In tandem per la città metropolitana

Il sindaco di Torino e il presidente della Provincia nella cabina di regia del costituendo ente. Una convivenza forzata voluta dal primo inquilino di Palazzo Cisterna per arginare Fassino

INSIEME Antonio Saitta e Piero Fassino

I due si marcano stretto, si studiano e spesso si trovano a dissentire: da quando sono costretti a convivere nello stesso territorio il sindaco di Torino Piero Fassino e il presidente della Provincia Antonio Saitta continuano a vivere in una sorta di concorrenza politica perpetua. I ben informati dicono che hanno un obiettivo comune che porta dritto dritto in piazza Castello, soprattutto se, come pare, la corsa di Roberto Cota dovesse concludersi per via giudiziaria già all’inizio del prossimo anno. L’ultimo terreno di scontro è stata invece la delibera sulla filiera ambientale, in cui Palazzo Civico ha messo sul mercato l’80% delle quote di Trm, società che gestisce il nascituro inceneritore del Gerbido, mentre da via Maria Vittoria era stato chiesto a gran voce di mantenere il controllo pubblico sulla struttura.

 

FIANCO A FIANCO - Una cosa è certa: Saitta non concederà al suo competitor la prateria che ci si aspettava in seno alla realizzazione della Città Metropolitana. Anche in quel caso saranno fianco a fianco, come stabilito da un emendamento approvato in seno al decreto sulla spending review ieri in Senato (e c’è chi dice ispirato direttamente dal vice presidente dell’Upi in persona). Secondo quanto contenuto nel provvedimento, lo Statuto del nuovo ente verrà redatto dall’assemblea dei sindaci che ne fanno parte (per quanto riguarda Torino si tratta di 315) più il primo cittadino del Comune capoluogo e, last but not least, il presidente uscente della Provincia. E se per approvare la magna carta della città metropolitana basterà la maggioranza dei due terzi dei sindaci, sarà indispensabile il parere favorevole degli altri due attori protagonisti della vicenda, entrambi con potere di veto. «E’ un modo per contribuire a superare indenni la fase di vuoto che si crea nel passaggio da un ente all’altro – spiega uno dei 315 sindaci, che poi aggiunge – in questo modo Saitta potrà farsi garante per i piccoli comuni arginando la tentazione di Torino a “cannibalizzare” tutto ciò che gli sta attorno». Fassino ha solo un lieve vantaggio: se l'assemblea dei sindaci non si rivelasse in grado di far decollare la città metropolitana allora tutta la struttura andrebbe incontro a una sorta di commissariamento e la palla passerebbe nelle mani del sindaco della città capoluogo.

 

NUOVA GEOGRAFIA - Non è escluso, inoltre, che durante questo periodo di transizione alcuni comuni decidano di aderire a un'altra provincia. In Piemonte, intanto, è stato confermato il passaggio da 8 a 4 province con l’accorpamento tra Asti e Alessandria, il mantenimento di Cuneo e la nascita della grande provincia del Nord che racchiude Novara, Biella, Vercelli e Vco. La regione avrà 90 giorni per inoltrare a Roma la propria proposta definitiva.

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