“Cota adesso vada a casa”
17:35 Martedì 04 Dicembre 2012 8Affondo del Pd: maggioranza in frantumi, profonde divergenze politiche, assenza di guida. Le comunicazioni del governatore in Consiglio scatenano le opposizioni. Reschigna: “Presidente, lei è venuto a prenderci in giro”
“Non è con le banalità e nascondendo la testa sotto la sabbia che si può governare una Regione. Ci tocca ripetere ancora una volta un invito per il bene del Piemonte: se ne vadano a casa”. È terminata con la richiesta di dimissioni la severa requisitoria pronunciata dal capogruppo Pd Aldo Reschigna nel corso del dibattito in Consiglio Regionale scaturito dalle comunicazioni del presidente Roberto Cota, a cui è stato chiesto di fornire chiarimenti su due temi spinosi: i nuovi assetti della maggioranza, dopo l’uscita di Progett’Azione, e l’inchiesta della magistratura sulla riscossione della tassa automobilistica.
«Per 26 minuti ci ha parlato del passato e del governo Monti, dando naturalmente ad entrambi la colpa della situazione, e se l’è cavata in neanche tre minuti sulla questione centrale: la maggioranza scaturita dalle urne non c’è più, il suo destino e quello della sua Giunta è appeso la voto di un solo consigliere, condannato in secondo grado per gravi fatti inerenti alle scorse elezioni. Ma da lui solo timide rassicurazioni che lasciano il tempo che trovano». Critiche ulteriormente ribadite da altri esponenti dell’opposizione: Roberto Placido («Prima se ne va e meglio è»), Wilmer Ronzani («Presidente e giunta mancano di credibilità»), Mauro Laus («Lei non è capace con questa maggioranza di riorganizzare il sistema»), Rocchino Muliere («Avrà pure i numeri, ma Cota non ha più la maggioranza politica»). E ancora Eleonora Artesio di Fds e Monica Cerutti di Sel. In una nota il capogruppo dell’Italia dei valori Andrea Buquicchio certifica che «la maggioranza non è morta, è sepolta: non c'è una seria capacità progettuale, perché ormai sono mesi che il Consiglio regionale non assume provvedimenti significativi ma soprattutto perché ogni tentativo di riforma, a cominciare da quella sanitaria, non ha prodotto i risultati auspicati».
Nino Boeti, nel rimarcare che i problemi del governo regionale non «arrivano dalla crisi economica ma dalla crisi di idee», ha denunciato, quale esempio di inadeguatezza il caso dell’ospedale Valdese: «Oggi il direttore generale dell’Asl 1 Giovanna Briccarello è andata al Valdese per chiudere l’ospedale. Con piglio militaresco ha ordinato spostamenti di personale e chiusura di reparti, agitando le chiavi ha determinato il destino di decine di persone. A lei non interessa il dibattito in corso in Consiglio regionale, la protesta forte del sindaco Fassino, l’esposto presentato da me alla procura, le grandi manifestazioni che hanno coinvolto cittadini, pazienti, medici e infermieri. Sono chiusi a tutto e ostili ad una buona sanità. Ormai la misura è colma. Come si può pensare di gestire la sanità così? Chiudere reparti ricchi di
competenze e di una storia di cura piena di umanità e professionalità come se fossero caserme da dismettere? Ma si rendono conto di cosa stanno facendo?».
A Luca Pedrale (Pdl) e Mario Carossa (Lega nord) il ruolo di difendere l’operato di governatore, giunta e maggioranza. Per il capogruppo del Carroccio, «la Regione sta cercando di scardinare un sistema incancrenito, che ha portato il Piemonte sul baratro. Per questo dà fastidio. E anche le intercettazioni del “caso Gec” lo dimostrano, emblematico è un passaggio in cui un intercettato dice testuale “Cota sta rompendo i ……. per risparmiare ha dato via diverse cose...”. Da giugno abbiamo approvato la legge sul commercio, la legge Maccanti sugli enti locali e abbiamo fatto la riforma sanitaria poco prima. Ciò nonostante la responsabilità dell’opposizione di un ostruzionismo non di merito ma solo di mero egoistico interesse politico di posizione. Per cui sono semplicemente ridicole le accuse lanciate dell’opposizione».
Chiamato più volte in causa, Angelo Burzi nel suo intervento ha comunicato le condizioni politico-programmatiche sulle quali verrà determinato il posizionamento del gruppo di Progett'Azione. «Abbiamo siglato un patto di legislatura declinato in 6 punti che successivamente abbiamo declinato in un contributo più corposo di 9 pagine che contengono gli interventi indispensabili per affrontare l’emergenza. Proposte che riguardano il costo del lavoro, le partecipazioni, il patrimonio pubblico, la diversa allocazione delle risorse disponibili e l’applicazione delle riforme. Ovvio che non c’è da far festa in tempi di sacrifici. Sulla base dell’accoglimento di questi punti decideremo la nostra collocazione». Progett’Azione ricorda che entro il 31 dicembre prossimo il Consiglio regionale dovrà approvare la Legge finanziaria 2013 la quale dovrà riuscire nella difficilissima impresa di avere le risorse per pagare gli interessi dei mutui, finanziare la sanità e tutti gli altri settori della Regione, pagare 200 milioni di euro di copertura di disavanzi degli anni precedenti e di coprire 270 milioni di euro di pagamenti fatti slittare dal 2012 al 2013. «Se non si metteranno in campo misure strutturali di risanamento – dichiarano i consiglieri - questa impresa sarà evidentemente impossibile, salvo aumentare in modo consistente la tassazione di competenza regionale, quali Irap e addizionale Irpef».
Nella replica conclusiva Cota, ha rivolto un appello alle forze politiche alla «massima convergenza sui temi. Non è il momento di mettere steccati fra maggioranza e opposizione», rivendicando di aver sempre detto la verità sulla situazione della Regione e sulle cose da fare. Noi andiamo nella direzione giusta. Stiamo lavorando a un piano d’intervento che sottoporremo all’attenzione del Consiglio nei prossimi giorni».


