“Armiamoci e partite”, il Pd tifa Tar
18:34 Giovedì 09 Gennaio 2014 5La missione romana della delegazione del partito piemontese si risolve con un nulla di fatto. "Attendiamo l'evoluzione della situazione e ci riaggiorniamo". Ma soprattutto incrociano le dita sperando che siano i giudici a levare le castagne dal fuoco
Sarà il Tar a togliere le castagne dal fuoco al Partito democratico? In molti, dalle parti di via Masserano, se lo augurano e attendono col fiato sospeso la sentenza, rimandata a domani, in cui i giudici amministrativi del Piemonte si pronunceranno sui ricorsi di Mercedes Bresso in merito alle firme false. Se ci sarà il tanto atteso annullamento delle elezioni del 2010 che hanno segnato la vittoria di Roberto Cota, allora gli eventi si porterebbero via polemiche e strategie sul da farsi, evitando nuovi scontri all’interno di un partito che già si appresta a dividersi nella campagna per le primarie regionali. L’incontro tra il segretario Gianfranco Morgando, il capogruppo Aldo Reschigna e il segretario in pectore Davide Gariglio, con i fedelissimi di Matteo Renzi che presidiano il vertice nazionale, Luca Lotti e Lorenzo Guerini, si è concluso, come preventivato dallo Spiffero, con un nulla di fatto: “Aspettiamo e vediamo”. Più che dal Nazareno, dunque, i democrat piemontesi si attendono la grazia dal Tar, anche perché qualora i giudici dovessero propendere per un altro rinvio o si pronunciassero a favore di Cota «si aprirebbero degli scenari da valutare» spiega Reschigna al termine dell’incontro romano.

Un atteggiamento a pensarci bene, quasi paradossale se si pensa a come lo stesso Pd per una lunga fase della legislatura abbia lasciato sola la Bresso nella sua battaglia giudiziaria, “concentrandosi” piuttosto sulla dialettica politica con il centrodestra. Certo, ci sarebbero le dimissioni a orologeria annunciate per il 28 febbraio, confermate? «Dovremo discutere una strategia con i vertici nazionali» prosegue, restando piuttosto vago, Reschigna. Insomma, da parte del Pd – a Roma come in Piemonte - non c’è nessuna intenzione di procedere a soluzioni drastiche. Anche sulla disponibilità di Renzi a raggiungere Torino per una grande manifestazione all’insegna di mutandoni verdi e battute acide, Lotti non si è sbottonato: «Compatibilmente con gli impegni del segretario…» avrebbe abbozzato coi suoi interlocutori. Insomma, nulla è deciso e certo la data scelta per raggiungere Roma non è parsa tra le più azzeccate. «Ci riaggiorneremo dopo la decisione del Tar» taglia corto il numero uno Pd a Palazzo Lascaris. L’unica cosa certa è che, quand’anche si andasse a elezioni anticipate, il Partito democratico non rinuncerebbe alle sue liturgie. «Le primarie si faranno in ogni caso».
A ulteriore testimonianza della sostanziale inconsistenza dell'incontro, il comunicato stampa firmato dai dioscuri democrat piemontesi: dietro le vuote formule politichesi "piena condivisione della nostra linea", "massima disponibilità a far diventare il caso Piemonte un caso nazionale", non si scorge molto di più. Non una data per l'annunciata manifestazione con Renzi e neppure un esplicito, inequivocabile e vincolante impegno alle dimissioni. Ecco il testo del resoconto della processione romana:
Il segretario regionale del PD Gianfranco Morgando e il Capogruppo Aldo Reschigna, accompagnati dal Consigliere Regionale Davide Gariglio, hanno incontrato il responsabile organizzativo nazionale del PD Luca Lotti e il portavoce della segreteria nazionale Lorenzo Guerini.
La riunione è stata dedicata ad un esame approfondito della situazione politica della Regione Piemonte, e alle iniziative assunte dal PD piemontese per denunciare la crisi della maggioranza e per chiedere nuove elezioni dopo lo scandalo dei rimborsi che ha coinvolto personalmente i massimi vertici della Regione e numerosissimi consiglieri di maggioranza.
Lotti e Guerini hanno dichiarato la più ampia condivisione della linea adottata in sede locale, sottolineando in particolare che la vicenda piemontese assume un significato nazionale: in una grande Regione, travolta dalla crisi economica e sociale, il centro destra fallisce per manifesta incapacità di governo e per fatti gravissimi dal punto di vista etico e dei comportamenti. Andare al voto in Piemonte, come chiede il PD, contribuirebbe a rilegittimare la politica della competenza e della responsabilità, e a combattere quella dell’improvvisazione e dell’interesse personale.
I rappresentanti della segreteria nazionale, che riferiranno a Matteo Renzi, hanno assicurato la disponibilità ad ogni azione di sostegno alle iniziative piemontesi, partecipando direttamente ad una sempre più intensa mobilitazione del Partito.
Per quanto riguarda l’individuazione concreta delle modalità di azione si è concordato di attendere la decisione del TAR Piemonte, prevista nella mattinata di domani, per le ovvie ricadute che essa avrà sulla strategia del PD.



