Cota: tappe forzate per la riforma
08:05 Martedì 13 Dicembre 2011Il governatore impone al Consiglio regionale un tour de force per approvare entro la fine dell'anno il Piano Socio-sanitario. Sedute convocate ad oltranza per sfiancare l'opposizione
“Spezzeremo le reni all’opposizione”. Non si è espresso precisamente in questi termini – anche se tra i consiglieri pidiellini c’è chi è pronto a giurare di aver sentito Roberto Cota pronunciare testuali (e infauste) parole – ma il senso è inequivocabile. La Riforma Sanitaria, almeno nella parte relativa alla riorganizzazione, deve essere approvata entro la fine dell’anno. Tutto il resto può passare in cavalleria, persino i documenti contabili e il bilancio. E per portare a casa il risultato il governatore ha invitato il presidente di Palazzo Lascaris Valerio Cattaneo e i capigruppo di maggioranza a calendarizzare sedute d’aula ad oltranza. Un’azione tesa a sfiancare l’annunciata offensiva del Pd e delle altre minoranze. “Se necessario lavoreremo anche tra Natale e Capodanno” garantiscono Luca Pedrale (Pdl) e Mario Carossa (Lega), anche se tra le file del principale partito di maggioranza serpeggia un inconfessato scetticismo sulla tenuta “belligerante” del presidente, «piuttosto incline – riferisce un vicepresidente di Commissione – ad abbassare la cresta appena l’opposizione alza i toni e assecondare le loro richieste, molto più che ad accogliere le proposte che provengono dall’interno della stessa maggioranza».
L’atteggiamento del Partito democratico, assai critico sul Piano Socio-sanitario, non è certamente barricadero: «Non intendiamo bloccare tutto per un anno, come avvenne nella scorsa legislatura per responsabilità del centrodestra – spiega il capogruppo Aldo Reschigna (foto) -. Sono possibili tempi più veloci se si tiene conto di quanto è stato espresso nelle consultazioni. Non farlo sarebbe offensivo nei confronti della comunità piemontese. Se la logica è invece quella della velocità di approvazione e del disinteresse alle critiche, è chiaro che la nostra risposta sarà molto ferma». Già, perché il tour nelle province piemontesi della Commissione non è stato un gran successo. Persino tra gli amministratori del centrodestra si sono levate proteste, in particolare sulle maxi strutture ospedaliere che si intendono creare, anche interprovinciali, e i timori che gli ospedali drenino la maggior parte delle risorse, lasciando i Comuni a bocca asciutta. «Secondo noi il piano va resettato e vanno accolte le richieste dei territori», dichiara Nino Boeti, consigliere regionale e responsabile Sanità del Pd piemontese.
Gli fa eco il vicecapogruppo Stefano Lepri: «dalle consultazioni è emersa una grande insoddisfazione per la parte del piano che riguarda le attività di prevenzione e sociosanitarie. Quello presentato è un piano economicista, incentrato soprattutto sugli ospedali. In particolare vengono fortemente ridotti tutti gli strumenti di programmazione dal basso. E’ poi evidente il minor impegno nel settore sociosanitario (dalle malattie mentali alle tossicodipendenze, al materno-infantile), che pure rappresenta quasi il 10% della intera spesa sanitaria regionale».


