” l’individuazione di una soluzione e chiede la costituzione di un tavolo di monitoraggio, partecipato dalle associazioni dei familiari e dai rappresentanti delle categorie professionali, sulla futura riorganizzazione dei servizi psichiatrici.
Necessità di “correttivi alla delibera” per il Pd, dunque, ma anche per lo stesso M5s che con Davide Bono ha annunciato il voto favorevole non rinunciando a una stoccata politica: “Il Pd oggi chiede al sua assessore di modificare quanto da lui stabilito. Fanno tutto in casa, maggioranza e opposizione”. Di una “rivalutazione dei pazienti psichiatrici associata alla individuazione dei gruppi appartamento nell'area delle politiche sociali che rischia di vedere una rivalutazione dei pazienti verso l'alto riducendo sensibilmente processi di reinserimento sociale e aumentando la spesa sanitaria” ha parlato Vignale, sottolineando che “la stessa delibera non interviene
su necessità non procrastinabili quali: il diritto di scelta del luogo di cura, il coinvolgimento delle associazioni di pazienti e familiari, la centralità dei percorsi di cura collegati a sistemi informativi, il potenziamento del percorsi di inserimento tramite borse lavoro”.
Un fuoco di sbarramento, insomma, pur con una via d’uscita per la giunta che lo stesso Saitta non ha titubato ad imboccare assicurando la revisione della delibera. Non senza aver ribadito come quell’ascolto delle varie istanze e suggerimenti sia stato oggetto del lavoro sia del su assessorato, sia della commissione Sanità, presieduta da Domenico Ravetti, citato nel suo intervento dallo stesso assessore. Una resa quella della giunta sul fronte della psichiatria, ma con l’onore delle armi. Anche perché, in caso contrario, per il Pd sarebbe stata una vittoria di Pirro. O, per stare ai tempi, una mossa degna del miglior Tafazzi.


