POLVERE DI (5) STELLE

"Appendino scelta da Casaleggio"

L'investitura della giovane attivista di buona famiglia, gli stretti legami con la società perno del movimento, il fallimento del modello postideologico e l'inversione a destra. Parla Canestrari, ex collaboratore del guru Gianroberto, tra i fondatori del M5s

Altro che meetup, altro che decisione presa dal basso, tra gli iscritti: Chiara Appendino, la sindaca che vede la sua maggioranza ormai appesa a un filo sempre più sottile e sfilacciato, “fu scelta, come del resto Virginia Raggi, direttamente da Gianroberto Casaleggio”.

Non è una rivelazione assoluta quella di Marco Canestrari. Ma il ribadirlo con ancor più nettezza oggi quando la sindaca traballa e chi la abbandona le muove pesanti accuse di dipendenza da Davide Casaleggio, assume se possibile ancora maggior peso rispetto a quando di quella scelta presa e calata dall’alto della srl milanese, l’ex dipendente e a lungo una delle figure più vicine allo scomparso inventore del movimento, ne scrisse insieme a Nicola Biondo in Supernova, il libro che rivelò i segreti, i tradimenti e le bugie del M5S, raccontando la storia vera di una nuova casta che si pretendeva anticasta.

Originario di Pavia, trapiantato a Torino, Canestrari incomincia a lavorare alla Casaleggio Associati nel 2006, Beppe Grillo lo definirà “la mente grigia” e del cofondatore del movimento sarà a lungo il braccio destro. Da tempo vive e lavora a Londra.

Quello che sta capitando a Torino, con l’uscita dal movimento di un altro consigliere, Aldo Curatella, dopo precedenti abbandoni e con una maggioranza ormai appesa alla stessa presenza della sindaca in consiglio comunale, mentre in Parlamento si procede tra girate di spalle ed espulsioni, pare suonare il de profundis per il M5s.

Canestrari, è il fallimento di quella concezione postideologica, il definisi né di destra né di sinistra, che è stata alla base del movimento?
“La narrazione né destra né sinistra è quello che il movimento, i Casaleggio, hanno sempre voluto far credere. Nella realtà, oggi, la maggior parte della base, dei dirigenti e degli eletti del movimento ha una visione saldamente di destra”.

Ne è convinto? Mentre molti anche a sinistra continuano a vedere delle possibili affinità, lei dice che la maggioranza dei Cinquestelle è di destra.
“Destraccia, per essere precisi. La slavina è iniziata quando a Roma si è fatto il governo col Partito Democratico, non quando l'alleato era Matteo Salvini”.

Ma è vero che quello ideato da Gianroberto Casaleggio in realtà si trattava di un esperimento e, come talvolta accade in laboratorio, sia sfuggito di mano e diventato qualche cosa di imprevedibile e non governabile?
“Credo che sia diventato inevitabile quando, nel 2016, mancato Gianroberto, suo figlio Davide invece di creare una struttura indipendente ha costituito un sistema di gestione del consenso e del potere accentrato su di sé, in maniera poco accountable. Il suo ruolo è, per statuto, a vita. Casaleggio è inamovibile e il movimento non scalabile”.

Quindi?
“Quindi chi vuole far carriera deve trovare accordi con lui. Man mano che diventano chiari il suo conflitto d'interessi e l'inganno che lo permette, i terremoti interni si fanno più forti e frequenti. Il ruolo di Casaleggio, che gestisce anagrafica, processi decisionali interni, soldi attraverso l'associazione Rousseau, è la vera linea di faglia”.

Appendino con Raggi è stata la prima sindaca grillina, simbolo della vittoria sul sistema e bandiera di un rinnovamento che poi non si è visto o, peggio, quando c’è stato ha deluso anche molti di coloro che l’avevano votata e sostenuta. Un passato da Giovanna d’Arco in Sala Rossa e una famiglia della Torino-bene, mondo dell’impresa. Ma qual è il suo vero rapporto con Casaleggio e la funzione che, prima della sua cacciata, svolse il portavoce-pitbull Luca Pasquaretta in strettissimo rapporto con Pietro Dettori, una delle figure a lungo più potenti della Casaleggio e del M5s?
“Appendino e Raggi furono scelte direttamente da Gianroberto Casaleggio, come abbiamo raccontato io e Nicola Biondo in Supernova. Milano ha sempre avuto le proprie antenne. Pasquaretta a Torino, Dettori a Palazzo Chigi e al ministero, da poco Bugani a Roma”.

Secondo lei, Dettori e la Casaleggio hanno giocato un ruolo nelle nomine fatte da Appendino, che in moltissimi casi sono cadute per società partecipate e altre posizione di vertice su figure non torinesi?
“Un'ottima domanda, che andrebbe rivolta alla sindaca. Casaleggio, in un post su Facebook del 30 dicembre scorso, ha scritto di non avere ruoli politici, dopo aver detto però che se volesse potrebbe ottenere per sé una qualsiasi nomina pubblica. La sua influenza sui governi locali e nazionale la conferma, anzi la rivendica proprio”.

Se la più brava, com'è sempre stata definita la Appendino paragonandola alla Raggi, sta franando quale il futuro del M5s e come vede la possibile evoluzione per Torino?
“Ho vissuto sei anni a Torino, fino al 2015. È una città orgogliosa e credo stia soffrendo questa gestione scellerata. Spero che la città torni a essere amministrata come merita”.

Lei crede che Luigi Di Maio, cui la sindaca è legatissima, farà di tutto per difenderla e sosterla?
“Di Maio farà di tutto anzitutto per salvare se stesso. Se questo vorrà dire lasciare Torino e l'amministrazione al loro destino, non esiterà a farlo”.

La aiuterà Casaleggio?
“Casaleggio è considerato persona esposta politicamente. Questo significa che, pur non avendo un ruolo classicamente codificato nel partito, è di fatto equiparato a un suo dirigente nazionale. È dunque corretto dire che qualsiasi cosa accada, la responsabilità è anche, quota parte, sua”.

E un possibile aiuto dal Pd, dove importanti dirigenti nazionali accarezzano l'idea di una riproposizione dell’alleanza giallorossa per Torino? Potrebbe essere una possibile strategia non estranea a Casaleggio e Grillo?
“Perché non probabile? Il sistema, a livello locale e nazionale, si sostiene grazie a due debolezze. Il Partito Democratico non vuole lasciare a una maggioranza di cui faccia parte Salvini l'elezione del prossimo Presidente della Repubblica, che avverrà nel 2022. Grillo e Casaleggio sono alle prese con grane personali, riguardanti, per ora, i contratti di consulenza con Moby su cui sta indagando la Guardia di Finanza. Tutti hanno l'interesse a tirare a campare”.

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