POLITICA & SANITA'

Ospedale di Acqui, Pd bacchetta Saitta

Sindaci sul piede di guerra in difesa del nosocomio alessandrino, declassato dal piano regionale. Al loro fianco i consiglieri democratici Ravetti e Ottria. E il segretario Gariglio mette in guardia l'assessore: "I territori vanno ascoltati"

Se Davide Gariglio ha deciso di intervenire a piedi giunti nella vicenda dell’ospedale di Acqui Terme è evidente che qualcosa scricchiola nell’asse tra via Masserano e corso Regina. La stessa presa di posizione, a poche ore dalla manifestazione di piazza nella città termale a salvaguardia di una serie di servizi ospedalieri, dei due consiglieri dem dell’Alessandrino Valter Ottria e Domenico Ravetti (questi anche presidente della Commissione Sanità di Palazzo Lascaris) appare come ulteriore conferma di quella distanza tra l’assessore alla Sanità Antonio Saitta e il suo partito.

 

Distanza sorta fin dal momento del varo della delibera sulla riorganizzazione della rete ospedaliera (arrivata in Consiglio regionale a cose fatte) e non accorciatasi certo con il passare dei mesi e il venire al pettine di una serie di nodi. A segnare possibili ulteriori difficoltà per la giunta di Sergio Chiamparino sulla voce più pesante del bilancio e nel rapporto con le amministrazioni locali e, quindi, con l’elettorato non è tanto la manifestazione promossa per domattina alle 10 dal primo cittadino di Aqui Terme Enrico Bertero (per inciso esponente di Forza Italia), ma semmai la partecipazione annunciata di oltre trenta sindaci (molti di centrosinistra) e, soprattutto, la tutt’altro che scontata presa di posizione del segretario regionale e capogruppo del Pd a Palazzo Lascaris.  “Dell’ospedale di Acqui ce ne stiamo occupando con molta attenzione, la sanità è in una situazione complessa ma i rilievi sollevati dai territori verranno ascoltati”, assicura Gariglio e affida a una nota che nel passaggio sulla necessità di ascolto dei territori suona come un appunto a chi ha stabilito una serie di provvedimenti cozzando fin dal principio con l’accusa di non averne discusso prima l’entità, gli effetti e l’opportunità con coloro i quali adesso li contestano, ponendo gli stessi consiglieri regionali nella non felice posizione tra l’incudine e il martello. Da una parte costretti a difendere le scelte della giunta, dall’altra consapevoli che senza un chiaro smarcamento rischiano di dover pagare un conto parecchio salato in termini di consenso e di vicinanza al loro elettorato.

 

“Condividiamo le perplessità e le preoccupazioni sollevate. – dicono Ottria e Ravetti –. In una prima fase abbiamo ottenuto che dal piano regionale venissero mantenuti alcuni servizi prima eliminati, ora serve un approfondimento sui fabbisogni di prestazioni sanitarie del territorio”. E i fabbisogni diventano, nelle parole del sindaco della città termale qualche cosa che assomiglia a un allarme: “Hanno declassato il Dea a Pronto Soccorso riducendo drasticamente tutti i servi salvavita. La rianimazione ora ha solo due letti, ma a fine anno quando andrà in pensione il primario il rischio di perdere pure questi è alto – spiega Bertero –. E a ciò non può che collegarsi anche il destino della clinica accreditata Villa Igea che dà lavoro a oltre 200 persone. Anche cardiologia è a rischio chiusura, i letti monitorati “h24” sono passati a un monitoraggio a 12 ore. Poi molti servizi sono già dirottati su Casale Monferrato, non tenendo conto dei disagi per i famigliari dei malati”.

 

Quel che non va giù al primo cittadino, poi, è “la mancata risposta alla richiesta di un incontro da parte di 34 sindaci della zona avanzata lo scorso novembre a Saitta e al direttore generale dell’Asl Gilberto Gentili”. Facile, in un clima del genere, prevedere che non sia poca la gente, domattina, a seguire in corteo per le strade di Acqui i sindaci con l’immancabile fascia tricolore. Un’immagine non certo edificante per chi governa la Regione e per il partito che quel governo sostiene. “Chiediamo un ulteriore approfondimento sull’ospedale acquese, non solo perché riteniamo che la struttura meriti una valorizzazione, anche a seguito del recente ammodernamento, ma soprattutto perché copre un territorio vasto che interessa l’intera valle Bormida fino ad arrivare ai confini con la Liguria”, aggiungono Ravetti e Ottria che domani saranno ad Acqui. E anche questo è un segnale. I due annunciano una riunione “a breve” con Saitta sulla situazione dell’ospedale di Acqui ma ribadiscono pure che ritengono “necessario un incontro istituzionale tra l’assessore e i sindaci in tempi stretti per valutare approfonditamente il caso”. La richiesta in corso Regina, a detta dei sindaci, c’è da oltre un mese. Ed è improbabile, a questo punto, che continui a restare lettera morta. Eloquenti, ancora, le parole di Gariglio: “I territori verranno ascoltati. Non sempre è possibile accogliere le richieste, ma l’obbligo di provarci in tutti i modi lo ritengo indispensabile nei confronti di una comunità che si mobilita”. Messaggio chiaro a Saitta, quello del capogruppo, ma anche segretario regionale di un Pd che non più tardi di poche settimane fa era intervenuto con decisione su un’altra questione aperta della sanità: la riforma dei servizi per i malati psichiatrici. Il documento prodotto dalla segreteria sembrava non aver prodotto l’effetto voluto, poi un ordine del giorno presentato proprio da Gariglio ha indotto (o costretto) Saitta a promettere una revisione della delibera. Adesso questo nuovo intervento, su una questione importante sì ma comunque limitata a un territorio, lascia supporre che il Pd abbia compreso come un atteggiamento di acquiescenza e di appoggio incondizionato alla politica e alla scelte della giunta (sia pure spesso obbligate dal piano di rientro) in tema di sanità non sia la strada migliore per proseguire. Senza rischiare di andare a sbattere.